Esiste una fotografia femminista? Fotografia femminista è una definizione politico-sociologica o anche estetica? E qual è la situazione italiana dal punto di vista del recupero delle fotografe del passato, dimenticate o ignorate, rispetto a quanto avviene negli altri Paesi?
Sono tutte domande alle quali il convegno internazionale “Fotografia ed estetiche femministe. Prospettive italiane e transnazionali”, a Bologna dall’11 al 13 settembre, può dare delle risposte.
È un convegno universitario in cui studiose e studiosi provenienti da varie parti del mondo (Giappone e Messico, solo per fare qualche esempio) si confronteranno su molti aspetti, ma il disegno delle tematiche e la qualità della partecipazione all’incontro può destare interesse anche al di fuori della comunità scientifica.
Intervista
La professoressa Federica Muzzarelli, ordinaria di Storia della Fotografia presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, coordina il centro di Ricerca FAF (Fotografia Arte Femminismo) ed è PI (Principal Investigator) del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale intitolato “La fotografia femminista italiana. Politiche identitarie e strategie di genere”. Il progetto, finanziato dal Ministero della università e della ricerca, è durato tre anni e ha coinvolto, oltre l’università di Bologna, le università di Parma (professoressa Cristina Casero) e Sapienza di Roma (professoressa Raffaella Perna).
“Il convegno – ci dice Muzzarelli – è il momento conclusivo del progetto sulla fotografia femminista italiana. È anche l’occasione per fare rete con chi a livello internazionale se ne occupa. Femminismo è parola ricca di storia, di esperienze, di vita, per questo sfumano i confini tra politica, estetica, storia dell’arte, cultura visiva”.
Il principio di fondo del progetto è che esiste, ed è esistita, una fotografia femminista storicamente definita e, accanto ad essa, un settore della fotografia meno studiato e valorizzato, fatto dal lavoro di donne non esplicitamente dichiarate femministe che, fin dall’Ottocento, con la loro fotografia, sono state portatrici di istanze ed esigenze definibili come femministe.
Spiega Muzzarelli: “Per ricostruire questa storia, conoscere e riconoscere le fotografe femministe – traendo fuori il loro lavoro da una condizione di omissione e dispersione – abbiamo lavorato in questi tre anni con musei, archivi (NDR: tra i partner c’è anche “Archivia” che ha sede nella Casa internazionale delle donne di Roma), biblioteche delle donne, fondazioni, artiste. Di questo lavoro daremo conto nel convegno nel quale annunceremo anche come proseguire. Abbiamo raccolto quasi 4.000 schede di archivio, il cuore di un archivio digitale che metteremo a disposizione della collettività, aprendo a una fruizione pubblica la fotografia in una prospettiva di genere. Non abbiamo ridigitalizzato le fotografie, ma raccolto tutti i riferimenti, disseminati sul territorio, per fare rete e per mettere un punto fermo a una ricerca che, questo è importante, ha visto come protagonisti i giovani: tante e tanti dottorande/i, assegnistie/i, laureate/i che hanno lavorato con entusiasmo al progetto e che, anche qui, voglio ringraziare.”
Il programma
Il programma del convegno, che si può leggere QUI, è articolato nelle tre giornate e appare molto interessante anche per la sua dimensione multidisciplinare. C’è la prospettiva storica: molti interventi sono dedicati a famose fotografe (solo ad esempio, Helga Ebert il pomeriggio dell’11 settembre); quella tecnologica: i fotolibri di cui parlerà la Biblioteca delle donne di Bologna; ci sono gli incroci tra fotografia e scrittura; c’è la documentazione di movimento: nel pomeriggio del 12 settembre, un intervento di Elisa Genovesi (Sapienza – Università di Roma) è dedicato all’occupazione del Governo Vecchio, dal titolo “Un palazzo tutto per loro. L’occupazione del Governo Vecchio a Roma nelle foto pubblicate sulla stampa del movimento delle donne”; c’è la prospettiva filosofica con l’intervento, sempre il 12 settembre, di Francesca Romana Recchia Luciani (Università di Bari Aldo Moro) dedicato alla decostruzione del fallologocentrismo nella filosofia occidentale; ci sono infine le testimonianze di chi in prima persona ha documentato il femminismo, soprattutto negli Anni Settanta e Ottanta.
Info
Il Convegno si svolgerà nel l’Aula Magna del complesso di Santa Cristina, sede del dipartimento di Arte dell’Università Alma Mater Studiorum (Piazzetta Morandi 2 ) con alcune sessioni parallele nella Biblioteca Italiana delle Donne (Complesso di Santa Cristina, via del Piombo 5) dove è allestita la mostra “A Public Tool for Feminist Activism”.
Saranno pubblicati gli Atti del convegno. Molte informazioni e immagini sono reperibili sul profilo Instagram “Fotografia Femminista Italiana”