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“Ho ascoltato tanto” di Bianca Paola Cavallari

Ho ascoltato tanto di Bianca Paola Cavallari è una raccolta di poesie pubblicata nel maggio del 2026 dalla casa editrice La Valle del Tempo all’interno della collana “Frontiere della poesia contemporanea”. Il libro si avvale della prefazione di Antonio Spagnuolo e dell’introduzione di Floriana Coppola.

Queste poesie, lo si capisce scorrendo l’indice che ne riporta i titoli, scritte in tempi diversi, suonano come un contrappunto alle esperienze di vita e di studio dell’autrice che, nel frattempo, insegnava filosofia in un liceo, co-fondava e presiedeva, per alcuni anni, l’Osservatorio interreligioso sulla violenza contro le donne, scriveva libri, saggi e articoli su temi di attualità e contribuiva al dibattito teorico del femminismo, sviluppando un pensiero critico sulla religione, anzi, sulle religioni, nel loro rapporto con la differenza sessuale femminile.

È, questo,  il secondo libro di poesie pubblicato da Bianca Paola Cavallari, il primo, dal titolo Tardi ti ho amato, risale al 2016.

Perché contrappunto? La poesia e la saggistica di Bianca Paola Cavallari corrono in parallelo come due melodie, ognuna dotata di autonomia e tuttavia in accordo tra di loro. Tocca poi a chi ascolta dare la preferenza all’una o all’altra melodia, o abbandonarsi all’ascolto dell’insieme. La cosa certa, nel caso di Bianca Paola Cavallari, è  che leggendo un saggio o una poesia, si capisce sempre e senza ambiguità che cosa Bianca Paola Cavallari pensi di un argomento e, nel caso della poesia, che cosa sente.

La metafora musicale è  quasi obbligata  dato che il libro si intitola “Ho ascoltato tanto”. La domanda più  propria da farsi a questo punto è: che significa per Paola Cavallari l’ascolto? A che cosa si riferisce? 

Ob-audire: posarsi e riposarsi ad ascoltare

                        dentro di noi e fuori

                                               obbedire a la nuda

                                                           vita. (“La nuda vita”, p.139)

Grazie alla scrittura che Bianca Paola Cavallari adopera, alla composizione grafica che utilizza, lo sguardo sulla pagina non scorre in continuità  ma, anzi,  si spezza come i versi, a volte torna indietro, si sofferma sulla singola parola. La lettura si propone così; da subito, più  lìbera.

Ma anche il pensiero di chi legge comincia a correre:  ascoltare ha la stessa radice in latino di obbedire… , quindi, quando diciamo: “dammi ascolto” vogliamo dire “obbedisci!”? Ascoltare è, allora, un atto di sottomissione a una volontà altrui? Chi non è credente direbbe di sì, ma per Bianca Paola Cavallari ascoltare non significa affatto obbedire sottomettendosi a una volontà altrui o superiore, piuttosto, significa porsi di fronte all’altro con attenzione. E, in questo caso, chi è  l’altro? 

È  la vita, la nuda vita. Ma la nuda vita di cui qui si parla non è  la pura sopravvivenza biologica, una volta che si sia stati spogliati di ogni identità  e dignità, come poi sarà  per Giorgio Agamben che parla dei campi di concentramento nazisti. Nuda vita qui è  “l’estremo esistere” cui si riferisce Etti Hillesum, per la quale la nuda vita (espressione che non troviamo letteralmente in Hillesum) è la cosa più spirituale che esista, anche in un campo di concentramento. A lei è  dedicata, oltre che intitolata, la poesia di pagina 54. Per l’autrice, gli scritti di Etty Hillesum sono state per lungo tempo un “balsamo” benedetto, capaci di suggerire non desolazione ma  un “grato accordo” che “canta il terrestre/celeste srotolarsi/alla vita”.

Con te nelle baracche

ali di misericordia

si spalancano

e squadrati pensieri

lievi

nell’estremo esistere. (“Hetty Hillesum”, p. 54)

            

Le poesie di Bianca Paola Cavallari e spaziano dall’intimità al sociale, dall’episodio di cronaca all’argomentazione teologico-politica, anche il tono cambia, va dal lirico al divertito. Non saprei indicare i temi ricorrenti, sicuramente l’incontro, il piacere, la fragilità  del vivente, il corpo, l’amore, l’estraneità e la prossimità, la gioia, il dolore, la fede. Spesso coppie di parole si susseguono – ad esempio, vicino/lontano, leggero/pesante – perché, come nota Antonio Spagnuolo nella prefazione, Bianca Paola Cavallari ha la capacità  di tenere insieme gli opposti senza risolverli.

È troppo difficile provare a formulare anche un semplice elenco di temi, anche perché, come dice Floriana Coppola nell’introduzione, nelle pagine si mescolano il vissuto autobiografico, la sapienza teologica, il cammino filosofico esistenziale.

Dirò, quindi, solo di un tema che ricorre e che mi ha molto colpita: il continuo ritornare sul tempo, sullo scorrere del tempo nel suo connettersi alla memoria e alla vita:

… Va srotolandosi

                   il misterioso gomitolo

che la memoria nasconde

                  e custodisce oltre ogni volere.

 

Va senza lacci la carovana del tempo

                     disseppellisce della vita il rimescolio

ed esaltante mi lascia

                     nel comodo mio letto. (“Lanterna magica”, p. 134)