Sin dall’inizio della raccolta in ‘Rewind’, la poeta propone un’immagine, un miscuglio di pezzi che compongono il suo io inquieto: coda, chioma, numero, elemento di computer (rewind), ma anche carta-parola e utopia in gestazione e la quasi buffonesca rappresentazione di un bulbo che scalcia. Sì, siamo questo e altro ancora dispersi nell’aere in cui respiriamo e ci muoviamo.
L’essere umano è fatto di ricordi e in ‘Pinocchio’ rivive un’esperienza di mare del passato scandita da passi e sentimenti audaci. ‘L’infinito’ è un rivivere il modo di vedere della parola nei grandi poeti con un’espressione risonante e felice. Nel movimento dei versi di ‘Io donna’ si sfaccettano sentimenti, si accostano pensieri importanti, ci si illumina ai suoni di esperienze intense: la poesia, le donne, l’amato. Rimpianti vivono nel pensiero del padre morto (‘Per mio padre’), si acuiscono le incomprensioni che sempre assoggettano i rapporti tra i vivi e i morti che non abbiamo saputo capire per tempo. Nella poesia ‘Io’ la protagonista del libro si trova a ripetere la perturbante frase di Clarice Lispector e dichiara alla fine “Sono come una donna”.
Ritorna un ritmo spezzato, come a balzi in ‘Rose’, una poesia che si sposta da persone a eventi, contenta di toccare momenti diversi e appaganti. L’incalzare degli avvenimenti, delle immagini, delle trasformazioni mentali si ripete in ‘Attesa’ come in un collage che ci rincorre, ci sopravanza e finisce per delinearsi in un presentimento benevolo.
Offre una coinvolgente descrizione di sé in ‘Chiocciola’, in cui avvoltolata su sè stessa con un sacchetto di parole sceglie questa clausura sperando le basti “l’amore che ha conosciuto”.
In ‘Tra donne’ la poeta racconta i dispiaceri di ogni giorno lasciando schiumare in immagini vivaci tutto il disagio che accumula. Nel delicato perfezionismo di ‘Presepe’ sfumano i ricordi dell’infanzia che restano iscritti nella memoria. Il caleidoscopio degli stati d’animo si ferma in modo memorabile nelle parole di ‘Nuvole’ che sigillano pensieri ingombranti (pensiero triste/umori esangui/il languore della mente ecc.) con due versi in dialetto. Veramente centrato il verso mentre l’età s’inclina.
In ‘Con preghiera’ si rivolge a un corpo che ha saputo descrivere con le parole giuste per individuare l’incognito che esso rappresenta. Dedica poi ‘Bambino di Gaza’ a piangere il corpo martoriato di un figlio del popolo palestinese e, per ultimo in ‘Modena’ si sofferma sull’esistenza di tutti quei bar impeccabili / dove raccontarsi le proprie cose.
Le poete / i poeti raccontano le proprie cose: continuiamo ad ascoltarle/li.
Molteplice di Nicoletta Nuzzo, Rupe Mutevole 2026