Un testo necessario quanto intrigante quello di Maria Paola Zanoboni che aggiorna e amplia precedente pubblicazione sul femminile medievale in Europa.
L’accurata ricerca documentaria in varie lingue – latino, italiano, spagnolo, inglese, francese – consegna l’incontrovertibile verità degli atti notarili e degli statuti; reinterpreta la storia offrendo un orizzonte alternativo e nuove chiavi di lettura.
L’Autrice si dice “inseguita” dalle sue protagoniste “che non vogliono essere dimenticate” evocandone il grido assordante e univoco: “quanto è stato scritto su di noi fino ad ora è soltanto il frutto di pregiudizi.” (retrocopertina)
Tra le tante concause affliggenti la trasmissione della memoria storica, stereotipi e pregiudizi sono tra le principali. Non è facile districarsi dal roveto di deformazioni, mistificazioni, omissioni, sfasature, scambi di soggetti, riporti falsati da interessi generali o specifici, specie nei riguardi del femminile (individuale e collettivo), e dalla tradizionale definizione dei tanti secoli del Medioevo (V-XV) come “secoli bui”. Questo bel libro demistifica lo stereotipo, ostacola e spiega il pregiudizio.
L’Autrice, con la sua miriade di personagge note e meno note e loro contesti, opera con il rigore e la passione dei migliori women’s studies. Esplora la vita quotidiana, intima e familiare, sociale, lavorativa e culturale rendendoci le ave molto più vicine e attuali ma senza incorrere nella tentazione di rileggere il passato e piegarlo sulle necessità del presente.
L’Introduzione entra nel merito, evidenzia come recenti studi sulle fonti documentarie, specie notarili, concorrano sempre più a sfatare i pregiudizi “… su attività femminili limitate alla filatura e alla tessitura in ambito domestico, sottopagate, non autonome ma complementari al lavoro maritale, prive della possibilità di un apprendistato al di fuori della famiglia, escluse, almeno in Italia, dalle corporazioni, fatto che ne avrebbe ulteriormente depresso e limitato l’ambito di azione.” Il tutto peggiorato “dall’assenza di monografie di base, e dalla difficoltà di reperire anche informazioni già note sull’argomento”, nella postulata necessità “di non costruire a priori teorie generali ma di partire da singole situazioni inserite in un ben determinato ambito cronologico e geografico.” (p. 9)
Un quadro ben diverso da quello tradizionalmente prospettato e ancora purtroppo assunto in gran parte dei libri di testo. Un esempio di passaggio innovativo e importante: “…non esisteva una netta contrapposizione tra lavoro corporato e lavoro non corporato ma i due ambiti coesistevano tollerandosi reciprocamente in quanto reciprocamente complementari” (p. 11).
Il testo di Maria Paola Zanoboni si articola in VII capitoli, iniziando da uno sguardo d’insieme per poi esaminare e approfondire i rapporti tra lavoro, corporazioni e autorità pubblica; ambiti di diffusione, imprenditoria e mobilità sociale; il lavoro femminile nel Sud peninsulare e Isole; il lavoro nei monasteri; i livelli salariali e il peso economico del lavoro femminile riconosciuto o sommerso.
Nelle Conclusioni, l’Autrice sottolinea anche “… il fortissimo spirito di corpo e la capacità organizzativa che portavano le donne, un po’ dovunque in Italia e in Europa, ad integrarsi perfettamente nella vita economica, sociale e politica delle loro città, arrivando talvolta a trattare direttamente con le autorità municipali e ottenendone il consenso (Bilbao, Valencia, Basilea, Rouen). E questo anche in assenza di associazioni professionali alle quali, peraltro, le lavoratrici facevano di tutto per rimanere estranee, costituendo ampi nuclei di manodopera fluttuante e sommersa che rappresentava spesso il cardine del sistema corporativo, tanto da essere largamente favorita, quando e se le circostanze lo richiedevano, sia dai mercanti sia dalle istituzioni cittadine.” (p. 152)
In Appendice, affronta temi spinosi quali “Fonti, Questioni, Metodi: il lavoro femminile medievale nella recente storiografia” intervenendo sulla regolamentazione di questi lavori spesso riguardanti materiali preziosi o preponderanti in alcuni ambiti: es. “le fasi preliminari della filatura della seta (binatura e incannatura) e la produzione e commercio dei veli, settore completamente in mano alle donne che tendevano a scaricare sui mariti il peso di eventuali debiti.” (p. 182)
Zanoboni interviene sul lavoro sommerso quale strategia femminile di vantaggio immediato, volutamente estraneo al controllo statuale, portando ad esempio macroscopico “le sarte che in epoche e luoghi lontani fra loro avevano lo stesso comportamento. Nel 1306, le autorità cittadine e corporative veneziane dettero la caccia alle sarte “…casa per casa, accusandole di frode e concorrenza illecita, per obbligarle a pagare le tasse e a lavorare nel rispetto dei regolamenti.” (p. 182). Le donne si nascondevano o adducevano infinite scuse, in primis di produrre vestiario solo per i propri familiari.
Molto dettagliati i paragrafi dedicati all’Imprenditoria che citano, tra le fonti più interessanti Le donne nel cantiere di San Pietro in Vaticano. Artiste, artigiane e imprenditrici dal XVI al XIX secolo, curato da Assunta di Sante e Simona Terriziani (Il Formichiere 2017), che nel 2018 vinse il primo premio della sezione saggistica del nostro Premio il Paese delle Donne.
In ultimo, un paragrafo sull’Autofinanziamento descrive, quale prassi abituale per una donna che voglia mettersi in affari, l’utilizzo della propria dote o la vendita dei propri abiti e gioielli.
Chiude il volume, di cui si consiglia vivamente la diffusione nelle scuole e università, molte un’ampia bibliografia in lingua.
Info: Maria Paola Zanoboni, Donne al lavoro nell’Italia e nell’Europa medievale (secoli XIII-XV). Nuova edizione accresciuta e aggiornata. – Milano: Jouvence Historica 2026.