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Giornata studio “Joe Petrosino”, il report della Giornata della legalità a Siracusa

7/5/2026 – SIRACUSA. All’istituto Rizza Insolera la “Giornata della Legalità con una “Giornata Studio Joe Petrosino”

Giornata della legalità. Giornata studio Joe Petrosino

Si è svolta giovedì 7 maggio 2026 nell’auditorium dell’Istituto Superiore Rizza Insolera di Siracusa la giornata della Legalità in ricordo di Joe Petrosino. L’evento promosso dalla FILDIS con il patrocinio del Comune di Siracusa, del Libero Consorzio Comunale, della Consulta Comunale Femminile di Siracusa e dell’associazione ALEF, ha previsto la presentazione di Joe Petrosino.

La giornata ha avuto inizio con l’intervento della Dirigente Scolastica Giusy Sanzaro che, catturando l’attenzione dei ragazzi, ha sottolineato l’importanza della legalità e dei valori a essa legati. A seguire i saluti istituzionali del vice Sindaco Edy Bandiera, della Presidente della Consulta Comunale Femminile Rita Mizzi, del funzionario del comune Giuseppe Prestifilippo. Il dottore Corrado Spatola ha moderato.

La Presidente Nazionale FILDIS Federazione Italiana Laureate e Diplomate Istituti Superiori, Mariella Ubbrìaco ha aperto la seduta presentando la figura di un poliziotto integerrimo che ha aperto la strada a metodi innovativi di indagine.

Giuseppe Petrosino nasce il 30 agosto del 1860 a Padula in provincia di Salerno, in una bella casa, in una famiglia modesta, ma non povera. L’abilità sartoriale di Prospero, padre di Giuseppe, unico sarto del paese, gli avevano consentito di assicurare alla sua famiglia una vita dignitosa. I quattro figli di Prospero erano addirittura riusciti tutti a studiare, a imparare la musica, a suonare uno strumento. Privilegi di pochi all’epoca, in un contesto in cui analfabetismo e ignoranza erano estremamente diffusi. Giuseppe, in particolare, è un ragazzino curioso, attento e intelligente. Tratti di una personalità brillante che caratterizzeranno tutta la sua esistenza. Prospero aveva ambizioni grandi per sé e la sua famiglia, ed è per questa ragione che, pur non spinto da un bisogno immediato di sopravvivenza, nel 1873 mette su una nave tutta la sua famiglia e parte alla volta di New York. 

Giuseppe Joe Petrosino cresce nel sobborgo di Little Italy e immediatamente si dà da fare dapprima lavora come venditore di giornali poi mette su una piccola postazione di lustrascarpe. Sistema il banchetto di fronte al Dipartimento di Polizia, perché da tempo coltiva un sogno, quello di diventare poliziotto. Joe sapeva che, per un italiano, più che un sogno si trattava di una illusione, ma lui continuava a crederci e a lavorare a quella possibilità. Lustrava le scarpe e intanto faceva amicizia con gli agenti. Nel 1877 ottiene la cittadinanza e si guadagna un lavoro di netturbino, i netturbini erano alle dipendenze del Dipartimento di Polizia e per lui questo fu un ulteriore passo verso la realizzazione del suo sogno. Nel frattempo crescono le difficoltà della Polizia a far fronte al dilagare della criminalità organizzata italiana, che intanto si organizza in una vera e propria struttura criminale: la Mano Nera, una potente organizzazione dedita per lo più al taglieggiamento delle attività commerciali, comprese quelle italiane. I poliziotti sono quasi tutti ebrei o irlandesi e l’incapacità di capire e farsi capire dagli italiani diventa un elemento di difficoltà per le indagini. Joe è italianissimo, è istruito e parla perfettamente le due lingue, si rivela così una risorsa preziosissima per il Dipartimento. Sventando un agguato pianificato dalla Mano Nera ai danni del capo della Polizia riesce a conquistare finalmente la divisa, e nel 1883 gli viene consegnato il distintivo. Joe si fa strada immediatamente e arriva a stringere un rapporto diretto di stima e amicizia con l’allora assessore alla Polizia, Theodore Roosevelt, che poi, nel 1901, diventerà Presidente degli Stati Uniti. Nel 1895 viene destinato ad attività di indagini. La sua fama si diffonde e i criminali cominciano a preoccuparsi di lui. Compie centinaia di arresti, sventa attentati, libera i commercianti dalla morsa del racket. Diventa ben presto un mito, ricorrendo a metodi di indagine straordinariamente innovativi, alcuni dei quali utilizzati ancora oggi: travestimenti, appostamenti, irruzioni, operazioni di disinnesco di ordigni e bombe.

Convinto che la forza della Mano Nera non possa prescindere dai suoi collegamenti con la Sicilia, comincia a pianificare un viaggio in Italia. Si muove in assoluta segretezza, per non allertare mafiosi e criminali. Ma una fuga di notizie svela la missione di Petrosino. Joe però non cambia idea e parte ugualmente.

La sera del 12 marzo 1909, intorno alle 20.45, in Piazza Marina, a Palermo molti aspettano l’arrivo del tram, improvvisamente dei colpi di pistola esplosi in rapida successione, la gente scappa e, quando la piazza si svuota, qualcuno nota sul selciato il corpo di un uomo: Joe Petrosino.