Intervista sul canale YouTube dell’associazione a Claudio Bolognini che biografa la partigiana bolognese IRMA BANDIERA, VII Brigata GAP, nome di battaglia “MIMMA”, Medaglia d’Oro al Valor Militare per aver taciuto i nomi di chi come lei e insieme a lei lottava per la sua e la nostra democratica libertà nonostante una settimana di continue torture e sevizie.
Bolognini firma questo e altri libri dedicati “alla storia della conflittualità politica e sociale in Italia”; da “Mani in alto, il romanzo della banda Casaroli” (2013) a “Sangue del nostro sangue. 7 luglio 1960: la strage di Reggio Emilia” (con F. Fabbri, 2020) e “Stella Rossa. Romanzo partigiano” (2023). In ogni opera, con evidente empatìa e sensibilità, accompagna all’accurata ricostruzione storica una narrazione rispettosa dell’argomento, che non indugia in terribili particolari ma rispetta i/le protagonist*, con maggiore evidenza in questa dove indaga l’esperienza e gli ideale di una bambina, poi adolescente e giovane donna.
Alle delicate, solari scene di vita familiare, quotidiana, alla descrizione degli affetti e legami più forti, in particolare quello di Irma con la madre Argentina e la sorella Nestia (che invano la cercheranno quando sarà sequestrata, non essendo ancora oggi certo il luogo dove fu rinchiusa), si alternano ben diversi e cupi eventi che spinsero l’eroina bolognese, ancora molto amata e ricordata, a mettersi in gioco, entrare nella Resistenza rischiando consapevolmente la vita.
Altro noto partigiano dei Gap, Dino Cipollani, dichiarò in una intervista: “Irma morì torturata perché tanti compagni rimanessero vivi. Io, sono uno di quei compagni rimasti vivi.” (p. 147). La strada dove la mattina del 14 agosto 1944 fu ritrovato il suo corpo martoriato, segnato dai molti colpi che la uccisero, sul selciato, si chiamava Via delle Camice Nere e oggi è Via Irma Bandiera. Nell’obitorio, la salma fu fotografata da Filippo d’Aiuti, un medico cui l’Autore dedica un importante passaggio e condivisibile ringraziamento poiché grazie a quel suo costante e sommerso impegno volontario, esiste una preziosa documentazione delle vittime della violenta repressione e dell’odio nazifascista.
L’Italia libera ha dedicato a “Mimma” molte strade e la ricorda nelle scuole. La copertina riprende il gigantesco murales della scuola bolognese di via Turati che la ritrae sorridente ed elegante, pettinata e truccata alla moda del tempo, un triplice filo di perle sulla figura minuta, dolcezza e gioia negli occhi che guardano lontano a un futuro che ha contribuito a costruire per noi e che le fu negato.
Tanto sono attuali e vivi ricordo e lotta, che il murales è stato di recente sfregiato. Irma Bandiera riposa nel loculo n. 15 del Monumento Ossario ai Caduti Partigiani alla Certosa di Bologna ed è specificatamente ricordata nel Monumento alle Cadute Partigiane di Villa Spada sempre a Bologna, luogo già ricco di testimonianze risorgimentali. Un’opera unica, realizzata nel 1975 dal gruppo di architett* “Città Nuova”, dedicata alle 128 donne della provincia di Bologna cadute nel corso della Lotta di liberazione.
info: Bolognini Claudio, Nome di battaglia “MIMMA”. Storia di Irma Bandiera, partigiana. – Roma: Redstarpress 2026.