Nelle trasmissioni televisive, nei talk show soprattutto, di affermazioni sconcertanti se ne sentono tante, anche al limite dell’assurdo. Chi le fa, spesso ha l’intento di acquistare, in tal modo, una visibilità, che non riuscirebbe ad ottenere diversamente.
Nella trasmissione di Porta a Porta del 14 maggio è accaduto che una giornalista se ne sia uscita con un’affermazione di una gravità inaudita, che le ha dato l’onore (si fa per dire) di articoli su tutte le maggiori testate nazionali. A parere della de qua lo stupro rappresenterebbe un punto fermo sia dell’immaginario maschile, sia di quello femminile : “ “Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi, dico una cosa terribile, forte, c’è lo stupro. C’è che qualcuno ti prende e tu prendi qualcuno, nella testa, nei sogni, nell’immaginazione, ce l’abbiamo tutti. “
L’affermazione, oltremodo scioccante, è risultata del tutto sgradita alle altre due ospiti della trasmissione che ne hanno subito preso le distanze. Nulla quaestio, invece, da parte del conduttore. E questo, fa moltiplicare lo sconcerto all’ennesima potenza
Moltissime, invece, le reazioni vibrate e indignate da parte di USIGRai, dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, delle Associazioni antiviolenza, del SIULP… , tanto che Paolo Corsini, Direttore dell’Approfondimento Rai, si è immediatamente attivato “per avviare le verifiche per quanto di competenza, invitando la redazione di Porta a Porta a chiarire la vicenda“.
Sembra legittimo, comunque, chiedersi che “verifiche” bisognerebbe fare, nello specifico, adesso.
E comunque, a proposito delle competenze della giornalista così esternante– sembra essere pure consulente della stessa trasmissione – si ricorda che qualche mese fa, in un altro programma, aveva dichiarato che era anche in grado di riconoscere i gay perché “dotata di radar”.
Se non si trattasse di argomenti seri, verrebbe da ridere. Purtroppo, la questione è serissima, perché un’affermazione di enorme gravità è stata fatta in diretta televisiva, e, cosa ancora più grave, senza che il conduttore del programma obiettasse alcunché.
Dire che ogni donna in fondo sogna lo stupro significa avallare i peggiori stereotipi e pregiudizi maschilisti sulla sessualità, e addirittura, giustificare la violenza sessuale.
Lo sconcerto e lo sdegno sono generali.
Marina Cosi, già Presidente della CPO della Federazione nazionale Stampa italiana, raggiunta da chi scrive, si interroga sul motivo per cui “la collega abbia detto ciò, se per convinzione, o per esperienza, o per polemica…; il grave, comunque, è che l’abbia detto in quanto giornalista, porgendolo come un dato di fatto, quasi fosse un’ovvia e generalizzabile fantasia femminile, il che risulta implicito avallo alla prevaricazione maschile ossia, a quello strumento fisico, culturale, psicologico, con cui per millenni, e ancora oggi, gli esseri umani maschi si impongono sugli esseri umani femmine” .
Dal canto loro, l’Esecutivo e la CPO di USIGRai hanno chiesto immediatamente “un intervento urgente dell’Azienda e della Commissione di Vigilanza RAI affinché vengano richiamati con chiarezza i principi di responsabilità, rispetto e correttezza che devono guidare il servizio pubblico, evitando derive sensazionalistiche e contenuti che offendono la dignità delle vittime o normalizzano la violenza”.
E Il SIULP, Sindacato della Polizia di Stato: “Con una simile dichiarazione purtroppo corriamo il rischio di spazzare via anni di sforzi in campo culturale prima ancora che legislativo.” E di fronte all’intenzione del conduttore Vespa di formulare le sue scuse nella prossima trasmissione, il Sindacato, anche a nome del suo Coordinamento Donne e Politiche di Genere, nel ribadire il proprio impegno contro questo “odioso crimine”, osserva che le scuse “ sempre e comunque tardive, in questo caso debbano essere sporte oltre che alle vittime anche alle decine e decine di uomini e donne in divisa, della magistratura e del volontariato che, quotidianamente, sono impegnate a dare il massimo sforzo anche in termini di preparazione ed empatia.” Il Sindacato, quindi dichiara a chiare lettere che “Lo stupro, nella testa delle donne non è presente come fantasia sessuale, o come sogno, ma come il peggiore degli incubi.”
Molto forte anche la posizione della Commissione pari opportunità dell’Ordine nazionale dei Giornalisti che, congiuntamente all’Esecutivo, “contesta che tali affermazioni trovino spazio nel servizio pubblico radiotelevisivo, che ha il dovere di promuovere rispetto, responsabilità e attenzione su temi così delicati. Quando si parla di violenza di genere non può esserci alcuna ambiguità”.
Il rimando al Codice deontologico è evidente. E utile.