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L’educazione affettiva

Per educazione socio-affettiva si intende quella parte del processo educativo che si occupa di atteggiamenti, sentimenti, credenze ed emozioni degli studenti. Implica un’attenzione per lo sviluppo personale e sociale degli allievi, per la promozione della loro autostima    (P. Lang 1994)

In un mondo come quello di oggi, in cui lo schermo fa sempre più da barriera alla pura espressione dei sentimenti, risulta fondamentale educare e coltivare l’affettività. Quello che scorre sui pc e sugli smartphone porta a pensare e perfino a convincere che la vita sia pratica, immediata, semplice: è tutta questione di un click. La vita però è tutto meno che semplice e immediata. La conseguenza di questo processo è che i giovani nati e cresciuti durante l’era della digitalizzazione sono sempre più analfabeti da un punto di vista emotivo. Non sono più abituati a sentire, non sono più allenati a cogliere quell’emozione, a comprendere quel sentimento. I giovani ricevono quotidianamente una quantità enorme di stimoli e input ma senza le istruzioni per viverli, per capirsi e per capire.

Appare quindi urgente rimettere al centro l’educazione affettiva, che nasce, prima di tutto, all’interno del nucleo familiare. Essere un genitore rappresenta un lavoro a tempo pieno che richiede attenzione ed impegno; l’educazione all’affettività è uno degli insegnamenti più preziosi che si possano dare a un figlio, presupposti per instaurare relazioni sane e funzionali con sé stessi e con gli altri, in tutto l’arco della vita.

Educare all’affettività favorisce lo sviluppo dell’intelligenza emotiva, di cui fanno parte la consapevolezza delle proprie sensazioni, emozioni e sentimenti, il controllo degli impulsi emotivi, la capacità di comprendere le conseguenze delle proprie azioni e di condividere i propri sentimenti, potendo comprendere quelli altrui.

Secondo una delle più famose teorie psicologiche, alla base di un processo di crescita considerato funzionale vi è la presenza di uno stile di attaccamento sicuro tra genitore (o caregiver) e bambino, che gli permette di costruire dentro di sé la certezza della stabilità della presenza dell’altro, anche in sua assenza. Il bambino potrà crescere con la sicurezza di potersi allontanare, di poter esplorare il mondo, potendo tornare sempre al nido sicuro.
Nella prima relazione con il genitore il bambino può trovare o meno una risposta ai suoi bisogni affettivi primari universali: amore, cura, stabilità, accettazione, approvazione, empatia, autonomia, espressione emotiva, gioco. Se questi bisogni non vengono accolti e soddisfatti, si creano nel bambino delle lacune che nel tempo possono dare luogo a difficoltà relazionali. La presenza costante e amorevole permette al bambino di crescere emotivamente sviluppando la credenza di essere amato e di potersi fidare.

Costruire un’identità affettiva sana e funzionale è un processo che accompagna ogni individuo durante tutto il corso della vita; iniziare a conoscere la lingua dell’affettività fin dalle prime relazioni che instauriamo nel mondo rappresenta un buon punto di partenza per lo sviluppo della capacità di entrare in relazione con noi stessi e con gli Altri.

L’educazione affettiva è quindi un processo formativo che sviluppa la consapevolezza e la gestione delle proprie emozioni e dei sentimenti, per creare e mantenere relazioni interpersonali sane e positive attraverso l’empatia. Fornisce strumenti per riconoscere, comprendere e esprimere le emozioni, facilitando la convivenza pacifica, la prevenzione di bullismo e violenza, e il benessere psicologico generale. 

La violenza non è mai lontana da noi. È nelle parole che scegliamo, nei silenzi che tolleriamo, nei ruoli che continuiamo a recitare. Cambiare significa disobbedire anche a questo.

Oggi più che mai serve un’educazione affettiva, simbolica, culturale perché la violenza non esplode: matura. Ogni  volta che scegliamo di ignorare un segnale, la aiutiamo a crescere.

Dal latino  “impressionare”, “influenzare“, l’affettività è quell’insieme di fenomeni che caratterizzano le reazioni psichiche e fisiche di ogni persona, fin dalla nascita. Educare all’affettività quindi, significa fornire gli strumenti necessari a capire cosa si potrebbe provare in ogni situazione, in modo da acquisire una consapevolezza per identificare e controllare le emozioni.

Le istituzioni di crescita, che siano il contesto familiare di origine o la scuola, devono farsi carico di questo tipo di approccio educativo, perché le persone che saranno adulte domani possano alfabetizzarsi emotivamente.

Fare educazione affettiva significa insegnare il valore dell’ascolto attivo e della sospensione del giudizio, significa trasmettere l’importanza del rispetto del proprio sentire e di quello degli altri. Significa usare un linguaggio che non escluda ma che rispetti le individualità, che permetta a tutte le persone di interagire, sentendosi protette e accolte.