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“La memoria dell’ombra” di Stefania Di Lino

Leggo questo libro di poesie e penso che veramente da ogni scritto si impara, si pensa e si riflette.

Gli sguardi sulla vita, sugli accadimenti e sullo svolgersi del quotidiano sono tanti e talmente diversi che aiutano a guardare la realtà con tante sfaccettature. I versi taglienti e dolci, profondi e poliedrici di Stefania Di Lino sollecitano il pensiero, il dialogo, il confronto.

Sono poesie di “materia”, di vita vissuta, di dolore innegabilmente vero. Ci si immerge nel suo mondo pieno di rimandi, di “spigoli”, di “ombre” e di domande: “la parola poetica saprà salvarci? La parola poetica è uguale per te come per me?” e molto altro ancora.

Il dolore lo possiamo trasformare in musica poetica e le nostre sofferenze potranno diventare ruderi e restare come memoria?

La bella citazione di Violeta Parra (pag.13) funge da “manifesto” per la poesia di Stefania: scrivi, usa, prova, distruggi, grida, soffia e pizzica…La creazione è un uccello pieno di volo che non viaggerà mai in linea retta. E anche i versi dell’Autrice sono così. Scrivere ciò che si desidera, spezzare le consuetudini, gridare il proprio dolore e il proprio dissenso, soffiare in tutte le direzioni e cercare di volare.

Le parole sono la cifra costante di questa poesia: parole sul foglio, parole di lacrime e sangue e d’acqua piovana (p.19). Poesia è dunque cosa? (p.59).

Sono molte le domande che l’Autrice ci pone e ci porge con “l’amorosa paura” di chi non sa rispondere, di chi certezze non ne ha. La poesia dell’Autrice spesso si dipana in prosa poetica, il verso si allunga e si modella al suo scrivere, si lancia verso terreni da sondare e che necessitano di più spazio.

Si creano sonorità tra una parola e l’altra, si leggono versi in un solo respiro e invece, talvolta, il respiro va allungato dove si sofferma la riflessione. Questo conferma anche la “materialità” della poesia, anche il corpo della poeta vibra insieme alle parole.

Scorrono dolenti immagini e sensazioni, si riconosce la donna che ha lottato per divenire “persona pensante”  agli occhi del mondo e che chiede equità e pace non soltanto per sé stessa ma per tutti/ tutte.

E diventa poesia civile e politica oltre che sociale, intrisa di istanze civili dove : …”tra le rocce della turpe rupe Tarpea (p.65) qualcosa possa nascere.

…con quale umanità continuare? ….”e se rimangono parole affondate?…

 

 

Stefania Di Lino, La memoria dell’ombra, Edilazio Letteraria, Roma 2024, pagg.93