Per quasi una persona giovane su due, in Italia, la rete rappresenta la principale fonte di informazione su sessualità e relazioni affettive. Il 45% si informa online: è quanto emerge da una nuova indagine condotta da Eumetra per Telefono Donna Italia, organizzazione attiva da oltre trent’anni nella difesa dei diritti delle donne e nella prevenzione della violenza di genere.
Secondo i dati, il 45% di chi ha tra i 16 e i 25 anni utilizza internet per documentarsi su affettività e sessualità, e in oltre il 40% dei casi il primo contatto con questi temi avviene tramite la pornografia. Un dato che, se da un lato testimonia la crescente curiosità e apertura su questi argomenti, dall’altro segnala la mancanza di riferimenti educativi solidi e autorevoli. Telefono Donna Italia: “Serve un’educazione affettiva autorevole e presente”.
I social media, in particolare Instagram, TikTok e YouTube, sono percepiti come ambienti in cui si diffondono con facilità contenuti denigratori e stereotipati. Oltre il 70% di giovani ragazz* ritiene che queste piattaforme alimentino comportamenti offensivi verso le donne.
La ricerca mette inoltre in luce un quadro complesso sul piano sociale e culturale: solo il 14% delle ragazze under 25 si sente pienamente libera di vestirsi come desidera nei momenti di svago. Il 66% adotta precauzioni per evitare aggressioni fisiche, come tenersi in contatto telefonico o condividere la propria posizione con amici, presentando un clima di paura che condiziona la libertà quotidiana.
“Non possiamo più ignorare l’influenza che i media hanno nella formazione emotiva e sociale dei giovani – afferma Matteo Lucchi, CEO di Eumetra –. È necessario ripensare il modo in cui raccontiamo le storie. I contenuti con cui i giovani entrano in contatto ogni giorno non sono solo intrattenimento: influenzano visioni del mondo, comportamenti e aspettative. Costruire una cultura basata sul rispetto, sull’empatia e sulla parità di genere significa anche intervenire sul piano narrativo”.
Un dato ancora più allarmante è il divario di percezione tra generi: il 57% delle giovani donne ritiene che la società sottovaluti la violenza di genere, contro appena il 28% dei coetanei maschi.
Anche il mondo accademico sottolinea l’importanza di un approccio sistematico. Laura Parolin, psicologa e docente all’Università Bicocca spiega come per capire fenomeni come la violenza giovanile serve andare oltre la cronaca. Il supporto dei dati aiuta a leggere le dinamiche culturali e relazionali in profondità, offrendo strumenti efficaci per l’educazione e la prevenzione.
“I giovani sono consapevoli del problema – sottolinea Stefania Bartoccetti, fondatrice di Telefono Donna Italia –. I social sono la loro zona d’ombra, uno spazio in cui cercano risposte, ma rischiano anche di perdersi. Sta a noi adulti rafforzare la nostra presenza, offrendo alternative educative credibili e coerenti”.
Telefono Donna Italia
Nata nel 1992, Telefono Donna Italia è una delle realtà più longeve e attive sul territorio nazionale nella lotta alla violenza di genere. Offre supporto psicologico, legale e sociale alle vittime, promuove progetti educativi nelle scuole e conduce attività di ricerca e sensibilizzazione sui temi dell’uguaglianza di genere, dei diritti e della prevenzione. L’associazione è da anni un punto di riferimento per chi cerca aiuto e ascolto, attraverso centri antiviolenza, case rifugio e una rete di professionisti qualificati.