Per la rubrica TERRAMADRE & BENESSERE sul canale YouTube dell’associazione il Paese delle Donne oggi parliamo di champagne.
Sono state le donne a fare la grandeur dello Champagne.
La storia dei successi e della qualità dello Champagne è stata scritta da
pioniere dell’enologia francese, donne che hanno portato innovazioni
fondamentali mentre rendevano grandi le proprie Maison. Tutti conoscono
Veuve Clicquot, ma ci sono anche Louise Pommery, Lily Bollinger, Camille
Olry-Roederer, Mathilde Emilie Laurent-Perrier e molte altre. Donne che
hanno scritto la storia dello Champagne grazie anche a un singolare filo
conduttore: essere “vedove”.
La Storia della grandeur dello Champagne è stata scritta dalle donne. Tra le pioniere dell’enologia francese, prime role model di emancipazione femminile, ricordiamo Barbe Nicole Clicquot-Ponsardin, più nota come Veuve Clicquot, Louise Pommery, Lily Bollinger, Apolline Ginot-Henriot, Marie-Louise Lanson, Camille Olry-Roederer, Mathilde Emilie Laurent-Perrier.
Attraverso un Pantheon al femminile, la Francia racconta l’eccellenza dei suoi vini di Champagne e di quelle Maison che ne migliorano drasticamente la qualità rendendolo moderno nell’aspetto e nel gusto.
Sono diverse le figure femminili di cui oggi vi vogliamo raccontare. Tutte donne spinte dalle circostanze a diventare imprenditrici, dopo essere rimaste vedove e aver dovuto decidere se gestire o vendere le aziende ereditate.
Lo Champagne, storicamente e strutturalmente, nasce come bollicina dolce, che si ottiene dall’unione di più vini spumanti, diversi per provenienza e per annata di produzione. Si realizza con vini di uve bianche Chardonnay e di uve rosse vinificate in bianco, come il Pinot Nero e il Pinot Meunier e tutte devono essere esclusivamente coltivate e lavorate nella regione della Champagne, per poter dare al vino questo nome.
Le bollicine realizzate con uve prodotte altrove infatti, come in Borgogna, nella Loira, nella valle del Rodano o in Alsazia, si chiamano Cremant.
La firma dello Champagne, grazie alle sue squisite e molteplici declinazioni stilistiche e intellettuali, si guadagna da subito un posto in prima fila tra le aristocrazie dei vini più esclusivi e nell’Olimpo dei prodotti vitivinicoli di lusso e di qualità.
Un ruolo iniziale e decisivo alla sua creazione, lo rivestono le abbazie, dove sono monaci come Dom Pérignon e Frère Oudart i primi a comprendere il funzionamento del processo di spumantizzazione e le condizioni che fanno rifermentare vini già messi in bottiglia, catturando al loro interno quell’anidride carbonica che regala la sua speciale effervescenza.
Sarà però solo dal 1800 che arriveranno quelle innovazioni capaci di rendere lo Champagne la bollicina che anche noi conosciamo e apprezziamo.
Tornando allora ai contributi che le donne danno alla storia dello Champagne, partiamo da Madame Clicquot-Ponsardin (1777 – 1866), la prima donna a dirigere una maison de Champagne.
Ereditata l’azienda alla morte del marito, nel 1805, all’età di 27 anni, nonostante abbia due figli da crescere, riesce a gestirla con l’aiuto del solo agente di commercio Louis Bohne. Sebbene sia anche da poco entrato in vigore quel Codice Napoleonico che sancisce l’inferiorità giuridica delle donne, ponendole a tutti gli effetti sotto la tutela legale di un uomo.
In pochi anni Madame Clicquot, pur dovendo combattere contro l’opposizione del suocero che vuole farla chiudere, riesce a rendere grande quell’azienda minuscola che aveva ereditato.
Così nel 1810 ne cambia il nome da Maison Clicquot & Fils in Veuve Clicquot-Ponsardin, rendendo immediatamente chiaro e visibile al mondo che quell’azienda le appartiene. Identificandola col termine “Veuve” che significa vedova, infatti, dichiara con forza che c’è lei al comando!
Madame Clicquot, che ha la felice intuizione di commercializzare le sue bollicine presso le corti dell’Est Europa, si gioca la carta vincente dell’innovazione puntando a una maggiore qualità, rinnovando i suoi champagne nell’aspetto e nel gusto.
Lo fa producendoli da uve di una sola vigna e della medesima annata, facendo nascere così nel 1810 l’indicazione di “millesimato”.
Nel 1811, per celebrare il passaggio nei cieli della Grande Cometa, produce una bottiglia che le varrà la definitiva conquista del mercato in Russia.
Nel 1816, sempre parlando di innovazioni, elabora una tecnica detta “remuage”, che regala allo Champagne una limpidezza impossibile sino ad allora.
Nel 1818 la sua Maison è anche quella che realizza il primo Champagne rosé per assemblaggio.
Della storia delle donne raramente abbiamo avuto biografi. Fortunatamente però questa imprenditrice, come Madame d’Iquem* prima di lei, ha gestito i propri affari attraverso lunghi carteggi epistolari, creando quell’archivio di lettere private e commerciali che ha reso possibile ricostruirne il lavoro e la storia.
Questi carteggi oggi sono custoditi nel Pavillon du Patrimoine Historique della Maison Veuve Clicquot, una delle poche Maison de Champagne che oggi rende ampio tributo a colei che è stata l’artefice delle sue fortune. Si, perché le altre case, a tutt’oggi, nei loro siti online dedicano solo accenni minuscoli al lavoro di queste pioniere.
Come detto, esiste nella storia dello Champagne un singolare filo conduttore, quello delle imprenditrici “vedove” le cui storie sbocciano una volta rimaste sole.
Tra di loro ricordiamo allora anche Apolline Ginot-Henriot, che una volta alla guida dell’azienda ereditata, oltre a migliorare le vigne e la qualità dei vini, come Madame Clicquot, la rinomina, chiamandola Veuve Henriot Ainé.
Louise Pommery (1819 – 1890) inizia a occuparsi di Champagne nel 1860, quando, rimasta vedova e con due figli a carico, decide anche lei di prendere le redini dell’attività di famiglia.
Dopotutto, Madame Clicquot ha ampiamente dimostrando che le donne possono farcela. Così il mondo deve a Madame Pommery la creazione di una “cuvée” dal dosaggio zuccherino più basso: anche lei come Lady Barolo** in Italia, vuole proporre qualcosa di nuovo e meno zuccheroso ai propri clienti, facendo virare la sua produzione verso Champagne decisamente più secchi. Arriva così il Pommery Nature 1874, il primo brut millesimato.
Mathilde Laurent-Perrier, propone, nel 1889, una versione di Champagne “Sans Sucre”, ovvero senza l’aggiunta di zuccheri prima della rifermentazione in bottiglia.
Camille Olry-Roederer, una volta prese le redini della società di famiglia nel 1933, riporta in auge il famosissimo Champagne Crystal, determinando la rinascita della Maison e il rilancio dell’iconica etichetta dopo un periodo di decadenza. Parliamo della prestigiosa cuvée creata nel 1876 da Louis Roederer II per lo Zar Alessandro II. Un vero pezzo di storia dello Champagne!
Poi c’è Marie-Louise Lanson che rimane vedova, con tre figli, nel 1922. Siccome è già proprietaria di alcuni vigneti ricevuti in eredità dal padre, allarga le sue proprietà quando nel 1939 si presenta l’occasione di acquistare la Laurent-Perrier. Questa lungimirante investitrice, durante la Seconda guerra mondiale arriverà addirittura a murare gli ingressi delle proprie cantine per difenderle dalle scorribande degli occupanti nazisti.
Arriviamo ora alla più contemporanea delle nostre pioniere, Lily Bollinger. Madame Bollinger, di origini scozzesi, approda a 42 anni alla guida della Maison Bollinger alla morte del marito e gestisce l’azienda per ben trent’anni, sino al 1971.
Lily Bollinger, che arriva alla guida dell’azienda in un mondo segnato dalla Seconda guerra mondiale, una volta giunti tempi di pace, inizia a viaggiare per promuovere personalmente negli Usa il proprio marchio.
L’odierna Maison deve a lei l’espansione del patrimonio di vigneti che porta la Bollinger alle odierne superfici vitate. Il moderno Champagne, invece, a lei deve l’invenzione del metodo del “Récemment Dégorgé”, ovvero la rimozione dei residui dei lieviti dalle bottiglie (detta anche sboccatura) un attimo prima della messa in vendita.
Va ora precisato però, che tutto questo innovare e rinnovare non è frutto del capriccio né di un mero edonismo stilistico. La storia del vino, come ci dicono anche questi nostri giorni un po’ critici e incerti, testimonia sin dai propri albori commerciali, notevoli e necessari adattamenti ai gusti e agli umori mutevoli dei suoi appassionati. Cosa che è possibile fare solo portando sul mercato un’offerta capace di dimostrarsi nuova e originale.
Questo costante e quasi obbligato aggiornarsi, incanala allora la qualità dello Champagne in un virtuoso crescendo. Attraverso la stabilizzazione delle fermentazioni. Attraverso l’introduzione della chiarificazione, della versione rosata, di quella millesimata o con zero residui di zuccheri. E grazie al talento e al coraggio di imprenditrici che hanno saputo osare per realizzare le loro bottiglie e per portarle sino a noi.
Leviamo allora doverosamente in alto i calici in un saluto ammirato, a queste “Signore dello Champagne” e ai successi indelebili delle loro Maison!
*Madame Françoise Joséphine de Sauvage d’Yquem, creatrice dell’iconico vino muffato Sauternes.
** Marchesa Giulia Vittorina Colbert Falletti di Barolo, autrice del barolo moderno.
GLOSSARIO
Cuveée è sinonimo di assemblaggio. Si realizza miscelando spumanti metodo classico (rifermentazione in bottiglia), diversi tra loro anche nell’annata di produzione.
Brut è il termine che descrive spumanti secchi a ridotto contenuto di zuccheri residui, ovvero tra i 6 e i 12 grammi per litro.
Millésime o millesimato è il termine che indica vini spumanti e Champagne realizzati da vini della medesima annata.
Remuage è l’operazione di chiarificazione che si realizza attraverso la rotazione periodica di bottiglie conservate a testa in giù. L’operazione che consente ai lieviti inerti, di depositarsi nel collo della bottiglia, vicino al tappo per essere successivamente rimossi.