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Da Francesco I a Leone XIV, sognando il Vaticano III

Dopo il ministero carismatico di Francesco I, cosa riserverà al mondo il nuovo pontificato?
Non staremo qui a lambiccarci su questioni di politica interna vaticana, di geopolitica, né tanto meno di storia istituzionale. Su questo le chiacchiere si stanno davvero sprecando.
Crediamo che la Chiesa, intesa nell’accezione di popolo di Dio -così come affermato dal Vaticano II e ripreso proprio da Francesco I- debba farsi carico, in primo luogo, del gigantesco scacco che le viene dallo stato attuale del mondo, dalla modernità più ‘estrema’: uno stato che è l’esatto rovesciamento del mandato di Cristo di mutare le spade in aratri e le lance in falci, per dirla con linguaggio biblico. Perché se è vero che da sempre le nazioni fanno questo, lo scenario di oggi è davvero inaudito: anche in Europa si afferma una volontà politica che contraddice la sua storica scelta di pace, e ciò mentre, alla luce del sole e di tutti i mass media, a Gaza avviene una campagna militare di una crudeltà e di una violenza che non credevamo più possibile.
Nessun pontefice, nessuna comunità di credenti potrà mai essere all’altezza di questo scacco. Soprattutto non si potrà mai essere all’altezza di questa sfida nel pensiero unico dominante, nel senso comune intriso di nichilismo, nell’affidarsi rassegnato ai governanti. Si tratta di riuscire a sperare ancora e di lavorare, nonostante tutto, perché l’umanità possa non cedere al cinismo e alla disperazione, perché si possa vivere in una reciprocità liberante. E si tratta di farlo da credenti, sparsi in tutte le strade del mondo, in mezzo a tutti gli altri uomini e donne, cercando modi nuovi per conciliare modernità e cristianesimo.

In questa ricerca c’è però qualcosa che il popolo di Dio e il suo pastore hanno nelle loro mani sin da oggi: ciò che infatti resta di assolutamente incompiuto nella storia della cattolicità del XX secolo è la posizione dei laici e delle donne. Ricordiamo pure che da qualche tempo sono state introdotte delle novità: dal 2020 una giurista italiana, Francesca Di Giovanni, è la prima donna a ricoprire il ruolo di sotto-segretario nella Segreteria di Stato vaticana, mentre da qualche settimana il Vaticano ha acquisito una governatrice nella persona di suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato della Città del Vaticano. Non staremo qui a dire se si tratti di un ‘segno dei tempi’ (come dicono le più ottimiste tra le teologhe) o di qualche piccola concessione a fronte di un problema strutturale (come invece sostengono molte parti del mondo femminista).
Certo, se qui la sfida è quella di mostrare che tra fede in Cristo e libertà femminile non c’è contraddizione, la ricerca di percorsi per incontrare la modernità può dirsi solo agli inizi. Abbiamo tutte ancora ben vive nella memoria le parole inaccettabili di Francesco I a proposito di chi pratica l’interruzione volontaria di gravidanza.
Anche le innovazioni avviate col Concilio Vaticano II da questo punto di vista furono del tutto insoddisfacenti. E sarebbe quindi legittimo attendersi da Leone XIV un Vaticano III.

Lo stemma scelto dal papa Leone XIV