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“Echi di slittamenti (forse) irreversibili”, il nuovo libro di Anna Santoro

Echi di slittamenti (forse) irreversibili di Anna Santoro, uscito per le edizioni Puntoacapo nei primi mesi del 2025, è un libro corposo, di oltre 100 pagine, che raccoglie testi scritti dal 2017 al 2024.

È suddiviso in sezioni: “Prima sono gli occhi”, “Mordo questa storia”, “Vita che scortichi”, “Non è pranzo di gala”, “Puntuale ti presenti” e si conclude con un’appendice di “Landays” e “Haiku” (componimenti brevi della tradizione afghana i primi, giapponese i secondi) nei quali, ridotte ancora le parole, risultano vivide immagini, neanche quadri ma flash che illuminano dolore e piacere.

Dolore e piacere, per dir meglio, gioia. Di contrasti ce ne sono molti altri in questi “Echi”, coppie di significati che percorrono l’intera produzione di ben otto anni. Certo, non sono stati anni come altri. C’è stata la pandemia, un’esperienza estrema che ha sospeso la vita, ricominciata poi a fatica e, questa è la mia opinione, in modo radicalmente diverso, almeno nella percezione individuale. Anni conclusi dall’esplodere della guerra dentro i confini dell’Europa, dai massacri in Palestina, e dall’aumento esponenziale dei femminicidi, e dall’esacerbarsi dell’indifferenza verso i destini dei migranti e, infine, da una preannunciata, non per questo meno preoccupante, rivoluzione geopolitica ad opera del nuovo presidente americano Trump.

Di tutto questo ci sono gli echi nelle poesie di Anna Santoro che ha sempre avuto un impegno civile e politico netto, appassionato, che in questo libro la fa esplodere in vere e proprie invettive e in una rabbia vera: urla, Anna, a conclusione della prima sezione: 

“t r e m e n d a  n e l l a  c o l l e r a” (p. 26).

Accanto alla rabbia, per quel gioco di contrasti di cui dicevo prima, la tenerezza, ad esempio per chi, immaginiamo giovane e donna, “vuole cambiare il mondo”: 

“Si alza e dice / Voglio cambiare il mondo // Conosco le parole e il concetto / So da dove viene l’arditezza // simile alla tracotanza / ma diversa // e mi fa tenerezza” (p. 35).

Tra i molti contrasti che ho trovato nelle e tra le poesie, quello che mi ha colpito subito, alla prima lettura, è di carattere esistenziale: amore per la vita e consapevolezza dell’ineluttabilità del suo termine, insomma, vita e morte. Quest’ultima dimensione, quasi mai chiamata col suo nome, ma evocata molte volte, si presenta “puntuale”. “Puntuale ti presenti” si intitola l’ultima sezione del libro che mette in scena un gioco di presenza e sottrazione, ma non è un gioco angosciante: 

“Io sorrido maliziosa /ho ritrovato // tante cose: da realizzare costruire // amare / ho incontrato persone / così // per ora non t’accetto” (p. 93). E la vita, per parte sua, non esplode come la rabbia, non c’è vitalismo nelle poesie di Anna Santoro. È vero, la vita a volte “scortica”, ma dona anche “solitanza”: “La solitanza donata dalla // vita / con gratitudine // afferrata / mi dà occasione di // guardare e ascoltare” (p.25).

In questo libro va posta la dovuta attenzione sulla lingua e sul modo di comporre di Anna Santoro. Una lingua colta e ricca, ma sempre comprensibile, capace di mantenere il legame col corpo, anzi, con i corpi, e che, per mantenersi aderente, crea a volte neologismi. Un’altra parola inventata da Anna è “serpenteboa” che avvolge e sprofonda nel mare, forse, una bambina vittima di un naufragio. Il mare è sempre presente, anche lui in modo contrastato: a volte dà pace, altre volte è drammaticamente crudele, come nei naufragi, quando “entra nei denti” (p. 41).

I versi di Anna Santoro, poi, si dispongono sulla pagina non in modo tradizionale: il nero dell’inchiostro traccia vertici e a volte si incava, e lo fa così come si acutizzerebbe o si incaverebbe una voce che leggesse. Perché la poesia, per Anna Santoro, andrebbe detta, non solo letta, “a viva voce” (così si intitolava il progetto di diffusione della lettura da lei ideato nel 1994).

(NdR: di tutti i lavori che Anna Santoro ha fatto, a partire dalla fine degli anni Ottanta, la traccia potete trovarla non solo su womenews.net ma, soprattutto, sull’edizione cartacea del Foglio del Paese delle Donne, il “Foglio Rosa” se ne conservate qualche copia).

Info: Anna Santoro: “Echi di slittamenti (forse) irreversibili” – Ed. Puntoacapo- 2025 – pag. 116 

 

Anna Santoro, napoletana, vive a Roma, è autrice di saggi, romanzi e poesia e ideatrice e organizzatrice di molti eventi e progetti culturali. Ha pubblicato: Sestessenze, Tam Tam 1985; In altro modo? (Altri Termini 1986); Tra gangli, bulbi e vene (Periferia 1987); Per corsi (Forum/Q.G. 1990); Album (L’Araba Felice 1992); La ballata delle sette streghe e altri versi (Colonnese 1998); Le amiche di Carla (Filema 1999); Pausa per rincorsa (Avagliano 2003); certincantamenti (Marsilio 2005); La nave delle cicale operose. Una narrazione (Robin 2012); La quinta stagione e antefatti – indizi – avvisaglie e no (Kairòs 2017); Cercando Bambina (ali&no 2018). È stata Presidente dell’Associazione culturale L’Araba Felice e socia fondatrice della SIL (Società Italiana delle Letterate). Dai primi anni Ottanta ha avviato il recupero di scrittrici italiane cancellate dalla memoria: Catalogo della produzione femminile italiana a stampa presente nei fondi librari della Biblioteca Nazionale di Napoli (dalle origini della stampa al 1860) (Napoli 1984), II ed. aggiornata al 1900; Guida al Catalogo (1990); Narratrici italiane dell’Ottocento (Napoli 1987); Il Novecento. Antologia di scrittrici italiane del primo ventennio (Roma 1997); I secreti della Sig. Isabella Cortese (Napoli, 1999); M. Pia Lombardi, Nei vortici del 2000 (ivi 2000); Piccola Antologia di scrittrici campane (ivi 2001); Impressioni e ricordi, Il Diario di Grazia Mancini Pierantoni (ivi 2006). Sul Web: Dominae, Dizionario biobibliografico.