Nicoletta Nuzzo recensisce il libro Frammenti di un percorso amoroso di Silvana Sonno.
Di questo libro (Era Nuova edizioni 2025) Silvana Sonno dice che è l’ultimo in prosa. Ultimo per la maturità esistenziale? non credo, lei è narratrice poeta saggista con grandi risorse di creatività ed evoluzione.
Eleganti questi frammenti perché molto fine è la sua attività intellettuale e molto intensa la sua attività interiore: con questo mirabile intreccio mi/ci fa felici perché come afferma in – F come felicità, Cittadella editrice- felicità è stare in una relazione nutriente.
In questo “saggio narrativo” mille e più nutrimenti ci dona.
A questa complessità tra personale e politico fa eco un’altra complessità quella di Pina Nuzzo (che con una lunga militanza nel movimento delle donne è stata anche Delegata nazionale nell’Udi) e che nel fare pensiero sia con la pittura che con la politica ci fa entrare nella polis. Suo è lo scritto in forma di lettera che Silvana ha posto al termine del suo libro.
Mi piace “l’intenzione amorosa” con cui Silvana attraversa la scrittura in cui si riversa la vita esistenziale e politica di una donna che ha cercato quel “nostro
femminile” di cui tutte abbiamo bisogno per rafforzarci.
Leggo e sento quella che Pina definisce come “Sintonia dovuta forse al fatto che abbiamo attraversato l’altro secolo con una passione mai spenta per l’impegno
politico e, diciamolo pure, per il femminismo. (…) E visualizzo te in situazioni analoghe, intenta a dare corpo a parole come il personale è politico, partire da sé,
sorellanza – che hanno orientato la vita di tante donne in quegli anni. Slogan che oggi possono apparire il bagaglio fuori moda di vecchie signore, ma noi li abbiamo
indossati come gli abiti più belli per corpi interi, per abitare la dimensione collettiva che è stata il presupposto dell’interezza.”
Pina dipinge e parla di arte come di “creazione simbolica che immette nel mondo significati nuovi”. Così è per Silvana la lingua narrativa e ancora più quella poetica“
capace di bucare la crosta della cosiddetta realtà e vestirla di simboli… una composizione in versi, e dunque congegnata per inglobare persino i silenzi delle
pause, e a sua volta produce immagini che muovono emozioni profonde e vanno a impattare con la relazione col mondo.” Molti frammenti si soffermano sul sessismo
della lingua non solo nella forma ma anche nei contenuti fino alla violenza simbolica con l’imposizione di una patriarcale visione del mondo “quello che qui voglio dire si
riferisce al fatto che molte donne, pur consapevolmente legate al pensiero e alle pratiche del femminismo, continuano (continuiamo) spesso a essere “abitate” da una
visione del mondo che non ci appartiene. E questo è il frutto tossico di quella che da più parti viene definita come “violenza simbolica”, che rende le donne complici della
propria oppressione…Da più parti e da molto tempo il femminismo afferma la necessità di nuove mitopoiesi…Di nuove narrazioni abbiamo bisogno. E in fretta.”
Come atto di resistenza in questo rapporto tra dominanti e dominate, Silvana sostiene l’importanza della resilienza che secondo alcuni studi “ appare come una
qualità/attitudine per così dire innata, ma è anche prodotto di un positivo contatto con l’ambiente, di essere capaci di relazionarsi e chiedere aiuto, di intessere rapporti
“nutrienti” (garanzia di felicità duratura), di saper assumere il proprio doloroso vissuto e imparare a sentirlo/gestirlo non come un peso di cui liberarsi ma un valore
di cui avvalersi. A partire da queste considerazioni sulla resilienza/attitudine di genere, possiamo dire che le donne vivono, elaborano e praticano le emozioni con
questa marcia in più che forse è genetica (educazione di un sesso dichiarato debole e bisognoso di protezione?), ma che certo ci sostiene dentro una narrazione
che prevede un approccio positivo con la vita e le altre/gli altri.”
Ma per sottrarsi alle incrostazioni patriarcali le donne possono ricorrere anche al mito, quello che ci dice di una dea Metis che non rappresenta il Logos maschile alto
ma una ragione più legata all’intuizione ed ha “il colpo d’occhio del navigante, l’intuito diagnostico del medico… ma oltre a queste, l’intuizione chiaroveggente del
politico o le decisioni rapide come il folgore dello stratega; e, per finire, le intuizioni di un cuore innamorato. (Dètienne e Vernant – La “metis” des Grecs)”.
E quante volte questo ci è capitato nelle situazioni apparentemente senza via d’uscita ma in cui abbiamo imparato dalla necessità in cui ci siamo trovate.
Nel frammento “Radici” Silvana scrive “Quando penso alla storia delle donne – di me donna –, sento intensamente che cosa significa abitare in un paese occupato, e
continuare ad abbellirlo. Un misto di rabbia e di pena batte allora contro le tempie, e una voce scandisce: demolire la paura.”
Alla voce di Silvana fa eco quella di Pina “Conosco la paura e so riconoscerla negli occhi di altre donne, ma c’è solamente un modo per demolire la paura: restare
ancorata ai rapporti tra donne.”