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L’associazione GiULiA giornaliste sulla censura del documentario Rai su Rita Atria, testimone di giustizia

Il documentario del Tg1 “Rita Atria, la settima vittima” di Giovanna Cucè – trasmesso da Speciale Tg1 lo scorso 17 luglio, nel trentennale di via D’Amelio – non è più visibile su RaiPlay. Questa decisione della Rai è contestata da GiULiA giornaliste (Giornaliste Unite Libere e Autonome) che definisce grave l’oscuramento del documentario su Rita Atria, testimone di giustizia, che a 17 anni si ribellò a potere mafioso, una storia che Giovanna Cucè ha ricostruito nel libro inchiesta (da cui è tratto il documentario) “Io sono Rita. Rita Atria: la settimana vittima di Via D’Amelio’ scritto insieme a Nadia Furnari, Vice Presidente dell’Associazione Antimafie ‘Rita Atria’, e Graziella Proto, direttrice de LeSiciliane.

“Una grave decisione -sostiene in una nota l’associazione Giulia Giornaliste- operata dalla Rai per tutelarsi ‘in via cautelativa’, a seguito di alcune diffide e richieste di risarcimento danni, avanzate per aver mostrato delle immagini risalenti al 1991/’92. Grave anche perché avvenuta all’insaputa della giornalista e perché di fatto non fa argine all’intimidazione e alle querele bavaglio messe in atto dai soggetti interessati”.

GiULiA giornaliste esprime piena solidarietà a Giovanna Crucè e chiede che “La Rai assuma la difesa della collega e garantisca il pieno esercizio del diritto di cronaca. Come denunciato dall’Associazione Rita Atria, infatti, nel libro come nel reportage si ripercorrono i passaggi e gli sviluppi dell’organizzazione mafiosa, funzionali ad aprire un varco nella ‘nebbia’ che poi ha portato alla morte di Rita Atria, si scava e si ricostruiscono nel dettaglio gli elementi contraddittori, le incongruenze, le tracce mancanti, in sostanzia i tanti interrogativi senza risposta che ancora restano dopo la sua morte”. La nota di GiULiA giornaliste si conclude con la richiesta che il documentario “venga ripubblicato su RaiPlay e riproposto anche sui canali generalisti, per non far cadere nell’oblio la sua storia e dare dovuto risalto all’impegno giornalistico nella ricerca di verità ancora incompiute”.