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L’8 marzo a Perugia

Il comunicato dell’Assemblea transfemminista di Perugia sulla manifestazione dell’8 marzo:

LOTTO BOICOTTO SCIOPERO sono le parole che Non Una di Meno  ha usato per chiamare in moltissime piazze d’Italia a manifestare  l’8 marzo,  risignificato come giornata di lotta e di sciopero, da questo che è un movimento transfemminista e transnazionale, globalmente diffuso da nove anni ormai.

Manifestare contro il patriarcato e la sua forma più estrema: la guerra.

Anche Perugia  ha risposto all’appello nazionale, riempiendo le strade con un partecipatissimo corteo organizzato dall’Assemblea Transfem Pg, una collettiva nata dopo il 25 Novembre del 2023, un nuovo spazio di confronto aperto, sicuro ed inclusivo, dove si affrontano e discutono insieme diverse tematiche sociali e non solo.

Una potente manifestazione che ha attraversato la città con musica, contributi delle tantissime realtà che hanno aderito e una marea di bellissime soggettività: almeno 800 persone insieme ad associazioni studentesche, sindacati di base, pro Palestina, femministe, contro la guerra, e altri.

Foto dal profilo Facebook dell'Assemblea Transfemminista Perugia

All’inizio del corteo  sono state esposte le motivazioni dello sciopero dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, contro le  violenze, le guerre, il colonialismo e  il capitalismo.  

Sciopero dal consumo non sostenibile, che alimenta il cambiamento climatico  e la distruzione del pianeta e che supporta le multinazionali e le industrie che favoriscono il genocidio in Palestina e i conflitti nel mondo.

Il lungo percorso ha sostato in punti significativi per effettuare interventi sui temi che oggi e da sempre impegnano la riflessione e l’azione  femminista. 

Interventi contro le discriminazioni – economiche e burocratiche –  e contro il razzismo, contro la militarizzazione delle scuole e la carenza di educazione sessuale e affettiva, mentre la scuola “del merito e  della disciplina”  diventa fornitrice di manodopera a basso costo con l’alternanza scuola- lavoro, ma anche selezionando e respingendo nelle scuole tecniche e professionali.

Ancora una volta si sono dovuti richiamare, davanti all’ormai  fatiscente consultorio di via XIV settembre, i diritti riproduttivi sempre meno rispettati e resi impossibili dall’obiezione di coscienza.  

Oggi poi rivendichiamo il diritto di attraversare liberamente gli spazi della città, minacciato pesantemente dal disegno di legge 1660 e dai decreti sicurezza che lo anticipano, individuando negli spazi urbani “zone rosse” e categorie di abitant* sgradit*. Alle norme governative  si aggiungono le ordinanze comunali, come quelle antiprostituzione che definiscono strade e abbigliamento “idonei a manifestare l’intenzione di adescamento”. Vogliamo poter essere liber3 di occupare tutti gli spazi e vestit3 come vogliamo. Le sex workers sono nostre sorelle.

Dinanzi alla sede RAI  locale sono stati richiamati i media ad  informare correttamente sulle guerre in corso evitando manipolazioni della pubblica opinione. Anche la narrazione delle violenze, degli stupri e dei femminicidi, lesbicidi e transcidi ne altera la percezione, quasi che si tratti di violenze non sistemiche ma individuali e  gli assassini siano giustificati dalle intemperanze e disobbedienze femminili, sulle cui ragioni si indaga con una vera pornografia del dolore. 

La recente introduzione del reato autonomo di femminicidio, che di fatto serve solo a dare un’etichetta ad un reato già punito con l’ergastolo, di certo non permette in alcun modo di risolvere il problema, né si cercano soluzioni efficaci e sistemiche per prevenirlo. 

E ancora un intervento di condanna del genocidio in Palestina e contro la guerra, tutte le guerre, ma ancor più oggi contro il riarmo in Europa, che in questi giorni sta eccitando i guerrafondai e che dirotta  sulle fabbriche di morte  risorse che dovrebbero  essere destinate al welfare e alla giustizia sociale. Da noi viene invece l’invito ad opporsi al riarmo, a disobbedire e disertare.

Una giornata di sciopero transfemminista per abbattere i ruoli e le aspettative di genere, per boicottare la riproduzione di un sistema sociale sempre più violento e autoritario, una giornata di rabbia e di gioia.

Uno sciopero transfemminista non può che avere al centro anche le generazioni future. Per questo è stato creato uno spazio bimb3 manifestanti, per dare voce anche ai più piccol3. Crediamo che la prevenzione delle violenze passi attraverso un’educazione affettiva e sessuale che insegni il rispetto dei corpi, il consenso, la libertà di essere sé stessɜ senza paura. Rifiutiamo ogni narrazione che imponga ruoli rigidi, che insegni la sottomissione o il dominio, che reprima l’espressione delle emozioni. Vogliamo spazi educativi e sociali liberi dalla violenza patriarcale e dalla propaganda militarista, vogliamo scuole aperte e ambienti sicuri e inclusivi per tuttɜ, dove si insegni la solidarietà e non la paura. Perché il rispetto si impara da piccol3, e solo coltivando una cultura della libertà in ogni ambito della società potremo costruire un mondo senza violenze. 

Questa giornata di sciopero non si è limitata a esprimere la rabbia, anzi è stata attraversata da un flusso continuo di gioia e di amore, di sorellanza, nel rispetto delle differenze. Una strada difficile ma che vogliamo con tenacia praticare.   Perché vogliamo che i diritti siano di tutte e tutti, senza esclusioni.