Non so dire se sono più raggelata o furibonda per il doppio servizio,in
video e in pagina, realizzato da Repubblica di oggi sulla [giornata in burka->http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/28/news/burqa_citt-2101570/]
e niqab per le vie e gli uffici di Milano. Non una parola o un cenno sul
significato della adozione di un manto che copre il corpo di una donna,
lasciando solo gli occhi visibili (e talvolta nemmeno quelli) o di un velo,
unitamente ad un abbigliamento che copre tutto il corpo, che anche questo
lascia scoperti solo gli occhi.

Chi pratica il mestiere
dell’informazione conosce il valore dell’inchiesta, della ricerca sul campo,
dell’esperienza in diretta e in prima persona nel restituire la realtà a chi
legge, guarda o ascolta il reportage. C’è però ovviamente modo e modo, nella
scelta di raccontare un fatto. E, soprattutto, c’è sempre una tesi che sotto
traccia ci indica il messaggio della cronaca, anche se questa viene
proposta sotto il segno della ‘neutralità’ (ovvero il puro registrare cosa
succede).

I risultati del doppio lavoro della collega possono essere sintetizzati
così: i milanesi sono più gentili e civili di quanto ci si aspettasse, e
questa è l’unica buona e lieta notizia.
_ Non una parola o un cenno sul
significato della adozione di un manto che copre il corpo di una donna,
lasciando solo gli occhi visibili (e talvolta nemmeno quelli) o di un velo,
unitamente ad un abbigliamento che copre tutto il corpo, che anche questo
lascia scoperti solo gli occhi.

La chiusa dell’articolo lascia persino
intravvedere come la noiosa e ripetitiva giornata di una cassiera di
supermercato possa essere alleviata dal diversivo offerto da una sua simile
completamente invisibile.
_ So benissimo che, nell’assordante silenzio della
sinistra, solo le voci leghiste e della destra risuonano, nel segno del
razzismo e dell’indifferenza verso i diritti delle donne, pur usando queste
per segnare il terreno nel nome della religione di stato, che qui da noi è
quella cattolica.
_ So però altrettanto bene che l’accoglienza delle presunte
‘differenze’, quando si tratta di donne e del loro corpo, è segnata in modo
pesante da logiche che non sono di certo quelle della democrazia e del
rispetto, ma sono sempre ossequio al mercato e all’opportunismo.
_ Lo dicevamo
quando si ammantava una guerra come liberatoria per le donne in burka.

Però
non ci sono molte reazioni quando alle ricche signore degli Emirates è stata
con gioia riservata senza ingresso agli uomini una bella fetta di spiaggia
vicino a Rimini, perché le signore erano islamiche integraliste ricche e
paganti.

Ho visto a Milano, alla stazione centrale, una donna completamente
velata e con gli occhi appena visibili tenuta da un gruppo di uomini con una
corda al polso, senza che nessuno dicesse nulla.
_ Sono stata gentilmente
avvicinata da un uomo con la barba, al cui fianco stava una donna in burka,
che mi ha chiesto indicazioni stradali, come se nulla fosse.

Mi chiedo se è
questa la società che vogliamo: quella in cui ogni scelta, ogni ideologia,
ogni ‘differenza’ è la benvenuta senza alcun dibattito e senza alcun
confronto, specialmente se queste ‘scelte’ e ‘differenze’ ricadono sui corpi
delle donne.

Mi chiedo se sia giusto, e se generi giustizia, un
atteggiamento di relativistico rispetto per ogni scelta, senza una
riflessione attenta sugli effetti sociali e politici delle conseguenze che
ogni scelta provoca. Lo facciamo sull’esposizione dei corpi di donne nella
tv, perchè taciamo sui significati della copertura del corpo delle donne
islamiche? L’attivista femminista iraniana Namazie ha scritto che senza
dubbio ci sono tante posizioni e ideologie politiche, ma che non tutte
esprimono visioni del mondo improntate alla giustizia. Cita come inique il
nazismo, il fascismo e l’integralismo religioso, in tutte le tre grandi
religioni rivelate.

L’algerina Minouna Hajam, attivista femminista nella banlieu parigine, ha
scritto circa le critiche da sinistra e da parte di alcune femministe contro
la legge francese che non permette i simboli religiosi nella scuola (velo,
kippa e croce):”Con le femministe avevamo scommesso il trionfo della
modernità sull’ignoranza. Dobbiamo ammettere di esserci sbagliate e le donne
sono rimaste intrappolate.Non eravamo fanatiche di una legge perché sappiamo
per esperienza che una legge non risolve nulla. Ma le diverse leggi contro
il razzismo pur non abolendolo permettono alle vittime di difendersi. Se la
maggioranza della gente si interroga sulla proibizione dell’escissione della
clitoride è perché la legge proibisce questa pratica. In questo senso
pensiamo che la legge per la laicità protrebbe rivelarsi una stampella per
le donne e le ragazze che rifiutano le idee integraliste.”

Quello che penso
è che l’indulgenza ‘curiosa’, o l’indifferenza su questi argomenti sia
ancora più dannosa del razzismo, perchè le uniche voci che si levano sono
poi appunte quelle razziste. Vogliamo che anche qui in Italia, come già in
inghilterra e Canada, si affianchino alla legge dello stato quella della
sharia? A quel punto, travolte dalle benedizioni di ogni uomo e donna di
integralista fede (qualunque fede) tutte saremo travolte. Pensiamoci.