Il convegno che si è svolto l’8 aprile a Milano, per iniziativa dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra era “Vite al lavoro. Donne e uomini nella crisi: letture e proposte del femminismo italiano”.
si proponeva di discutere le analisi e proposte sul lavoro, contenute in alcuni testi femministiI lavori sono stati introdotti da Maria Luisa Boccia e Alberto Leiss. _ Nell’invito dell’Ars si affermava che “non è possibile comprendere il lavoro, né quello degli uomini né quello delle donne, se non si mettono al centro dell’analisi e della politica i soggetti, i loro bisogni e desideri, i modi diversi in cui l’organizzazione del lavoro e della società incide nelle loro vite.
_ Negli ultimi decenni la presenza delle donne nel mercato del lavoro è aumentata anche nel nostro paese, in misura consistente e costante.
_ Questo cambia radicalmente il rapporto tra produzione e riproduzione, apre nuovi conflitti e richiede pratiche e proposte politiche diverse. Le donne italiane lavorano fuori casa e in casa, per il mercato e per la cura, in modo obbligato e per scelta, retribuito e gratuito. Le loro vite e le loro aspettative non possono essere costrette in alternative secche, in modelli univoci.
_ La crisi economico-sociale e le politiche fin qui adottate hanno acuito il contrasto tra il vissuto soggettivo del lavoro e le condizioni in cui si svolge. C’è una chiara volontà, nel privato e nel pubblico, di ridurre il lavoro a merce e di disporne senza regole. La proposta dell’Ars nasce dalla convinzione che per superare questo limite sia necessario mettere al centro il discorso femminista”.

E il discorso femminista è stato al centro delle relazioni introduttive. {{Maria Luisa Boccia}}, riferendosi al testo della Libreria delle donne di Milano, ha sottolineato il contrasto fra “chi scommette sulla forza delle libere soggettività e chi ritiene prioritario sconfiggere la sofferenza femminile prodotta dal capitalismo e dal patriarcato morente”.
_ Nel mondo ci sono entrambe, la libertà e la sofferenza, ma a seconda di quale si sceglie cambia il punto di vista, cambiano le politiche.
_ Sono infatti “astratte” quelle politiche, quelle strategie che puntano alla “rimozione degli ostacoli per migliorare la condizione femminile”.
_ Coloro che le propongono muovono dall’interesse, nella convinzione di sapere cosa “conviene” alle donne, e si stupiscono perché le donne non le fanno proprie, non si impegnano. Le donne sembrano poco disposte a lottare per liberarsi dallo svantaggio, ma sono anche poco disponibili ad adattarsi all’esistente. Si tratta, ha concluso Boccia, non di mobilitare l’interesse, ma di mobilitare il desiderio.

{{Alberto Leiss}} ha sostenuto che le analisi del femminismo, se da un lato confermano il lavoro come fondamento dell’azione politica rivolta al cambiamento, dall’altro costringono a ripensare alla radice il modo come noi ci relazioniamo al lavoro.
_ Altrettanto radicale è, grazie al femminismo, un nuovo senso della parola “libertà”. Non si può capire cos’è oggi la libertà se non si capisce che le donne hanno conquistato una nuova libertà, che cambia il mondo e in particolare il mondo del lavoro.
_ Una politica che faccia leva sul desiderio può incontrare l’atteggiamento dei precari, uomini e donne giovani e meno giovani, che pur lottando contro la precarietà mostrano perplessità di fronte all’idea di impostare tutta la vita intorno a un solo lavoro.
_ Bisogna anche misurarsi con il coraggio di chi ha votato no al referendum Fiat, aprendo una situazione dove è possibile una politica diversa. Leiss ha concluso citando Marx (l’undicesima tesi a Feuerbach in cui si afferma che i filosofi finora hanno soltanto cercato di interpretare il mondo mentre si tratta di cambiarli ndr) affermando che il mondo va sia cambiato che interpretato, perché “nominare il cambiamento intorno a noi, e in noi, è la chiave per produrre una nuova politica”.

Il primo intervento è stato di {{Gian Paolo Patta}}, che ha ricordato come la contrazioni degli orari di lavoro, nella storia, ha portato da una situazione in cui il lavoro impegnava tutto il giorno per tutta la vita, a una situazione, quella odierna, successiva agli anni ’70 del secolo scorso, dove il lavoro comincia a 18-19 anni (in media) e prevede, alla fine, una pensione per circa 20 anni. Se all’inizio questo tempo liberato dal lavoro ha consentito di svolgere altre attività umane, oggi le cose sono cambiate. _ La divisione mondiale del lavoro ha avuto come conseguenza (una delle conseguenze) che il lavoro manifatturiero/operaio è aumentato, ma si è spostato altrove. E comunque più che il lavoro operaio è il lavoro autonomo che si va riducendo, mentre continua la tendenza alla proletarizzazione di tutto il lavoro subordinato.

{{Lidia Cirillo}}, riprendendo il discorso di Boccia, afferma che esiste una condizione di svantaggio per le donne, nel nostro mondo, dove l’archeologia del patriarcato ha lasciato macerie, che ingombrano il cammino delle donne e degli uomini.
_ Non vede quella alternativa fra libera soggettività e sofferenza che Boccia riprende dal Sottosopra, perché non si tratta di sofferenza, quanto di conflitto. Libera soggettività e conflitto sono inscindibili per fare del femminismo una massa critica, superando l’attuale chiusura nei gruppi. Non si può parlare del lavoro delle donne, dimenticando l’intersezione fra classe e genere. Le donne non hanno avuto vantaggi né dalla richiesta di diritti uguali, né dalla richiesta di diritti diversi: il punto è chiedere diritti uguali, ma il cui punto di riferimento siano le donne.

{{Sandra Bonfiglioli}} parte dalla condivisione del documento Sottosopra, sottolineando la necessità di superare la divisione fra la sfera del lavoro e sfera della vita, ricomponendole nella sfera della vita.
_ Di conseguenza bisogna riconoscere che la cura è lavoro, come componente socialmente riconosciuta, e che una linea di azione su cui ci si può incontrare, donne e uomini, è quella di ricostruire i tempi di lavoro con il primato del tempo di vita, nell’orizzonte possibile di un nuovo patto sociale, che passa attraverso l’educazione delle giovani generazioni.

{{Giordana Masotto}}, una delle autrici del Sottosopra, afferma che per affrontare il tema lavoro bisogna ripensare il lavoro mettendolo al centro del bisogno di politica. Contesta l’affermazione di Camusso, secondo cui il femminismo non ha fatto elaborazione sul lavoro. Vero è che la riflessione si è fermata alle soglie del sindacato (ma chi ha chiuso la porta?). Comunque di elaborazione ce n’è tanta, in filoni diversi e il problema è connetterla con il desiderio di aprire conflitti efficaci.
_ Fra i problemi che rimangono aperti, quello della rappresentanza, della possibilità di agire come soggetto plurale, per cui la rappresentanza non è delega, ma relazione, scambio ininterrotto. La presenza di donne ai livelli apicali della Cgil è frutto di strategie che hanno funzionato, ma si può dire che quelle donne rappresentano le donne nel sindacato?
_ Come si rappresentano le soggettività, soprattutto all’interno di una organizzazione nata per rappresentare l’operaio maschio indifferenziato?
_ Ma quando c’è in gioco l’umanità dei soggetti (vedi vittoria politica dei no al referendum Fiat) viene fuori una natura diversa della rappresentanza. A Milano stanno lavorando alla costruzione di una Agorà del lavoro, luogo politico per dare a questi discorsi visibilità pubblica e per dare a uomini e donne la possibilità di esserci e di parlarsi.

{{Marisa Nicchi}} ha ripreso la proposta, da lei promossa, Se 60 ore vi sembran poche, centrata sul nesso fra esigenza di cambiamento e strumenti per realizzarlo. La proposta, nata come risposta alla provocatoria richiesta di aumento dell’età pensionabile per le donne (pubbliche dipendenti, per ora), partiva dal riconoscimento economico del lavoro di cura, necessario per la vita, mai quantificabile, mai totalmente delegabile. Questo lavoro non verrà mai sostituito, neppure dal migliore dei welfare, non verrà eliminato nemmeno dalla migliore ripartizione di esso fra uomini e donne.
_ Alla sollecitazione di Boccia, Nicchi risponde che le donne hanno resistito all’uguaglianza perché è stata punitiva. L’obiettivo è la valorizzazione diversa del lavoro nelle diverse fasi della vita, senza penalizzare le donne.

{{Maria Grazia Campari}}, una delle autrici de [L’emancipazione malata->7224], nega che il pensiero delle donne si sia fermato alle soglie del sindacato. Come al solito, il problema non è il nostro silenzio, ma il non aver tenuto conto di quello che le donne hanno elaborato e scritto.
_ Durante la discussione alla Camera dei deputati del testo unificato per una legge sulla rappresentanza sindacale, nel 1998, ha circolato, poco, una proposta fatta da sindacaliste milanesi e da Campari (giuslavorista).
_ Il problema è che né desideri, né bisogni femminili sono recepiti da una rappresentanza di classe costruita sui bisogni maschili. Occorrono spazi di rappresentanza. Si devono attivare conflitti (di sesso e di classe) che diano alle persone il senso di stare in una dimensione collettiva e non a livello individuale.

{{Lea Melandri}} parte dall’affermazione centrale del femminismo, della politicità della sfera privata. Nella sfera personale stanno le esperienze umane universali e il femminismo partiva da lì per ripensare tutto. C’è rischio di confusione fra amore e lavoro di cura. La cura è una necessità legata alle fasi di dipendenza della specie umana, ma le donne curano anche persone che sarebbero in grado di curarsi da sole, in un maternage infinito.
_ Se la cura è necessità dell’umano, deve essere compito di uomini e donne. Perché le donne sono così legate alla cura?
_ C’è una sorta di competenza storica: le donne sono percepite come figure potenti, capaci di seduzione e cura, dalla culla alla tomba. L’organizzazione del lavoro ha fatto finta che la cura, la conservazione della vita fosse altrove. Le donne si sono rese indispensabili: un potere che non ci porta granché, ma c’è.

{{Antonella Nappi}} afferma che tutto il lavoro è economia, come complesso di tutto ciò che sostiene la vita e il lavoro. Noi dipendiamo dal lavoro della natura. I nostri progetti vanno misurati con costi e benefici. I desideri vanno messi in relazione ai comportamenti. Dobbiamo assolutamente avere in mente qual è il lavoro possibile per l’umanità, in un contesto che permetta al pianeta di sopravvivere. Quindi vanno ridotte l’economia monetaria e il lavoro produttivo.

{{Roberta Fantozzi}}, partendo dal documento Sottosopra, sottolinea la necessità di rifuggire dalle impostazioni essenzialistiche e di decostruire i processi in atto. Di fronte alla pretesa dei meccanismi del mercato globalizzato servono scarti soggettivi che hanno a che fare con l’individualità di ognun*.
_ Se la cura è ineliminabile dalla vita della specie umana, bisogna che si apra un conflitto , perché di questo si faccia carico la società, non le singole, un conflitto di sesso per rimettere in discussione i ruoli. Inoltre, in una stagione di aggressione ai diritti delle persone, il dominio maschile sulla sfera pubblica deve essere oggetto di una riflessione specifica.

{{Maurizio Landini}} (che si è trovato forse per la prima volta da quando è segretario Fiom a misurarsi con il femminismo e le sue letture/proposte rispetto alla crisi) ha sottolineato come siamo di fronte a un passaggio epocale, nel senso letterale del termine: stanno succedendo cose che nessun* di noi ha già vissuto.
_ Cita il Giappone (la crisi nucleare) e la guerra. Il modello sociale realizzato finora è fuori controllo, rischia di far saltare tutto. Dalla crisi non si esce con una ripresa dei consumi, ma senza una ripresa dei consumi non si ha un aumento dell’occupazione.
_ Ma quali consumi? di quali prodotti? Che cosa è il prodotto? Pezzi di lavoro di cura possono essere occasioni di ripresa dell’occupazione, per uscire dalla crisi con un diverso livello di sviluppo. Siamo di fronte ad una svalorizzazione del lavoro, a un tentativo di cancellare la contrattazione.
_ La rigidità del processo produttivo scarica l’esigenza di flessibilità sulle persone. Le imprese si stanno riappropriando del tempo di lavoro e di vita delle persone. In questo contesto la proposta di Sottosopra di mettere in discussione l’orario uguale per tutti non è sindacalmente accettabile, perché mettendo in discussione il tempo di lavoro si mette in discussione la vita.
_ L’alternativa alla contrattazione collettiva dell’orario di lavoro non è la contrattazione individuale, che non può farcela. Siamo di fronte a un attacco del capitalismo ad ogni soggettività “altra”, a una frantumazione del processo lavorativo che non ha precedenti. Come si fa a contrattare individualmente? E’ giusto non voler fare lo stesso lavoro tutta la vita: dipende da chi sceglie. Landini afferma anche di essere arrivato a un cambiamento di posizione sul reddito di esistenza, che potrebbe servire a pagare la formazione fra un lavoro e l’altro.

{{Paola Melchiorri}} afferma che il femminismo ha reso visibile ciò che non lo era, il lavoro domestico in tutte le sue forme (anche non domestiche: le pulizie p.es.). Abbiamo deinvisibilizzato la materialità. Più difficile renderla riconoscibile socialmente, valutarla. Uno strumento c’è: il gender budgeting, che consente di rendere visibile, valutabile questo lavoro. Però questo strumento è poco usato, lo sforzo di ricomporre la frattura, di misurare il lavoro si è fermato.
_ Questo da noi, mentre in altri paesi ci sono esperienze che però non circolano. La forte statalizzazione del lavoro di cura nei paesi nordici, fa vedere il resto irriducibile, che non è specifico delle donne, ma ricade sulle loro spalle. Nelle nuove generazioni vedo, come in altri paesi, forme di imprenditoria sociale: le cose nuove ci sono, ma non circolano.

{{Elettra Deiana}} vede una discussione bloccata, dove c’è l’esposizione delle scuole di pensiero, ma dove manca la dimensione politica, perché le pratiche vengono solo citate. Dichiara di voler capire come il nesso lavoro-esistenza è vissuto politicamente dalle persone più giovani. Si nota un’aspirazione alla libertà (meglio un lavoro scelto, un lavoro gestito), ma c’è anche il forte disagio della precarietà, della provvisorietà, di vivere una vita, un lavoro che non danno certezze.
_ Le donne devono fare i conti anche con il desiderio di maternità. Cita la manifestazione dei precari (del 9 aprile, domani rispetto al convegno), sottolineando il problema del non-dissidio generazionale e della costruzione di una rete di alleanze. In quella manifestazione c’è anche l’obiettivo del reddito.
_ Sull’irruzione del femminile nella società (di cui molt* parlano) si domanda se offre solo opportunità oppure richiede pensiero critico, per capire se il femminile tradizionale, complementare e subalterno è rimasto tale o è cessato. Secondo Deiana è rimasto, e va attaccato, rianimando il pensiero pubblico femminista.

{{Lia Cigarini}} si chiede: come mai non c’è ribellione, dopo due decenni di degrado? Perché ci sia una rivolta occorre un lavoro politico sul simbolico, occorre rendere possibile un altro linguaggio.
_ Servono spazi diversi, contesti autonomi dalle organizzazioni sindacali e partitiche, dove le parole conflitto, soggettività, ribellione, possano acquisire un significato corrispondente alla situazione attuale. Utile moltiplicare momenti come questo convegno, in cui si confrontano la pratica di relazione con chi pensa ancora a forme più tradizionali. Intensificando lo scambio con persone con punti di vista differenti possono venir fuori sia spunti di teoria che quel linguaggio innovativo di cui c’è bisogno.

{{Aldo Tortorella}} sottolinea che le preoccupazioni espresse da Landini sono quelle di chi si trova a dover prendere decisioni in una stretta. E’ vero che le vecchie parole, le vecchie organizzazioni non hanno tenuto. E non è questione di legge elettorale , né di dominio dei mezzi di comunicazione di massa.
_ La Fiom non si trova davanti a un cambiamento di desiderio dei lavoratori, ma al ricatto della fame. E deve dare risposte immediate, che sono parziali. Una volta che il sogno universalistico (le idealità comuniste) è venuto a mancare, è mancato il destino. Il movimento femminile non ha trovato soluzioni, ma ha il merito di aver individuato una prospettiva nuova.
_ Quale libertà?
_ La parola libertà ha valenze profondamente diverse. Prima l’idea era ferma al conflitto di classe, L’avvento del movimento femminile porta dentro questa unicità la condizione degli uomini e delle donne. E’ importante che chi opera politicamente/sindacalmente adotti un altro punto di vista. La parola d’ordine della Fiom è: decidano i lavoratori e le lavoratrici sulla loro condizione. Questa non è una parola tradizionale: nella vicenda del referendum hanno fatto parlare e agire le soggettività.

{{Antonella Picchio}} giudica positivamente in questo convegno l’apertura fra i diversi femminismi. Il movimento femminista (il mio femminismo, precisa) parla di lavori, non di lavoro. Dice che l’esperienza riproduttiva, di sostegno di persone e di manutenzione di spazi e case è lavoro. Lo spazio è diverso, quello domestico; la relazione è diversa, è relazione di cura.
_ La novità non è l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro: ci sono sempre state, non sempre viste.
_ La novità è la nostra analisi sul secondo lavoro, quello di riproduzione, che permette di vivere e convivere. E non è vero che non si misura: se ne può misurare il tempo, scoprendo che quel lavoro non pagato invisibile è più del lavoro pagato. E’ essenziale.
_ Ma incappa in un problema: il corpo dei lavoratori. Sia nel lavoro fordista che nei nuovi lavori della conoscenza, come si riproduce il corpo di quel lavoratore? E se si spezza, si spezza la mente, si spezza il futuro.
_ La questione maschile è che se il loro corpo si spezza, la loro vulnerabilità non viene posta sullo spazio pubblico. Se riuscissimo a vedere questo lavoro relazionale, sentimentale, etico, che è tanto, ci accorgeremmo che sposta il modello di sviluppo.
_ Nella fondazione dell’economia politica il salario era commisurato alla sussistenza, doveva servire a riprodurre anche i “sentimenti teneri” necessari alla vita (Smith). Se non c’è questo gli uomini si ammazzano e ammazzano. Per questo abbiamo bisogno di trasformare la realtà, facendo leva sul desiderio, meglio sui corpi desideranti, corpi vulnerabili che non possono che essere in relazione. La questione è la debolezza maschile, che di questa condizione di vulnerabilità non si fa carico. Noi consideriamo sostenibile ciò che è chiaramente insostenibile, perché non abbiamo parole e capacità politica per difendere la comune umanità. Donne e uomini non sono uguali, ma hanno corpi, ingombranti.

{{Bia Sarasini}} si chiede come si cambia il lavoro, partendo dal punto di vista di una che ha avuto un progetto dove stavano insieme lavoro e politica e scelte di modernità. Differenza con la generazione attuale che vive un respingimento, rispetto al lavoro. Questo deve impedire di fare politica insieme? No, ma occorrono spazi comuni. La mancanza di ribellione al dominio delle imprese sulla vita viene dalla mancanza di luoghi comuni. La realtà comunque è molto più tumultuosa e vitale di quello che sembra.

{{Rosa Calderazzi}} riferisce che in America Latina ci sono reti di donne che si occupano di economia e di lavoro, per capire come funzionano i rapporti di classe e di genere. Oggi la novità non è il lavoro delle donne, ma che alcuni lavori domestici vengono affidati ad altre donne. Il lavoro domestico, forse è vero che non si può eliminare, ma si può trasformare in un’altra cosa, superando i ruoli.

{{Eleonora}} Mineo, interviene (unica donna under 50, ndr) per parlare dall’interno della condizione precaria. Accenna a una incoerenza assoluta, nel suo caso, fra contratto, lavoro e reddito. Ha trovato gli strumenti per affrontare questa incoerenza nel confronto con le donne e le compagne di lavoro. Sottolinea quanto ci sia anche una cura del lavoro, che è difficile trovare.
_ Ricorda la manifestazione dell’indomani. Non vede conflitto fra una lotta per i diritti e una per il simbolico: sono necessarie entrambe. Occorre inventare strategie, approfittare degli spazi indefiniti, ridefinire i consumi. Con le donne, più che fare massa critica pensa che occorra fare rete. Quanto al lavoro di cura, lei vede un cambiamento: oggi non hanno tempo per farlo né donne né uomini, e quindi lo fanno entrambi, per lo meno i maschi che lei ha vicino. Chiude con un’affermazione di orgoglio: abbiamo pretese molto alte e il futuro ce l’abbiamo, con la politica che abbiamo imparato dalle donne.

{{{Testi di riferimento}}}

– Gruppo lavoro della Libreria delle donne di Milano, [Immagina che il lavoro->http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/sottosopra_ManifstoLavoro.pdf] (Sottosopra, ottobre 2009);
– AA. VV. (del Collettivo Donne e politica) {{ {L’emancipazione malata. Sguardi femministi sul lavoro che cambia} }} (Ed. Libera Università delle donne di Milano, 2010),
– AA. VV. [Se 60 ore vi sembran poche->http://dichiarazionelavori.xoom.it]