Il 13 luglio è stato il primo dei due giorni della mobilitazione promossa dal Progetto 20K con la parola d’ordine «Tutti e tutte a Ventimiglia: per il permesso di soggiorno europeo, per il diritto alla mobilità umana».

Prima  della manifestazione internazionale che si è tenuta ieri 14 luglio 2018 (al corteo hanno aderito tra gli altri la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, Non una di meno, Progetto Melting Pot Europa e Arci nazionale e provinciale imperiese e Dire ), il 13 pomeriggio a Ventimiglia, al confine italo francese di Ponte San Ludovico, c’è stato un tentativo di «border crossing», cioè di oltrepassare la frontiera con la Francia, con in mano un simbolico «permesso di soggiorno europeo», quello appunto chiesto dai manifestanti. Una manifestazione pacifica che si è svolta di fronte a un massiccio spiegamento di forze dell’ordine sia italiane che francesi. Il breve corteo si è diretto appunto verso il confine con la Francia e poi è stata montata una tenda a ricordare gli accampamenti smantellati. Chi ha manifestato ha anche potuto mettere un cartello sul versante francese del confine con sopra disegnato un permesso di soggiorno. Slogan contro il ministro degli interni italiano Matteo Salvini e il presidente francese Macron, con un messaggio indirizzato a Parigi  per le celebrazioni per il 14 luglio: «Vi preparate a festeggiare la vostra fraternità, la vostra uguaglianza e la vostra libertà, ma dove sono i valori fondanti della repubblica francese?»  Contro la due giorni di mobilitazione si è ripetutamente espresso il sindaco dem di Ventimiglia, Enrico Ioculano, già autore di un’ordinanza che vieta di distribuire cibo e bevande per strada ai migranti. «Un’ordinanza che abbiamo violato e continueremo a violare», dice Giacomo Mattiello del collettivo Progetto20K.

Alla manifestazione di ieri 14 luglio  sono arrivate migliaia di persone  da città del Nord Italia, dalla Francia e dalla Spagna. È stato un corteo pacifico, presidiato da un nutrito gruppo di forze dell’ordine. La manifestazione è partita dal piazzale di fronte al cimitero, ha attraversato via Tenda, imboccando largo Torino, il ponte sul fiume Roja: luoghi simbolo, dove sono avvenuti gli sgomberi dei migranti che si accampavano prima di provare a superare la frontiera francese. Poi si è spostata all’interno della galleria Francia ed è tornata indietro, fino alla piazza dei giardini, dove si sono alternati – su un palchetto ricavato a bordo di un furgone degli organizzatori – esponenti delle decine di associazioni che hanno aderito all’iniziativa.

A conclusione della manifestazione davanti al palazzo comunale è stato esposto un cartello con i nomi di alcuni migranti morti mentre cercavano di superare le frontiere in Europa. Non sono mancati attacchi all’attuale governo italiano, con slogan del tipo «Apriamo i porti, affondiamo il governo» oppure «Meno Salvini, più salvati». E attacchi al governo francese di Macron. Attacchi anche al Pd, all’ex ministro dell’Interno Minniti e all’attuale sindaco della città di confine, Enrico Ioculano, contestato per una vecchia ordinanza che vieta di somministrare cibo e bevande ai migranti per strada.

Chi ha organizzato la manifestazione ha esposto una vignetta in cui si vede Salvini baciare Ioculano che indossa la fascia da sindaco. «Siamo tra i 6000 e 8000 – ha detto Giacomo Mattiello del collettivo Progetto20k – È stato un corteo non solo di bianchi e maschi, ma anche di donne e uomini provenienti da ogni parte del mondo. Ventimiglia città aperta è una piattaforma che continuerà. Tutte queste realtà hanno deciso che oggi non doveva essere una data in cui si esauriva il progetto. Dato il potenziale enorme, abbiamo deciso di tornare ad opporci alle politiche europee che hanno due facce. Da una parte quella di Macron, che sembra l’emblema dell’accoglienza, quando invece ha sigillato le frontiere; dall’altra quella di Salvini che chiude i porti e non accoglie le navi dell’ong». Un prossimo appuntamento potrebbe tenersi a settembre.

Ventimiglia. Oggi. 14 luglio. Penny ha scritto

Libere di muoversi.

Io penso alle mie bambine e alle loro madri. Penso ai viaggi nel deserto, nelle montagne o in mezzo al mare. Allo spostarsi per cercare un futuro. Non migliore.

Un futuro.

Allo spostarsi per scappare alla violenza.
Alla schiavitù. Perché esiste.

Penso a noi.
Nelle nostre case al sicuro.
Con i nostri bambini accanto.
Alle pulizie del sabato.
Alla casa linda.
Al nostro microcosmo.
Ai viaggi. Vicini o lontani.
Quindici giorni al mare o in montagna.

Ci sono donne che devono stare al confine.
In una terra di mezzo.
Dove continuano a non essere niente.
Con i loro figli.

E vorrebbero sfondarlo quel confine.
Per la loro vita e quella
dei loro bambini.

La verità è che crediamo di bastare a noi stesse.
Invece non possiamo fare a meno
le une delle altre.

Dobbiamo sfondarlo insieme
quel confine.
Immaginato e reale.

Dobbiamo farci carico
le une delle altre.

Solo così possiamo vincere
e “occuparci” della nostra vita come si deve.
Sentendo l’esistenza sottile delle altre donne.

Quelle che nel mondo non hanno un posto. Una vacanza. Il diritto di esistere.

Che, come noi, più di noi,
cercano la libertà.

Penny
Grazie a Non una di meno Genova.