Teresa Mangiacapra e Trine Dyrhholm

Un pianeta in fuga, in fuga da guerre, catastrofi naturali e ambientali; donne in fuga da soprusi, violenze e ingiustizie; bambini e adolescenti in fuga da un mondo di crudeltà e ipocrisia; uomini e donne, alla fine della loro vita, in fuga da vecchiaia di dolore, separazione e solitudine… e poi ecco emergere un luogo da cui pare impossibile fuggire: Napoli.

Nonostante la ‘ malavita ‘ incombente, Napoli appare nel film dei Manetti Bros AMMORE E MALAVITA un luogo da cui difficilmente si va via. Non a caso in uno dei motivi musicali dedicato a  qualsiasi altro luogo pur attraente, si canta “ ma non è Napoli! “. Cosa dire? in quanto napoletana o meglio figlia di Partenope?!, si, la bellezza di Napoli è incomparabile ma non è possibile eliminare tutti o quasi i ‘malamenti ‘ come nel film e poi  fuggire comunque con uno stratagemma che solo l’amore e l’acume della donna innamorata riesce ad elaborare per salvarsi e salvare l’amato e soprattutto fermare il fiume di sangue.

Ma nel documentario  HUMAN FLOW dell’artista Ai Wei Wei il fiume, anche di sangue, è reale ed è un flusso oceanico di gente in fuga da guerre, violenza e carestia dovute a troppa ricchezza che a loro non spetta o a catastrofi ambientali o naturali di cui  ormai è sempre più difficile capire il limite tra le une e  le altre ? L’artista ha impiegato un anno per documentare l’ondata di questo flusso immane che spesso sosta forzatamente o come ‘buona’ accoglienza in centri-vespai dove – a detta di una bimba – incombe una minaccia che si aggiunge a bombe e cataclismi: la noia.

Siamo troppi? Il pianeta terra sta per scoppiare ? per scrollarsi di dosso la più pericolosa e devastante delle sanguisughe, l’uomo? si, certo anche donne, bambini, bambine, vecchi, vecchie, neonati, neonate…chi ha colpa, chi non ha colpa ..

S.Mannceau, TMangiacapra, S. Djama, L. Khoudri

e allora ecco la risposta di Alexander Payne con il suo film  DOWNSIZING, satira sociale che propone la soluzione di una fuga ben originale per salvare il pianeta e l’umanità : fuga dalla propria forma di dimensioni  e peso per un ridimensionamento che occuperebbe e consumerebbe ben poco rispetto a prima. Ma l’inganno è presto svelato : è sempre e solo affare e interesse e calcolo, per chi resta e per chi va. Chi invece ha l’animo colmo di amore e di giustizia , non vedrà certo rimpicciolito il proprio cuore e la sua disponibilità ad aiutare i più miseri e disagiati…

Anche Darren Aronofsky nel suo MOTHER! sembra darci una risposta al grave problema: dopo averle tolto tutto , alla MadreTerra ,si intende , strappiamole, lei morente ma d’accordo , il cuore, e tutto ricomincerà! No, non credo che potrebbe funzionare, il Ciclo prima o poi si interromperà per la nostra avarizia e stupidità e dal film, forse, qualcuno/a fuggirà prima del finale perché cuori delicati e sensibili potrebbero non reggere a tanta crudeltà e infamia verso una mother si dolce e gentile.

Non c’è più tempo per ‘ridimensionare’ tutta l’umanità e salvarla insieme al Pianeta ma nemmeno per il Pianeta c’è più tempo per sfuggire alla crudeltà e stupidità umana!

E non c’è più tempo nemmeno per una madre reale di carne e sangue che aspetta da mesi il ritrovamento e l’arresto di chi ha stuprato e ucciso sua figlia ,così la sua geniale idea nel bellissimo film THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI di  Martin Mc Donagh  di fittare tre grandi cartelloni pubblicitari all’entrata del paese e sollecitare le ricerche. La durezza e la determinazione di questa donna non arretreranno di fronte a niente, una guerra vera e propria con le istituzioni locali perché facciano il loro dovere…poi alla fine anche qui una migrazione, o forse fuga, in due , per scovare non più l’assassino ma un assassino e non sapremo se sarà fatta sommaria giustizia o no…perché nel frattempo qualcosa ha cambiato gli stati d’animo..

Cambiamenti dentro e fuori, migrazioni di corpi e sentimenti, fughe reali o immaginarie, fughe dolorose e inutili…come per la protagonista del film MAI MEE SAMUI SAMRAB TER di Pen-Ek Ratanaruang.

Lei cerca di sfuggire al suo destino di schiava del sesso, fuggire dal marito fanatico seguace di una setta e dal suo  potente capo .Sceglierà un killer per eliminare il marito ma dovrà fuggire al suo ricatto e far perdere le sue tracce al potente capo . Troverà rifugio in un luogo dove la vita è semplice e serena con il figlioletto amato anche se frutto di violenza. Inutile ! l ricattatore prima e il Potere subito dopo la ritroveranno e non potrà più fuggire.

Riuscirà invece al giovanissimo protagonista del film MARVIN di Anne Fontaine la sua fuga da bullismo, prevaricazione e miseria culturale e morale dell’ambiente e della famiglia in cui vive. Troverà inaspettate alleanze e riuscirà ad emergere in un ambito culturale e artistico proprio per la sua sensibilità e fragilità  dovute alla sua diversità di maschio sensibile e gentile.

Anche la giovane protagonista di SARAH JOUE UN LOUP-GAROU di Katarina Wyss ha talento per la recitazione e  la scrittura e la sua è una fuga continua, logorante, fuga dall’oppressione, dalla violenza psicologica, dall’insensibilità e aridità relazionale della famiglia. Cerca una via di fuga attraverso bugie, finzioni, invenzioni poetiche ma ad un certo punto non le bastano più. Avviene l’esplosione! Il suo mordere come il  lupo mannaro del titolo è reale ma soprattutto è il segnale che la sua sarà adesso una fuga definitiva.

Non c’è invece alcun talento o passione o entusiasmo nella vita della giovane protagonista di INVISIBLE di Pablo Giorgelli. Non c’è relazione vera nemmeno con la madre  eternamente depressa, non un lavoro che l’appassioni né studiare o andare con coetanei e nemmeno l’amore che è piuttosto sesso toccata e fuga con un uomo sposato. Quale fuga possibile? Per un essere che, come indica il titolo, è invisibile, quasi inesistente a se stessa?! E’ nel suo gesto finale: la scelta di fuggire dalla sala già pronta per subire un aborto! Fugge e mente all’uomo che l’aspetta fuori e che non vedrà più .Si spera che poi sfuggirà anche al suo destino di invisibile!

Sceglie invece di diventare invisibile e sparire dalla macchina in cui il suo ragazzo l’ha lasciata per cercare benzina…la protagonista di DISAPPEARANCE di Ali Asgari .

Durante l’estenuante peregrinazione per trovare ospedale privato o non che la soccorra (per una grave perdita, probabilmente procurata da un tentativo di aborto) comprende di non potere restare con lui…direi forse perché non molto partecipativo della sua sofferenza.

Sparire  dovrebbero invece madre e figlia dell’originale film PIN CUSHION di Deborah Haywood o diventare invisibili agli occhi di chi  le considera nella loro apparente diversità e non le accetta : l’una deforme, l’altra ingenua e tutte e due malvestite, lontane anni luce da uno status di potere, astuzia e conveniente(per chi?) omologazione. Sono due esseri in eterna migrazione ma quando arrivano nella nuova cittadina e nella loro nuova casetta, sono sicure di trovare amicizia, cordialità e gentilezza ma la loro diversità fisica e culturale scatena crudeltà e desiderio di distruzione. Due dimensioni a confronto: una di fantasia, creatività, innocenza e bontà e l’altra di aggressività, noia, violenza e prevaricazione. L’innocenza sarà contaminata e abusata, brutalizzata ma non uccisa anche se il costo per difenderla e salvarla è molto alto: la stessa vita che l’ha generata ,la madre, il cui gesto estremo significa per noi anche la difesa della diversità contro ogni tipo di omologazione.

Anche il personaggio del film L’EQUILIBRIO di Vincenzo Marra ,in fuga da una crisi di fede, è un prete che non vuole omologarsi alla vita di ricatti e ipocrisia di una società dominata dal potere criminale .Tenterà di difendere l’innocenza di una bambina e di aiutare sua madre e ci riuscirà ma a costo della vita di una vittima che non vuole farsi carnefice e della stessa possibilità di restare in quel luogo dove non si può mettere un confine tra bene e male ma si resta in bilico su un precario equilibrio  che è terra fertile per l’ingiustizia e la violenza  e a chi osa tentare di cambiare le regole o è fatto fuori o deve fuggire in tempo.

Il tempo è esso stesso via di fuga  per chi nel presente non trova la forza di riconoscerne il fallimento e la delusione, per chi nega a se stesso/a la verità cruda di insoddisfazione e miseria non permettendo nemmeno un futuro migliore. Nel film LES BIENHEUREUX di Sofia Djama (Premio Lina Mangiacapre 2017 ) ,la regista si interroga e riflette su differenti posizioni generazionali di chi non vuole vedere

problematiche e negatività dell’attuale momento in Algeria, di chi non vede altra possibilità che ‘migrare’ e di chi è ben consapevole e vuole restare a tutti i costi senza false soluzioni e compromessi. Come la giovane Feriel ( interpretata dalla bravissima  Lyna Khoudri – migliore attrice – sezione Orizzonti) che non accetta scappatoie come droga, alcool o fanatismo religioso e si muove con dignità e determinazione in una società ipocrita e schizofrenica.

Anche nel film DOVE CADONO LE OMBRE di Valentina Pedicini la giovane protagonista è in fuga da un terribile passato, o forse dal presente immutabile che nonostante il tempo trascorso ha lo stesso volto del passato che è  rifugio e impossibilità di cambiamento alla sua condizione di  vittima diventata a sua volta carnefice, soprattutto di se stessa. La tragedia dei bambini Jenisch strappati alle famiglie per esperimenti scientifici in Svizzera – a cui la poetessa Mariella Mehr è sopravvissuta  e  ha ispirato questo lavoro, ci viene presentata attraverso la tragedia personale della protagonista perché la regista questo genocidio  non voleva solo documentarlo  -progetto  comunque in atto – ma desiderava dare corpo e sangue  alla narrazione e permettere una più profonda e intima empatia. Il titolo dell’opera richiama la zona d’ombra tra bene e male che, una volta scoperta, offre alla protagonista la possibilità di cambiamento , la spinta al perdono e a trovare  la pace dentro di se.

C’è chi invece vuole fuggire dal presente, un  presente  già passato ma ancora così vivo e palpitante : la separazione dalla madre gravemente ammalata e che lei stessa ha aiutato ad andarsene per alleviarne il dolore e perché le ha supplicato di farlo. Così, Theresa, la protagonista di WOODSHOCK di Kate e Laura Mulleavy ,vaga ormai nel presente senza esserci davvero e il richiamo più forte continua ad essere quello delle incredibili sequoie della sua infanzia. Lei ,una stupenda Kirsten Dunst, le sente , le sogna, le accarezza, vi si rifugia…e non sopporta che proprio il suo compagno debba per lavoro, ogni giorno, reciderle…Poi ancora una richiesta di aiuto per fuggire dalla sofferenza e la vecchiaia e lei compone la stessa mistura magica ma scambia la confezione e la da ad un giovane amico invece del vecchio. Il dolore della perdita si somma al senso di colpa e decide nella fuga, con la stessa droga usata per la madre e il giovane. La fuga sarà un volo stupendo tra le amate sequoie su cui si abbandonerà infine trovandovi la pace.

Il protagonista di  EYE ON JULIET di Kim Nguyen invece non può fuggire dalla sua postazione di controllo su schermi collegati a droni che sorvegliano un oleodotto in un vasto deserto. Il giovane ,lasciato dalla sua ragazza ha il cuore a pezzi e forse, la sua fragilità gli permette di accorgersi di due giovani innamorati che vogliono sfuggire al destino che li vedrebbe separati per sempre. Cerca di aiutarli e riuscirà nell’impresa ma solo con la ragazza e  ne sarà ampiamente ripagato. Che la tecnologia possa tanto è ormai chiaro ma ci fa piacere che possa servire ad aiutare una fuga così giusta e necessaria!

Anche il sogno di un ambizioso progetto non permette a volte di accorgersi che è tempo di cambiamento, tempo di migrare altrove. Nel film LOOKING FOR  OUM KULTHUM di Shirin Neshat, la protagonista, una regista che sogna di fare un grandioso film sulla celebre cantante egiziana Oum Kulthum, si accorge di trascurare  e far soffrire la sua famiglia per questo suo progetto quasi ossessivo di perfezione assoluta. Scopre allora che ciò che vuole davvero è rappresentare Oun non tanto nella perfezione  di donna di successo ma nella fragilità di donna…Non potendo realizzare il finale del suo film come vorrebbe abbandona il set e si libera anche da quella sua ossessiva visione di perfezione .

Assoluta imperfezione invece  per i due personaggi del delizioso film M di Sara Forestier. Lei balbuziente che sceglie di non parlare e lui analfabeta che rischia ogni sera la vita. Incontro casuale e il loro destino cambia per sempre anche se ci vorrà un intervento esterno per non fare avvenire una irreparabile separazione. E la fuga? Quella è avvenuta prima del loro incontro ed era dentro nel profondo e se la loro relazione non fosse sbocciata, sarebbe stata una fuga dalla realtà.

Invece la cecità di Emma (una bravissima Valeria Golino) ,nel film IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE di Silvio Soldini le da forse più forza e determinazione ad essere nella realtà, al positivo e senza vittimismo. Se fuga c’è stata per lei è avvenuto acqua passata. Un tentato suicidio a cui accenna per fronteggiare l’adolescente che non si accetta e alla quale insegna la lingua francese ma soprattutto la maniera di rendersi indipendente nonostante l’handicap.  La sua vera fuga però è stata quella dall’irrealtà a cui una condizione di menomazione come la cecità può condurre , ha invece trasmigrato  su sponde altre da dove può osservare il …colore nascosto delle cose.

Chi invece sembra non vedere colore nella sua vita, è Nico ,ovvero Christa Paffgen raccontata dalla regista Susanna Nicchiarelli  nel suo bel film NICO ,1988, interpretata da una eccezionale Trine Dyrlom,  oltre che bravissima attrice, cantante e cantautrice. Sono gli ultimi anni di vita della ex bellissima donna amata e ammirata ma non sufficientemente conosciuta per quello a cui forse lei più teneva: la sua musica e le sue canzoni. In questo suo percorso finale cercherà di riunirsi al figlio trascurato e problematico e di portare in giro la sua musica ma dentro porta sempre con se un qualcosa che non le permette mai reale fuga da sofferenza e pena. Non bastano droghe e alcol per cancellare il vuoto dentro che da piccola le bombe su Berlino le hanno scavato dentro. Cos’ è l’orrore della guerra? devastazione e rovine!  Quelle fuori si possono riparare ma dentro mai: e la fuga è impossibile.|

E dalla solitudine? dalla perdita? dalla vecchiaia? Si può fuggire? Sembra di si!

Nel film THE LEISURE SEEKER (ELLA E JOHN) di Paolo Virzì i due protagonisti, lei, Ella lucida e determinata ma gravemente ammalata e lui John, forte ma di memoria sempre più ridotta, decidono di vivere gli ultimi giorni della loro vita liberi ed uniti, in maniera gioiosa e imprevedibile non permettendo a figli, dottori e chi altri di occuparsi della loro vita al posto loro. Sarà un’avventura  e  con loro primi ed unici protagonisti padroni delle prprie scelte.

Anche  OUR SOULS AT NIGHT di Ritesh Batra sembra proporre una soluzione. La protagonista ( Jane Fonda )invita il vecchio amico (Robert Redford) e vicino di casa a passare la notte insieme per parlarsi e tenersi compagnia ora che, sono ambedue senza la dolce metà. Nasce così un sodalizio davvero eccezionale anche a favore del povero nipote di lei che non ha la fortuna di avere  né una madre amorevole né un padre all’altezza. Infine la migrazione di lei in casa del figlio sarà necessaria ma la love story davvero originale non si fermerà perché l’essenziale è comunicare e loro continueranno a farlo per telefono.

Il personaggio di HANNAH  di Andrea Pallaoro invece non trova possibilità di sfuggire alla sua condizione di lenta perdita di sicurezza e conoscenza di se e del suo mondo. Forse l’evento che fa scaturire la sua tragica condizione potrebbe anche non essere rilevante, nel film non a caso è solo velatamente  espresso: l’imprigionamento del marito probabilmente per pedofilia. Ma lei non sembra tanto sconvolta da questa pur terribile scoperta, lei cerca di muoversi come sempre, di vivere le sue certezze, il suo lavoro, i suoi incontri di ricerca di benessere di mente e corpo, ma arriva l’inghippo che non è tanto la solitudine, a cui sembra abituata  ma l’impossibilità a continuare a coltivare la vita, la sua vita, come sempre fino ad allora. Non è lei a perderla lentamente ma il mondo esterno a rubarle  l’identità.

In fondo tra alterne fughe forse tutte messe in atto per inseguire un sogno, una speranza, un desiderio di cambiamento, per vincere un senso di impotenza o di colpa o per sfuggire alla giustizia o rincorrerla…la laguna accoglie tutto e ci culla in uno scenario che nessun film può proporre con tale perfezione. Albe, tramonti, luna piena e Venezia si fa Sogno e non si vorrebbe più lasciarla. E ci piace sognare che in quelle acque giace uno straordinario Mostro come quello del film che ha vinto il Leone d’Oro THE SHAPE OF WATER di Guillermo Del Toro che continua a salvare donne anche non straordinariamente Belle fuori ma straordinariamente ricche dentro, ricche di coraggio, poesia e amore e tutte salvate da un supereroe come lui che ha il potere di guarire e risuscitare. Mentre tutti gli altri, o almeno molti, troppi dei cosi detti uomini comuni che niente hanno di mostruoso, non fanno altro che stuprare, uccidere, seviziare, corrompere, distruggere.

Viva la Mostra e viva il Mostro!

 

 

Da sinistra Teresa Mangiacapra, la regista Sofia Dyama, Simone Manceau, e l’attrice Lyna Khoudri

Lyna  Khoudri

PREMIO LINA MANGIACAPRA alla 74°Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

La Giuria del XV PREMIO collaterale  LINA MANGIACAPRE  (ex Premio Elvira Notari) composta da: Valerio Caprara, Titta Fiore,  Simone Manceau, Franco Mariotti  ha assegnato il premio al film LES BIENHEUREUX  di  Sofia Djama   con la seguente motivazione:

per aver mostrato con coraggio e sincerità la lacerante condizione della società algerina oggi dove le restrizioni alla libertà individuale rendono infelice e precario il Presente e ancor più il Futuro in una negazione totale di un Passato di vane speranze e infrante illusioni. Su tutto emerge la giovane Feriel, unica a non avere paura di guardare in  faccia la realtà. Non accetta compromessi e false soluzioni come droga, alcol, fanatismi… ma si muove con coscienza e dignità in una società ipocrita e schizofrenica.

La consegna ufficiale del  Premio Lina Mangiacapre  avrà luogo a Napoli , in ottobre  nella galleria d’arte e cultura  Al Blu di Prussia …   Il Premio consiste in una scultura di Niobe.

Patrocini :  Regione Campania – Comune di Napoli .

Info:3394967950- mangiacaprateresa@gmail.com                   Venezia 8 settembre 2017