Abbiamo letto ancora una volta dell’uccisione di una giovane donna per mano del marito, un uomo che l’amava. La storia di Fatima, poiché si tratta di una straniera proveniente da un paese musulmano, potrebbe sembrare diversa e potremmo liquidare il tutto attribuendo la responsabilità dell’accaduto ad un codice diverso dal nostro. [La storia->http://www.padovaoggi.it/cronaca/via-maroncelli-uccide-moglie-coltellate.html] di questa donna però è la storia di una donna responsabile, autonoma, che ha cercato di percorrere la sua strada di  libertà e che in questo percorso ha incontrato un uomo incapace di arrendersi di fronte al  suo desiderio di libertà  e di accettare un rifiuto.

E’ la storia di tante, anzi troppe, donne oggi nel nostro paese come nel resto del mondo: una mattanza cui non si riesce a porre fine. Ci chiediamo: cosa si sarebbe potuto fare prima che la situazione arrivasse a questo punto?

Avvertiamo in questa come in altre storie una profonda solitudine, una donna sola ad affrontare un difficile rapporto familiare; immaginiamo una sorta di calvario fino al compimento di questo atto estremo.

E’ certa la pochezza dei servizi rivolti a sostenere queste situazioni  per tutte  e in particolar modo per le straniere, è certa la  scarsità di informazioni  diffuse che permettano di far conoscere la possibilità di essere tutelate. In questi anni le associazioni che operano in questo settore hanno denunciato la scarsità dei mezzi messi a loro disposizione. Scarsi gli interventi di educazione, rivolti ai giovani, scarsi gli interventi  nei confronti delle popolazioni migranti, i cui problemi sono affrontati solo in termini di sicurezza per noi.
  
Ancora una volta sulla violenza alle donne ci troviamo a ripetere che  si deve :

sapere che si tratta di modificare il modo con cui si sono stabilite nel tempo le relazioni tra i sessi;
_ agire sia sulle condizioni sociali e culturali (per es. supportando anche economicamente i percorsi di emancipazione  e liberazione femminili di native e migranti, incentivando la presenza femminile nella sfera pubblica contro ogni discriminazione sessista);
_ lavorare per costruire relazioni basate sul rispetto e il riconoscimento reciproco;
_ sollecitare le istituzioni  a vari livelli a prevedere percorsi  educativi  e formativi che favoriscano relazioni di genere corrette;
_ intervenire sopratutto sulla parte maschile della società per sensibilizzare, educare alla relazione con l’altra da sé;
_ reintegrare i fondi sottratti ai Centri antiviolenza e alle Case delle donne maltrattate, intervenire economicamente per potenziare e sostenere le equipe necessarie
 

Padova, 9 luglio 2011