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Teresa Mangiacapra e le interpreti del film Indivisibili  -foto di Fausta Base-

Cominciata in forma leggera, musicale, danzante la 73 edizione del Festival di Venezia, ha poi mostrato in tutta la sua crudezza problematiche e orrori di questa nostra realtà.

Eppure trova spazio il sogno e la passione per spingere a vivere, a non arrendersi: LA LA LAND – POLINA, DANSER SA VIE – NA MLIJECNOM PUTU -; il coraggio e la determinazione a volere un destino diverso: SAMEBLOD – INDIVISIBILI- o a non soccombere ad esso : HOUNDS OF LOVE-CAFFE – MALARIA- KOCA  DUNIA- LA SOLEDAD – NE GLEDAJ MI U PIJAT – e nello stesso ‘ insopportabile ’ BRIMSTONE di Martin Koolhoven In competizione); l’utopia per aspirare al impossibile: MONTE di Amir Naderi (Fuori concorso); la fede per permettere inganni e illusioni ma anche nuova linfa vitale per chi  ha perso tutto: INDIVISIBILI ; la fragile sopravvivenza di ‘sentimenti’ che potremo chiamare ‘d’amore’ per delineare un universo che ancora ha dell’umano anche se il deserto intorno si fa sempre più pressante e alienante: THE BAD DATCH di  Ana Lily Amirpour (In competizione); anche la comprensione di uno spazio tempo non uguale al nostro diventa possibile : ARRIVAL  di  Denis Villeneuve ( In competizione)  e così si compone quella SPIRA MIRABILIS  che fa  dell’essere umano un cercatore di Immortalità ma anche il più miserabile degli esseri di questo cosmo quando sfrutta e determina la miseria dei suoi simili e la propria: LE ULTIME COSE di Irene Dionisio (Settimana della critica) ; per cambiare il corso degli eventi si affianca alla volontà e alla determinazione, anche la dea vendetta, rivalsa sottile e tagliente come  lama in  NOCTURNAL  ANIMALS  di  Tom Ford ( In competizione) e, oserei dire, di cattivo gusto più che esilarante in PREVENGE di Alice Lowe (Settimana della critica); una Mostra con mostri sempre presenti alieni o no che siano perché in verità il cinema può ed  opera anche questa alchimia:liberare i mostri che sono anche dentro di noi  ma sarebbe bello se, come chirurgicamente si asporta un cuore per sostituirlo ad un altro non più sano : REPARER LES VIVANTS  di Katell  Quillévéré (Orizzonti), operasse per dare più visibilità alla bellezza e al ‘salvifico’ di questa umanità allo sbando; e non bastano leggerezze così vicine a superficialità e idiozia come in PIUMA di Roan Johnson (In competizione) o magnificenza di immagini e storia come in VOYAGE OF TIME di Terence Malick ( In competizione); o giovinezza  spensierata e desiderosa di vita pur nelle pieghe già segnate di un tempo scaduto come in QUESTI GIORNI  di Giuseppe Piccioni (In competizione) o il desiderio di interrogare i morti per avere risposte su un destino che sta già mostrando il suo volto deforme ma la mente non vuole ammetterlo come in PLANETARIUM  di Rebecca Zlotowski ( Fuori concorso), per trovare energie sufficienti ad arginare la marea di  immagini non in grado di regalarci il cinema che vogliamo: quello in cui la fantasia pianta la sua bandiera su ogni miseria ,spazza via omologazione e luoghi comuni e libera la mente.

Nel film  SPIRA  MIRABILIS  di Massimo d’Anolfi  e Martina Parenti  (In competizione) è il non detto ad essere espresso , l’invisibile sottinteso nei gesti attenti e precisi di lavori di creazione artigianale che nessuna macchina potrebbe realizzare e poco importa che l’immortalità trovata in una medusa non è riscontrabile in noi che non possiamo come loro – se sminuzzati – diventare ‘polipi’ rigeneranti ma possiamo forse ‘rinascere’ a nuova vita ‘sempre’ se vogliamo. Possiamo anche mostrare aspetti così diversi e contraddittori quando la realtà ci obbliga! E sentir raccontare di  Cavallo Pazzo come un essere di pace e d’amore e non solo di lotta e difesa per la sua terra e il suo popolo,è qualcosa che dovremmo simbolicamente preservare in noi quando la vita ci obbliga alla guerra.

La regista e linterprete di  Sameblod -foto di     Fausta Base
La regista e linterprete di Sameblod -foto di Fausta Base

Ma, tornando ai sentimenti, quelli  ineluttabili come nel subire la persecuzione razziale, è difficile il perdono ed è ancora più difficile chiederlo se la vita è trascorsa a dimenticare e rinnegare la propria origine per non subirla,per non essere discriminata e soprattutto per aspirazione e desiderio di un destino diverso. E’ quello che accade nel bel film scarno ed essenziale  SAMEBLOD della regista Amanda Kernell (Giornate degli Autori) dove la protagonista quattordicenne fugge e per sempre dal suo villaggio per costruirsi un futuro  che, in quanto appartenente alla comunità Sami, i nativi dell’estremo nord svedese, le sarebbe precluso; eppure alla fine della sua vita ,in occasione del funerale della sorella, torna e non le sarà più possibile trattenere l’onda d’urto della memoria che impietosa le ricorda il crudele rifiuto dei suoi cari , della sua terra e della sua lingua … chiede  perdono ma non potrà esserci risposta se non dentro il suo stesso cuore.

La danza, la musica per molte/i di noi sono tutto,sono la vita ,il sogno da raggiungere,da costruire,da realizzare e soprattutto da non abbandonare. Così avviene in LA LA LAND di Damien Chazelle (In competizione)dove anche i testi bellissimi delle canzoni inneggiano al Sogno,lei brinda e il suo brindisi è dedicato a chi sogna,esseri indispensabili alla vita stessa. Film bello  da vedere come una favola che allieta nonostante il gran finale non così felice. Da vedere per il piacere della fantasia e l’amore per la poesia e un ‘musicale’ ma non sdolcinato aspetto ‘romantico’. Anche in POLINA,DANSER SA VIE di Valérie Muller e Angelin Preljocaj (Giornate degli Autori) ,l’amore di Polina per la danza è tutto: sogno e anche sfida ,sfida a trovare la ‘sua’ espressione , quella danza che possa  completamente appartenerle  e proprio quando starà per perdere il sogno e  perdersi , avverrà l’incontro.

Si sa che nei film di Emir Kusturica ,la musica trova sempre ampio spazio,nel film NA MLIJECNOM PUTU ( La Via del Latte – In competizione)non solo è presente sempre ma ravviva e sottolinea  la narrazione in maniera energica a volte magica  a volte quasi escatologica a volte romantica ed anche politica … ma soprattutto stimolante ed anche divertente laddove interagisce con gli animali ,veri protagonisti,soprattutto l’asino e il falco;è un film bello come i film di Kusturica dove le cose più incredibili avvengono pur nella ordinarietà straordinaria della vita;quasi come dimostrasse nella ‘finzione’quanto  la realtà sia sempre molto più ricca e inverosimile di qualsiasi  immaginazione. Da vedere perché arricchisce la fantasia e il cuore e poi questa volta la Bellucci non guasta, anzi è perfetta!

In HOUNDS OF LOVE di Ben Young  ( Giornate degli Autori)la normalità di vicini di casa si mostra essere l’inferno stesso in terra per una ragazza che ha il solo desiderio di andare in giro a divertirsi,fortunatamente avrà l’intelligenza e la forza di dividere ‘psicologicamente’ i due carnefici fino a condurre la donna stessa, non tanto dalla sua parte , ma ad aprire gli occhi sulla assoluta mancanza di ‘amore’ da parte del suo uomo.

In CAFFE  di Cristiano Bortone (Giornate degli Autori) tre storie si intersecano e uniscono sull’oggetto caffè in maniera del tutto imprevedibile  lasciando un po’ d’amaro in bocca e il desiderio di sapere che non dietro tutto ciò che amiamo e di cui ci nutriamo ci sono tanti abusi e misfatti e dolore e sangue e fatica.

Ma se oggi  il caffè è diventato soggetto di un film  pur se presente quasi sempre lungo la storia cinematografica , in nessun festival  , fino a qualche anno fa si sarebbe potuto girare un film come MALARIA di Parviz Shahbazi  (Orizzonti)in cui ,a mio avviso, il vero soggetto è lo smartphone : tutto avviene e si vede perché lei, la protagonista,una giovane iraniana, in fuga da un destino-prigione, ilma tutto quello che avviene fino alla fine delle riprese quando dirà addio e si butterà in acqua per annegare ma ecco che poi,nonostante le immagini vuote di lei ,fisse su un pezzo di barca e acqua,resteremo con il dubbio che non è annegata. Metafora forse di una finzione di realtà poiché è ovvio che qualunque ripresa la taglia inequivocabilmente mostrandone solo una parte.

In KOCA  DUNIA di Reha Erdem (Orizzonti) ancora una fuga  di giovanissimi ,fratello e sorella orfani che non hanno conosciuto carezze ed amore eppure sanno difendersi e aver cura l’uno dell’altra contro la società da cui sono per nascita e destino esclusi. Intenerisce la scena della fanciulla che piange tenendo stretta la mano di una vecchia donna persa nel bosco e morta poco distante dal loro rifugio ma soprattutto delinea emarginazione e follia pur se nei fumi della febbre il suo chiamare papà un bellissima capra bianca.

Quanta sofferenza eppure mai squallore nel personaggio di  LA SOLEDAD di  Jorge Thielen Armand (Giornate degli Autori) dove sfuma il sogno di un tesoro nascosto per riuscire ad affrontare un futuro che si prospetta misero, di una totale povertà senza più nemmeno quel tetto sulla testa rappresentato proprio dalla villa il cui nome dà il titolo  al film e ne è forse la vera protagonista.

In  NE GLEDAJ MI U PIJAT di Hana Jusic ( Giornate degli Autori) la protagonista si lascia dominare da una famiglia alquanto ‘bizzarra’ e per niente amorevole ,solo pretese e comandi anche quando lei resterà l’unica fonte di sostentamento con il suo lavoro di infermiera; trova come unica via di ribellione e/o di liberazione !? il sesso con occasionali partner,non si capisce perché non trova la forza di opporsi ad un fratello diversamente abile e ad una madre alquanto deficiente mentre il padre è già fuori uso per ictus!  Alla fine poi il sogno di una convivenza armoniosa  prevale ma appare assolutamente falso e impossibile.

UNA HERMANA di Verena Kuri e Sofia Brockenshire (Biennale College Cinema) è un film scarno,essenziale quasi ossessivo eppure efficace e profondo che ha come soggetto la ricerca da parte della giovane protagonista della sorella scomparsa misteriosamente. Gesti ripetuti,luoghi su cui torna e ritorna,tracce seguite e interviste a persone reticenti,una ricerca instancabile che non ha fine e che appare  come un grido silenzioso a ricordare al mondo le infinite scomparse di donne ,un invito ad onorarle  tutte in una memoria collettiva e a non dimenticarle.

Teresa Mangiacapra con Angela e Marianna Fontana -foto di Fausta Base-
Teresa Mangiacapra con Angela e Marianna Fontana -foto di Fausta Base-

Nel  film INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis (Selezione Giornate degli Autori e  Premio Lina Mangiacapre 2016),il tema della separazione , difficile in senso fisico e psichico,di due sorelle siamesi  è affrontato in maniera realistica ma anche simbolica di un confine non facile da definire come tra bellezza e bruttezza, bontà e cattiveria … anche qui la musica ha molto spazio, e dà forza e poesia e contribuisce a dare un afflato più ampio al discorso del film. In effetti questo film così circoscritto in un territorio dai risvolti degradati e per molti versi squallido prende il volo e si erge alto come avesse acquistato strada facendo respiro e forza universali. Bravissime le due sorelle Angela e Marianna Fontana.

 

 

 

Ancora una volta alle Giornate degli Autori il merito di avere portato a Venezia film  interessanti. Interessante anche l’esperienza del virtuale che mi ha affascinata e sedotta  lasciandomi totalmente persa in suggestioni di realtà che dovranno necessariamente ‘cambiare’ e adeguarsi a nuovi confini tecnologici dove non ci sarà  limite alla creazione … speriamo  solo che  dalla mente umana non escano troppe mostruosità e violenze… Però essere stata sott’acqua , cosa per me impossibile,anche se solo virtualmente, mi è parso un bel sogno. Forse è questo il destino del cinema : come una droga per non soccombere alla realtà; un sogno di bellezza dove tutto è stato consumato e distrutto,essere in un mare cristallino quando intorno è deserto e oceani di plastica.

Comunicato

Premio collaterale LINA MANGIACAPRE ( ex Premio Elvira Notari)

73.Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia

L’Associazione Le Tre Ghinee /Nemesiache comunica  che

la giuria composta da : Valerio Caprara, Titta Fiore, Simone Manceau e Franco Mariotti

assegna  il  XIV ° Premio Lina Mangiacapre 

a  Edoardo De Angelis  per il film  INDIVISIBILI (Giornate degli Autori)

per aver mostrato il coraggio di due sorelle siamesi  nel voler cambiare la propria vita pur nel dolore sconfinato della separazione; metafora di una realtà dove si mescolano e confondono fede e superstizione, bontà e crudeltà, bellezza e bruttezza. Contrasti poeticamente espressi anche  nelle canzoni interpretate dalle stesse protagoniste.