A Bologna, come in altri luoghi del nostro paese, l’esperienza di Paestum, le sue modalità di presa di parola e di ascolto proprie alla pratica femminista e arricchite da segni dei cambiamenti in atto, hanno riacceso il desiderio di un confronto aperto a ogni singola e gruppo che lo vogliano per affermare nel presente la forza e la volontà di trasformazione diffuse delle donne.
Più che rivoluzione, sarà interessante verificare il modo in cui le nuove elette si atteggeranno rispetto ai problemi aperti dalla crisi, ai diversi interessi in gioco, alla reinvenzione dei rapporti tra i due sessi.
Qualcosa d’importante, qualcosa come un mutamento epocale è avvenuto, in un certo senso, con le recenti candidature di Ida Dominijanni e di Maria Luisa Boccia nelle liste di SEL.
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Una compagna di Firenze, per aver espresso una banale protesta per l’invasivo ed arrogante parcheggio di un Suv, è stata oggetto di una vera e propria aggressione fascista,da parte di soggetti, fra cui tre donne, che si sono effettivamante dichiarati tali.
Dagli atti - pubblicati in http://coordinamenta.noblogs.org/ - dell’Incontro nazionale separato "Memoria collettiva, Memoria femminista" (sezione "Trasmissione della memoria") organizzato da Coordinamenta feminista e lesbica di Roma (Roma, 15 dicembre 2012)
A metà dicembre si tenuta a Roma l’assemblea nazionale dell’Unione Donne in Italia. Tante le donne presenti che provenivano da molte città del nord e del sud d’Italia.
“Sguardi incrociati di donne in lotta. Cammini verso un femminismo senza frontiere” era il titolo di un incontro internazionale di donne, organizzato a Parigi dal 16 al 18 novembre scorso dal Collectif Féministes Pour l’Egalité *, senza precedenti per il carattere e la qualità dei suoi interventi.
Notizie sull’effetto che la crisi capitalistica ha nei confronti delle donne incominciano ad arrivare. Le N.U. segnalano che la perdita di posti di lavoro per le donne si misura in 12 milioni, a causa della crisi capitalistica.
Il mio discorso mette anche al centro l’interesse delle donne a farsi carico della qualità della democrazia che, al pari dei diritti del lavoro, non è affatto questione di poco momento, quindi trascurabile, a livello materiale e simbolico.