Sarebbe bene che i leader della sinistra e i loro candidati, non si limitassero un giorno sì e uno no, a parlare di tasse lanciando promesse fasulle. Sarebbe bene che si esprimessero rispetto alla tragedia dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, alla riduzione del verde pubblico: collegato a un modello distorto di sviluppo, crescita e futuro basato sul perseguimento ostinato dell’interesse privato. E lo facessero ogni volta che concedono un’intervista o partecipano a qualche spettacolo di Santoro o di altri conduttori.
L’altra sera un vascello con le vele spiegate è entrato nel canale della Giudecca scivolando sull’acqua. Scrivo scivolando poiché lo spettacolo di questa imbarcazione elegante, lunga, ma poco sviluppata in altezza ci ha risparmiato il rumore, la scia, il fumo che invece accompagnano le medie e gradi navi, tozzi grattacieli senza forma né rispondenza in alcuna tradizione.
"Non possiamo restare in silenzio, costruiamo la nostra informazione dal basso!": con questo invito, un gruppo di donne e uomini hanno lanciato un appello che diffonde link utili ad ampliare il bagaglio di informazioni attorno al problema che non è solo della "valle che resiste" ma di politica generale del paese Italia.
Le città erano luoghi di lotta collettiva e di solidarietà.
Oggi, gli effetti del nuovo modello produttivo, definibile capitalismo
flessibile, non si riverberano solo sul mondo del lavoro, ma si proiettano sul
tessuto urbano.
I danni conseguenti alla crisi ecologica planetaria non sono stati ancora calcolati con esattezza relativamente al 2011, e non si hanno pertanto dati definitivi. Ciò che comunque tutti i più accreditati Istituti di ricerca specializzati in materia danno per certo è che l’anno appena concluso ha registrato catastrofi notevolmente più gravi, sia in perdite umane che in danni materiali, rispetto al “saldo” del 2010; il quale aveva parlato di circa 295mila morti, e di disastri valutati sui 130 miliardi di dollari. Motivi di ottimismo dunque non ce ne sono.