Con i metodi della democrazia partecipativa, a Parma si sono affrontati i temi che andranno a costituire l’ identità di A.L.B.A., decidendo alcuni punti chiave, e impostando il percorso successivo, che porterà a definire uno statuto e un articolato programma di lavoro.
A Parma si è sperimentata una "pratica nuova": la democrazia.
Non è stato un passaggio formale, è stato sostanziale, determinante, decisivo, finalmente si è ricominciato a parlare di politica tutti insieme, ciascuno ha potuto dire la propria e la sintesi non ha sacrificato nessuno, anzi, è riuscita ad esaltare la posizione più ragionevole e, in quanto tale "scelta".
Accanto alle adesioni non sono mancate le critiche, benvenute, anche perché segno che l’iniziativa ha toccato nel vivo. Per quanto mi riguarda, ho dato particolare importanza alle critiche che ci sono arrivate dal mondo dei femminismi, a cui appartengo, avendo ormai da anni scelto di stare nella politica delle donne e nella politica da donna.
La forma più subdola di guerra è la militarizzazione dei nostri cuori, delle nostre menti, dei nostri territori. L’imbroglio securitario minaccia la nostra libertà e le nostre vite. Proposta di Celeste Grossi presentata all’assemblea di Firenze (28 aprile 2012) sul Manifesto per un soggetto politico nuovo.
Il sottotitolo del Manifesto per un soggetto politico nuovo recita “per un’altra politica nelle forme e nelle passioni”, come fare a realizzare questo proposito, un desiderio che fortemente ha spinto tanti e tante ad aderire?
Nella preparazione dell’assemblea di Firenze (28 aprile 2012) sul Manifesto per un soggetto politico nuovo, sono state elaborate alcune schede. Questa, di Giuliana Beltrame, affronta, in’un ottica femminista, il tema della laicità.
Nella fase di preparazione dell’Assemblea di Firenze (28 aprile 2012) sono state elaborate alcune schede tematiche. Questa, frutto del lavoro congiunto di Chiara Giunti, Giuliana Beltrame e Nicoletta Pirotta, riguarda il rapporto fra le donne e il Potere.
Non voglio essere uguale a chi mi opprime ma voglio impegnarmi per modificare le strutture che determinano l’oppressione. Lo voglio fare non solo perché donna, condannata ad essere secondo sesso a prescindere, ma in quanto essere umano e mi piacerebbe che le donne e gli uomini che vogliono cambiare il mondo agissero questo conflitto e questa rottura.
Vorrei mettere l’accento su due termini, uno la cui (quasi) assenza dal manifesto ci è stata immediatamente imputata come grave lacuna, l’altro la cui presenza ripetuta (18 volte) ha fatto dire che ad esso attribuivamo un valore eccessivo.
Un racconto non è facile: più di 1000 persone, riunite nel primo giorno di un finesettimana che si annunciava, anche per il caldo, come il primo dell’estate, hanno seguito per circa 7 ore effettive un dibattito in larga parte assembleare, con interventi quasi tutti di 7 minuti al massimo. Tenendo conto del fisiologico turn over (non per tutti sabato è un giorno non lavorativo), fra mattina e pomeriggio hanno girato al MandelaForum di Firenze circa 1400 persone.
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