Gerusalemme, aprile 2013 : discorso alla cerimonia alternativa di accensione delle fiaccole di Yesh Gvul ( movimento per la democrazia che sostiene i “refusniks” dell’occupazione dal 1982) nel giorno dell’indipendenza di Israele (Yom Ha’atzma’ut)
Con l’ammissione della Palestina come "stato osservatore" non membro dell’ Onu, un passo avanti è stato fatto. Ma è triste vedere come, per una volta che alcuni dei paesi europei hanno fatto la cosa giusta, la motivino penosamente.
"Esprimiamo il rifiuto dell’aggressione militare israeliana e ci uniamo a tutte quelle forze che chiedono di mobilitarsi per l’immediato cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza, ma anche la fine dell’occupazione militare israeliana. Non basta esigere la fine dei bombardamenti. Gli americani e la comunità internazionale devono chiedere l’immediato ripristino della legalità e la cessazione di una colonizzazione e di un’occupazione che è all’origine di tutte le tensioni”.
Da Donneinnero mailing list riprendiamo, nella traduzione di Maria Chiara Tropea, l’articolo "Io sostengo un ebraismo non associato alla violenza di Stato" (27 agosto 2012) con cui Judith Butler risponde a ad un attacco del Jerusalem Post *
Amnesty International ha espresso la sua condanna per il verdetto emesso il 28 agosto dalla corte distrettuale di Haifa, secondo il quale il governo israeliano non ha alcuna responsabilità per la morte di Rachel Corrie, l’attivista statunitense uccisa il 16 marzo 2003 mentre cercava di impedire la distruzione di una casa palestinese, nel sud di Gaza.
Adalah, associazione che si occupa dei diritti delle minoranze in Israele, ha diffuso una petizione per salvare i villaggi dei beduini nel Negev che secondo il piano governativo Prawer dovrebbero essere distrutti. Di seguito la traduzione di Annalucia Messina, mailinglist [R-esistiamo]
A cinque anni dall’embargo che ha drasticamente ridotto il volume delle merci e degli aiuti umanitari in arrivo a Gaza, l’Organizzazione diffonde un rapporto sulle condizioni sanitarie di centinaia di migliaia di bambini e le loro famiglie, e lancia un appello alle autorità israeliane e palestinesi e alla comunità internazionale per un intervento immediato
Amnesty International ha sollecitato le autorità israeliane a prendere una decisione immediata, se rilasciare o processare per un reato di riconosciuta natura penale una detenuta palestinese che rischia la vita, dopo 37 giorni di sciopero della fame.
Dalla mailing list "donneinnero", riprendiamo questa dichiarazione di donne ebree israeliane: è stata firmata da decine di donne che fanno appello alla disobbedienza e attraversano i posti di blocco con donne e bambini palestinesi.