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Niente di nuovo, nel miserrimo paniere della meschinità della politica italiana
Donne al macero

 

 

Froci, puttanieri, ora anche le succhiatrici di uccello. Chi avrebbe mai detto che questo fosse il repertorio sul quale dover riflettere, e scrivere, subendo quotidianamente un attacco di violenza e sozzura che resta appiccicato addosso, nonostante si cerchi di schivarlo, assieme all’inesorabile declino delle relazioni sociali e civili in Italia, dal nord al sud, dalle città ai piccoli centri.

Sabina Guzzanti, dal palco della manifestazione romana partecipata da girotondi, dipietristi, grillini e altra varia opposizione ha confermato, una volta di più, che le donne potrebbero fare la differenza nell’esprimere indignazione, disgusto e rabbia rispetto al degrado e all’ingiustizia della politica (e della vita) in questo paese.

Una donna che davanti a trenta, quaranta mila persone ha un microfono e quindi un grande potere di comunicazione può scegliere di gridare la sua collera e il suo sdegno di cittadina e di arguta artista colpendo il potere senza colludere con i suoi meccanismi, oppure uniformandosi con il linguaggio e l’immaginario del potere.

Non mi scandalizzo che per colpire un uomo potente si offenda la parte femminile della sua vita: non è forse vero che il principale e più frequente insulto è “figlio di puttana”? Lo si dice ormai in automatico, senza riflettere su due questioni che saranno di certo considerate marginali: con quella frase in primo luogo si attribuisce la colpa del comportamento disdicevole non al responsabile, ma alla sua origine (la madre, una donna) e in secondo luogo non si considera mai che se esiste una madre deve esistere anche un padre, ma lui non lo si considera.

Non mi scandalizzo perché è secolare lo spettacolo della guerra delle donne contro le altre donne, una guerra spesso guerreggiata per tenersi un uomo accanto che garantisca l’agio e lo status, oppure per un posto migliore e più remunerato, oppure per le rare opportunità di potere negli apparati politici ed economici.

Ma centinaia di anni di resistenza a questa guerra, (nella quale le vincitrici sono state comunque sempre seconde al vero trionfatore, un uomo, comunque) mi hanno resa certa che le donne, se vogliono, possono riuscire a gridare forte la verità e l’indignazione per l’ingiustizia senza passare per l’insulto e la svalorizzazione del proprio sesso e di un’altra donna.

Anche se l’altra è connivente con il sistema, anche se l’altra è agente attiva della reazione, anche se l’altra si nutre del potere patriarcale più bieco e se ne serve per fare carriera e denaro.

Il pensiero, e la pratica, femminista hanno indicato che non ci sono mezze misure: o ci si libera della strumentazione dell’oppressione (nel linguaggio, nei comportamenti, nelle visioni) o la struttura del potere non verrà intaccata davvero. Non possiamo smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone, scrive Audre Lorde, e ha ragione da vendere.

Qui non c’entrano né l’educazione, né il politicamente corretto: si tratta di una scelta politica, libera, che ognuna di noi si assume se decide pubblicamente, e legittimamente, di criticare un’altra donna. Certo, lo si può fare nel modo più usato, tramandato, legalizzato da questo marcio e infame sistema tradizionale di svalutazione del proprio genere: quello dell’insulto di stampo sessuale, un’arma banale quanto efficace, da sempre usata dagli uomini e quindi anche dalle donne, perché no? Essa è il primo gradino della breve scalinata che, al suo apice, ha la violenza carnale come massima manifestazione dell’inferiorità femminile da parte di molti uomini.

Oppure si può provare a dire dell’operato di una donna (e di un uomo) tutto il male possibile, ma senza toccare i suoi genitali, le sue preferenze sessuali, il suo orientamento, le sue frequentazioni e abitudini.

Anche se è al potere, anche se è pesantemente e inequivocabilmente inadeguata al ruolo che ricopre. Che differenza c’è, altrimenti, tra i mostri al governo che si danno gran gomitate e commentano (da sempre) l’aspetto delle femmine che loro considerano come bottino, o fiore all’occhiello, o merce di scambio, e chi li combatte?

La storia recente ci ha consegnato esempi straordinari di donne lontanissime e potenzialmente micidiali nemiche che hanno scelto di trovare una strada per lottare insieme non solo contro la guerra, ma anche contro i pregiudizi che la casta patriarcale (equamente presente nelle loro culture) nutre contro di loro.

Le donne in nero palestinesi e israeliane, per esempio, e non si sta parlando di Monica Lewinski, ma di tragedie vere, di vendetta che si trasforma in empatia, e rispetto.

Meno sanguinosamente pochi anni fa parlamentari di destra e di sinistra (quando ancora c’era una sinistra in parlamento, e forse anche nel paese) hanno indossato insieme magliette con su scritto ’giù le mani dal corpo delle donne’, e firmato assieme la legge contro la violenza sessuale: tra loro Alessandra Mussolini e Livia Turco, solo per fare due nomi non certo assimilabili, ed entrambe con le altre hanno denunciato che dagli scranni maschili sono decollati fischi e apprezzamenti pesanti, manco a dirlo di stampo sessista.

Quando le donne scelgono di cambiare la politica, la società, la loro vita e lo fanno insieme ad altre donne, talvolta anche con le avversarie, tutto il resto cambia. Lo sappiamo, e ne abbiamo le prove.

Quando le donne si limitano ad acconsentire al sistema di potere, (la lezione della soldatessa di Abu Graib ce lo ricorda) o a supportarlo, anche e soprattutto nel modo di criticare le loro simili, tutto resta immobile, e il potere si nutre di questa conferma.

Allora, davvero è irrilevante e secondaria la scelta del modo di criticare una donna, se la critica è fatta da una donna?

Per come stanno andando le cose in Italia quella di ieri di Sabina Guzzanti è stata una scelta pesante, sbagliata e pericolosa, che in prima luogo le è ricaduta addosso quando, nella notizia della immediata (e prevedibile) querela da parte della ministra l’attrice è stata definita “figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti”.

Una figlia, una moglie, una sorella, un’amante (una che succhia l’uccello): come a dire che, per quanto potere tu abbia, resti sempre una derivazione, una appendice di qualche uomo variamente a te imparentato.

7 Messaggi del forum

  • Donne al macero 9 luglio 2008 17:43, di Cristina Papa

    Cara Monica,
    e’ tutto il giorno che mi chiedo, senza trovare il tempo per scrivere, cosa ci faccia una ragazza a modo come me in una sinistra come questa.
    Si ha un bell’aderire a tutti i pride del mondo, ma se ancora usiamo la parola "frociaccio" come un insulto, di cosa stiamo parlando?

    Sono abituata, anche se non rassegnata, all’uso di insulti di tipo sessuale fatti da uomini contro le donne. Durante la mia adolescenza trovavo dolorosamente incomprensibile che pur mostrando piacere per il sesso orale gli uomini potessero insultarmi per averlo fatto. E’ come se io insultassi il pasticcere che fa la crostata di ricotta e marmellata di visciole che mi piace tanto. "Pasticcere!" "Perché mi tratti così? credevo piacesse anche a te"

    Tornando alla manifestazione. A me sembra che la vera vittoria di Berlusconi sia nell’averci trascinato nell’uso di un linguaggio postribolare, dove l’insulto è l’unica forma di scambio e di relazione. Nell’essere riuscito ad annullare il di più che le donne avevano saputo portare alla politica e alle relazioni.

    Grillo che grida esagitato, con le corde vocali che sembrano dover cedere nello sforzo, non riesce a farmi un effetto diverso da Calderoli che inveisce contro i "musulmani" o Ferrara che inveisce contro le donne assassine. Non ci riesce, perché toni e linguaggio la dicono lunga sull’oratore/trice.

    Sabina Guzzanti che urla contro la Carfagna che fa sesso con Berlusconi, non mi pare diversa da Storace che inveisce contro la Bindi perché è "Brutta", e sì che ne aveva da dire sull’incompetenza e l’inadeguatezza alla carica.
    Se neanche tra donne è possibile scontrarsi senza ricadere in questi meccanismi tutti maschili, forse dovremmo rivedere le ottimistiche affermazioni secondo cui l’unica rivoluzione riuscita del ’900 è stata il femminismo.

    Non ho visto nessuna radicalità in piazza, nessun progetto, nessuna "alterità", anzi è andata in onda la perfetta sintonia.
    Nessuna voglia di mettere al centro dell’agenda politica quanto le destre e Berlusconi vogliono invece far scomparire, niente di nuovo sotto il sole.

    Come Berlusconi e il suo entourage, i comici che ieri hanno parlato alla pancia della sinistra.
    Dalle pance dei presenti sono stati riconosciuti e apprezzati, applauditi nei passaggi più truci.

    Ma la mia pancia è stanca di sollecitazioni e il mio cervello si chiede perché nessuno gli si rivolga piu’. E nelle sue giornate solitarie sogna, sogna un mondo dove la sicurezza è data dalla capacità di relazione e non dalla polizia, dove i bambini si sporcano le dita con la marmellata e non con i tamponi per il rilevamento delle impronte.

    La cosa inquietante è che la mia pancia (forse stimolata da tante sollecitazione è diventata più intelligente?) è in perfetta sintonia con il mio cervello.

    Così la mia pancia soffre, il mio cervello soffre e anche io non mi sento molto bene.

    Io, la mia pancia e il mio cervello non ne possiamo più del livore e del suo contrario, l’ignavia davanti allo sfacelo di questo mondo di pance senza cervello.

    Forse la "sinistra" ha deciso di ridurre il proprio tasso di miopia e autoreferenzialità nel 2050 come il G8 le emissioni.

    Ma io nel 2050 avro’ 99 anni, non sono sicura che il mio cervello sarà, per allora, un grande interlocutore e la mia pancia, stanca di ingoiare schifezze temo finirà per perdersi tutte le leccornie che nel 2050 la sinistra saprà preparare.

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  • Donne al macero 10 luglio 2008 10:59, di Bianconiglio

    Mi reputo d’accordo - in linea generale - sia con l’articolo che con il primo commento. Forse, da parte di tutt*, c’è un equivoco a priori, che consiste nel guardare ai comici come a politici, e viceversa. Sarebbe ora di rimettere ognuno al suo posto: in tal modo i comici potrebbero dedicarsi al loro diritto/dovere, ossia la satira - nel suo compito di castigare ridendo mores; i politici al loro, ritornando alla serietà e all’importanza della loro assai pubblica occupazione. E’ vero, come qualcuno ha fatto notare, che anche Dante ha messo il Papa all’Inferno: ma con altre parole, in altri termini sicuramente. Le scurrilità e il basso pettegolezzo spostano l’attenzione dal significato al significante...e in effetti, fomentano le discussioni inutili di un popolo ormai assuefatto al panem et circenses.

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  • Donne al macero 11 luglio 2008 09:41, di maura

    Sono abbastanza allabita da questi commenti, anche perchè al macero oggi c’è soprattutto Sabina, oggetto di unanimistica riprovazione e sdegno, non Carfagna, oggetto di unanimistica solidarietà; da destra e da sinistra la difesa di Carfagna unisce voi, Finocchiaro, Armeni e Santachè, lo sdegno per le parolacce al papa voi, Veltroni e Ruini.

    Carfagna non fa sesso con Belusconi, pare che Carfagna sia ministra della pari opportunità per le sue prestazioni, c’è un modo femminista per dirlo e indignarsi?

    La sessualità di Berlusconi e Carfagna non è un loro dato privato, non si può comprendere Berlusconi senza parlare anche della sua sessualità che è politica: come per Mussolini il suo gallismo italico è centrale nel rapporto con il Paese e le sue donne, siano esse le sue collaborattrici politiche che le sue elettrici. E’ tuttuno con la complicità bavosa che lo rende pubblico esempio dei peggiori bassi istinti maschili del suo elettorato. Non a caso raccomanda veline per far cadere Prodi, bacia la più bella opraia russa, fa il cascamorto con le leader straniere, "spara" alle giornaliste, fa circolaree voci sulle interecattazioni che parlano di Carfagna..... mai come in questo caso il privato è politico, qualcuna si ricorda questa tematica?

    Per me come per Sabina, proprio perchè sono donna e femminista, è molto più importante questo aspetto genitale di Berlusconi che la giustiza o le tv.
    Perchè non sono comportamenti privati, sono un manifesto politico. Ci sono parole sufficientemente pesanti per esprimere tutto questo senza incorrere nei moralismi linguistici di destra e di sinistra? Non sono forse manifesti politici le autoreggenti esibite della Brambilla? Se Bindi non è carina, non è una sua precisa scelta, le tette rifatte e il botox della ministra alle pari opportunià invece sì. Fatti privati? mah!

    Secondo me noi donne dovremmo rendere centrale nella nostra lotta contro di lui la sua esausta mascolinità(ivi compreso contro la sua parte femminile, le clarette la cui prona adorazione è anch’essa un manifesto politico).

    La piazza era senza idee,che novità. Ma veramente speraravate che questa manifestazione potesse esprimere qualcosa di diverso dallo stato miserando della sinistra? Non sarà stata quella piazza la responsabile!

    Sabina, disperata e quasi alle lacrime ha gridato rabbia, frustrazione e impotenza, anche il turpiloqui esprimeva questa impotenza, per questo porco paese che vota compatto Berlusconi, la mia rabbia, frustrazione, impotenza. Mai mi sono sentita più in sintonia, quando raccontava con il pianto nella voce dei rom romani che fuggivano nei boschi gridando "non siamo animali" (questo pezzo nessuno l’ha sentito, avete sentito solo delle fellazio?). Ci ha messo la sua faccia: oggi è lapidata dal’italia intera, anche da voi che le additate soluzioni migliori, più femministe, più costruttive. Perchè mai non le avete ancora messe in atto?

    Grazie Sabina da parte mia.Se tutti parlano così male di te, qualcosa di buono devi aver fatto!

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  • Donne al macero 11 luglio 2008 11:00, di Cristina Papa

    cara Maura,
    concordo, naturalmente su tutto quel che dici sulla impresentabilità di Berlusconi e sulla insopportabilità di quel gallismo bavoso che ne caratterizza ogni comportamento verso le donne. Una specie di coazione a ripetere che, temo, lo rende più popolare, non meno, tra gli italiani e, ahimé anche tra le italiane.

    A me sembra che in questo sito, e in molti altri, nei collettivi e nei luoghi di donne in genere sia evidente il disgusto per certi atteggiamenti che, ahimé, non lasciano immuni neanche alcuni uomini di sinistra (che hanno solo un po’ piu’ gusto).

    Il punto rimane lo stesso: non sarebbe una bella svolta se, almeno tra donne si entrasse nel merito di quel che si è e non della sessualità che una esprime?

    La Carfagna non ha i titoli e la pratica per occupare la carica, questa è la critica che entra nel merito.
    Mi preoccupa che non si sia ritenuto sufficiente dire che va a letto con Berlusconi ma si sia voluto dare, a sinistra, un giudizio morale: la fellazio dovrebbe metterla un po’ più in cattiva luce che se avesse adotatto la posizione del missionario?
    Se fosse stata nominata ministra senza esserne capace perché era la cugina di qualcuno, o per cooptazione come spesso accade alle donne che occupano posti di potere (le altre non sono così popolari), sarebbe stato diverso?

    Io trovo questa china moralista e ipocrita molto pericolosa perché inizia con la Carfagna e non si sa dove va finire.
    Mi sembra che già con ratzinger di moralismo e stato etico ne abbiamo da vendere.

    Quanto al fatto che non c’e’ da sorprendersi che la piazza non esprimesse contenuti... io a questo non mi rassegno. Se mi rassegnassi dovrei rassegnarmi al fatto che la politica è finita, e allora però che manifesto a fare?

    Con quel che vediamo in questi giorni, con le illegalità, gli attacchi razzisti, l’invadenza vaticana, l’afasia e l’autismo della sinistra, la riproposizione del nucleare, i salari che bastano a vivere, i militari che pattugliano le strade, le donne uccise ogni giorno, le impronte ai bimbi rom, davvero la cosa più urgente di cui parlare in una piazza che si oppone a Berlusconi era un caso di favoritismo sessuale?

    Davvero l’opposizione deve oscillare tra il silenzio complice di Veltroni e l’urlo di Grillo?
    C. Wolf scriveva in Cassandra: "Tra il grido e il silenzio scelgo la parola"
    Mi piacerebbe che la sinistra decidesse la stessa cosa

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  • Donne al macero 11 luglio 2008 14:21, di Doriana Goracci

    Mi è appena arrivata da amici di rete, la lettera di Sabina Guzzanti al Corriere della Sera, e ve la inoltro. Non ho scritto niente sull’8 luglio, intanto perchè non c’ero e non mi piace raccontare o riportare le emozioni di una piazza che non ho vissuto ma ho letto le critiche pesantissime arrivate da tutti i "fronti" a protezione delle cariche democratiche religiose ed istituzionali, nonchè le rivendicazioni di "genere". Sabina offre un’opportunità di lettura, come donna impegnata nella sua professione che è diventata vita quotidiana. Conclude dicendo approfittatene, io l’ho fatto se volete anche voi...Doriana Goracci


    Caro Direttore, per tutti quelli
    scioccati dalla stampa di questi giorni, voglio rassicurare: non siete
    impazziti e non sono nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto
    semplice, questo sistema fradicio e corrotto vede nell’eliminazione del
    dissenso l’unica possibilità di salvezza. Scrive Filippo Ceccarelli su
    Repubblica in relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del
    genere si era mai visto e ascoltato a memoria di osservatore». Questa
    cosa, Ceccarelli, si chiama libertà. Non hai mai visto una persona che
    chiama le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia
    assolutamente vietato parlare, come l’ingerenza inaccettabile del
    Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei
    cittadini italiani. Caro Ceccarelli, hai fatto un’esperienza
    straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì
    l’8 luglio.

    Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet
    è una piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad
    ascoltare e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai
    media sono quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel
    mio intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno
    scritto, gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica
    del Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite
    ancora di più. Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta
    come un fallimento, un errore, un autogol. Stampa e tv hanno tirato
    fuori il manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e
    dell’insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a
    continuare. Alcune ovvie piccole verità: — A sinistra si lamentano del
    fallimento della manifestazione quando l’unico elemento di insuccesso è
    costituito dai loro stessi interventi. Se non avessero parlato in tanti
    di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata
    percepita per quello che è stata: un successone. — Berlusconi e i suoi
    sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che
    Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.

    Quello che
    dice potrebbe non essere vero. — L’intenzione di espellere Di Pietro
    era già evidente da parte del Pd e non è per me e Grillo che i due si
    sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca Casini. Non è una
    battuta. — Le parlamentari che hanno difeso la Carfagna sostenendo che
    io in quanto donna non posso attaccare un’altra donna, insultando me
    sono cadute in contraddizione. — Pari opportunità e Carfagna sono due
    concetti incompatibili come Previti e giustizia. — È falso che non si
    possa criticare il presidente della Repubblica. Si può e ci sono buone
    ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere dei cento
    costituzionalisti sul Lodo Alfano. — È falso che non si possa criticare
    e attaccare il Papa. Si può e ci sono buone ragioni per farlo. Ho letto
    un po’ dappertutto che il Papa sarebbe una figura super partes. Super
    partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su ogni tema,
    dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla cucina, con
    interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su cui anche la
    Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato. — La reazione
    furibonda di tutto il mondo politico alle parole di alcuni liberi
    pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati importanti ed
    efficaci. La repressione dei media rivela la debolezza politica di una
    classe dirigente che in entrambi i poli è nata a tavolino. Gli unici
    elementi che hanno una oggettiva radice popolare e sono rappresentati
    in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di Pietro.

    E crescono.
    Berlusconi e Pd calano vertiginosamente. — C’è un partito finto, il Pd,
    nato senza idee, tranne quella di fondere due partiti per ingrandirsi
    con lo stesso criterio con cui si accorpano le banche per essere più
    forti. Questo partito votato controvoglia dalla maggioranza dei suoi
    elettori si è rivelato fin dai primi passi un soggetto politico
    artificiale, che somiglia più a un «corpo diplomatico» che altro. Molti
    dei vip che lo hanno sostenuto ora sono colti da attacchi isterici
    constatando che non sta in piedi. Dall’altra parte ci sono delle idee
    che vogliono essere rappresentate e discusse. Idee davvero alternative
    a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel momento in cui si cerca di
    costruire un’alternativa, ha la sua porca importanza e fa sì che queste
    idee vengano considerate oggettivamente interessanti dall’opinione
    pubblica. Per quanto riguarda l’annosa questione: «Può un comico fare
    politica?», si tratta anche qui di una domanda che non esiste in
    natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque parli a un pubblico fa
    politica. È ovvio che la politica in una democrazia la fanno tutti. Ma
    la vera domanda che si pone è: può un comico ottenere molto più
    consenso politico di un politico? Può il discorso di un comico essere
    molto più politico di quello di un politico? I fatti dicono di sì e
    tocca abbozzare. Potete anche continuare a menare le mani, ma sarebbe
    meglio fare uno sforzo di comprensione. D’altra parte parlo per me ma
    credo anche a nome degli altri, le nostre idee sono lì e si possono
    usare gratuitamente. Approfittatene.

    Sabina Guzzanti

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  • Donne al macero 11 luglio 2008 21:06, di Bianconiglio

    Cara Maura,
    non capisco perchè ti reputi allibita di ciò che hai letto. Lungi da me l’insinuare che l’intervento di Sabina fosse fine a se stesso, tutt’altro. Io personalmente l’ho apprezzato, ascoltando il suo senso profondo e non soffermandomi sulle parole - che personalmente non mi hanno scandalizzato. Però mi sono anche resa conto, soprattutto in rete e sui giornali, come la veemenza, la passione, o l’esasperazione che quelle parole davano a intendere - ripeto, legittima - altro non facevano che dar benzina alle fiamme di vuoti discorsi tutti incentrati sui termini da lei scelti per esprimere le sue idee. Questo per me significa che anche se a me, a te, le sue parole sono arrivate, per molti, troppi, non è stato così. Perciò la reputo un’occasione persa.. urlare la propria rabbia e la propria impotenza è legittimo, ma a volte saperle dosare significa arrivare ad orecchie che di fronte all’alzarsi dei toni decidono di non ascoltare più. Forse alcune di quelle orecchie sarebbero state comunque sorde, ma magari non tutte....e allora bisogna decidere, se sia prioritario cercare di far arrivare alle persone un messaggio, o piuttosto sfogarsi pubblicamente. Liberatorio finchè vuoi, per lei e per te o per me...ma poi?

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  • Donne al macero 11 luglio 2008 22:48

    Mi piacerebbe cogliere l’invito della Guzzanti a cacciare la Carfagna, io mi sono sentita offesa quando è stata nominata a quel Ministero, uno sfregio, uno schiaffo in faccia alle donne, che da un po’ riscoprivano il femminismo...
    Guzzanti, nei suoi modi di teatro ha fatto un accusa politica.

    Mi sembra che gli uomini (e le donne del PD) non l’abbiano compreso o fingano di non capire...

    Qualcuna sta pensando di fare qualcosa, che ne so, un testo per una traccolta di firme, per mandare fax... o qualcosa di più originale...
    Fatemi sapere se c’è un’iniziativa, io sono pronta a partecipare o essere tra i promotori.

    Inoltre, mi hanno detto che la CARFAgna sta togliendo soldi ai centri antiviolenza contro le donne, perchè rispetto a quest’ultimi ha l’idea che comunque quando c’è una violenza in famiglia bisogna salvaguardare la famiglia, risolvere la violenza nell’ambito della famiglia e non attraverso una separazione della donna dal marito violento.
    Ho letto velocemente sul giornale, che ha proposto una "nuova" legge sulla prostituzione, nel senso che di superare la legge Merlin, insomma le case chiuse. Non lo sapevo..Che bello!! Si vede che ha dei bravi suggeritori...evidentemente uomini.

    saluti
    Stefy

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mercoledì 9 luglio 2008

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