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Roma 7 giugno: ritirata l’autorizzazione per piazza S. Giovanni
Lo scenario politico del Roma Pride

 

 

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, rende noto che ad appena nove giorni dallo svolgimento della parata di sabato 7 giugno la Questura di Roma ha ritirato l’autorizzazione, concessa originariamente in data 11 aprile, a concludere la parata a Piazza San Giovanni con la motivazione di un concomitante convegno e concerto corale all’interno dei Palazzi Lateranensi.

Il comunicato del Circolo Mario Mieli prosegue: "Del problema sul percorso siamo venuti a conoscenza soltanto oggi [28 maggio], durante un incontro tecnico al Comune di Roma e nel conseguente incontro in Questura, senza che nessuna autorità competente l’abbia comunicato prima, nonostante siano passati quasi due mesi dall’autorizzazione originaria e dall’ampia notorietà pubblica data all’evento e al percorso. Siamo stupiti e amareggiati per l’evolversi degli eventi e per l’incredibile ritardo della comunicazione.

Domani, giovedì 29 maggio, alle ore 17.30, presso la sede del Circolo Mario Mieli, in via Efeso 2/a, si terrà una conferenza stampa dove verranno dati tutti i dettagli e comunicate le nostre decisioni."

Questi fatti rendono più che mai valido il contenuto del comunicato del 23 maggio con cui il Coordinamento Lesbiche Romane, visto il documento politico di convocazione del Roma Pride, aderisce alla manifestazione del 7 giugno 2008.

"Ribadiamo comunque che, oggi più che mai, alla luce della guerra lampo intrapresa dal governo Berlusconi, ha senso far emergere parole forti come antifascismo, laicità, diversità come valore. NO dunque all’omologazione che vede parte del movimento rivendicare ancora la famiglia di serie B invece che affermare il diritto di cittadinanza delle singole e dei singoli.

NO allo stato di polizia, NO alla deportazione dei rom, NO alla schiavizzazione di colf e badanti, NO agli squadristi sul territorio. Oggi tocca a loro, domani..."

In un precedente documento il Coordinamento Lesbiche Romane aveva rilanciato il valore politico delle parole Parità – dignità – laicità ma soprattutto antifascismo – autodetermnazione - desiderio con cui era sceso in piazza lo scorso anno.

Prosegue l’analisi politica del documento del 16 maggio, quindi dopo le dichiarazioni del sindaco Alemanno: "I cambiamenti politici dovuti alle recenti elezioni ci obbligano anche quest’anno a riconsiderare tali parole come le uniche possibili per continuare il discorso consapevole e democratico che più ci sta a cuore: la piena autonomia delle scelte e della vita delle persone, cittadine e cittadini di questo paese. Lo spostamento (o sarebbe forse meglio dire l’attestamento) della nostra società verso una destra retriva che ben poco ha a che vedere con una certa destra liberale europea, ci preoccupa non poco; ma non possiamo non notare che esso è il frutto dell’abdicazione della sinistra ai suoi compiti universalmente riconosciuti: farsi portatrice di istanze e valori di solidarietà, accoglienza, cura dei settori deboli della società, ascolto.

Il continuo inseguimento della sinistra italiana sul terreno della paura, della sicurezza, del disconoscimento dell’alterità, la sua vaghezza nel dare voce alle istanze di chi voce non può avere, la sudditanza nei confronti della chiesa cattolica, l’ha resa agli occhi di molte e molti pericolosamente consonante con la destra: e si sa, fra l’originale e una brutta copia, tanto vale scegliere il primo.

In questo scenario si inseriscono le dichiarazioni di Gianni Alemanno, nuovo sindaco di Roma, in merito al Gay Pride da lui definito come una “aggressiva esibizione sessuale”.

L’uomo Alemanno è naturalmente quello che è: non importa quante volte si sia bagnato nelle acque di Fiuggi, quanti vestiti doppiopetto possa avere indossato, quanto sia riuscito a tirarsi a lucido. Sotto la facciata ripulita ristagnano i dis-valori intossicanti del fascismo, la certezza assoluta che la diversità sia, nel migliore dei casi, non un valore aggiunto ma una fastidiosa anomalia sociale; nel peggiore, un pericolo da contrastare violentemente.

Come lesbiche e femministe riteniamo che l’unica esibizione di aggressione sessuale sia invece proprio quella vera, cioè lo stupro reale che si attua quotidianamente sui corpi delle donne, violentati materialmente da maschi conosciuti e sconosciuti, italiani e stranieri e, virtualmente, ma non per questo con minore ferocia, sbattuti e consumati ogni giorno sulla stampa, in pubblicità, nelle dichiarazioni di preti e politici.

In campagna elettorale abbiamo assistito all’ennesima aggressione alle donne e alla loro autodeterminazione dietro il paravento della sicurezza e della protezione: il corpo delle donne ancora una volta usato come scudo per gli interessi omofobici e razzisti dei politici in generale.

Ciò detto, va da sé che la posizione di chi nel movimento intende “aprirsi” all’ascolto di quella parte politica che da sempre intende ricacciarci in ruoli di subalternità e di silenzio, ci trova assolutamente in disaccordo.

Non ci interessa che al Pride (e in genere in nessun altro luogo “nostro”) ci sia la presenza di un sindaco alleato con i vari Calderoli, Buttiglione e Tremaglia, che hanno espresso chiaramente a livello istituzionale la loro omofobia a oltranza. Per non parlare del premier Silvio Berlusconi quando dichiara che in Europa è meglio occuparsi di trasporti piuttosto che di omosessualità o che, suscitando minor sorpresa e qualche sorrisino conciliante, invita le donne a preparare biscotti e crostate per gli scrutatori dei seggi elettorali o manda bigliettini frivoli alle “sue” (poche) deputate.

Nessuna mediazione con costoro".

1 Messaggio

  • Ciao. Sono perfettamente d’accordo con le considerazioni fatte. Ed anche io ritengo che il momento sia particolarmente "pericoloso" per chiunque possa essere "diverso", fosse anche perchè, essendo donna, non voglia fare i biscotti o non voglia rimanere in casa la sera.
    Come l’anno scorso, penso che verrò anche quest’anno al "pride" per manifestare la mia(anzi la nostra, visto che verrò con mio marito) "resistenza" all’omologazione fascista e sessista. Una lettrice romana.

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giovedì 29 maggio 2008

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