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Incontro a Roma con l’attivista indiana Aruna Roy
La privatizzazione dell’acqua va contrastata anche in Italia

 

 

Il 16 gennaio scorso presso la Sala del Carroccio in Campidoglio è stato organizzato un incontro pubblico L’unico mondo possibile - Potere, Governo e Genere, tra autogoverno e possibilità di potere con Aruna Roy, attivista del Mkss (movimento indiano per i diritti dei lavoratori e dei contadini).

A questo movimento per i diritti sociali, nato nel 1990 per contrastare la corruzione dei latifondisti, hanno aderito contadini, lavoratori e donne. Durante le elezioni politiche del 2005 alcuni movimenti hanno stipulato un’alleanza elettorale con i partiti del centro sinistra per presentare un programma minimo comune indicando le priorità politiche dopo dieci anni di governo della destra.
La legge sulla trasparenza e la legge sul lavoro minimo garantito sono il frutto di questa proficua alleanza. Il movimento Mkss ha sorvegliato il processo di revisione e contribuito alla stesura con tutti gli strumenti a disposizione(sit-in e teatro di strada) perché, come ha affermato la leader del movimento Aruna Roy, “le pressioni sui partiti si fanno con la lotta e non con il dialogo”.

La Information Act, entrata in vigore nell’ottobre del 2005, dà diritto a consultare tutto il materiale elettronico e cartaceo e a richiedere informazioni su qualsiasi materia in ogni distretto. “Siamo riusciti ad ottenere questa legge nonostante avessimo contro tutta la pubblica amministrazione. Nessuno la voleva per ovvie ragioni”. Questa legge prevede che le amministrazioni rispondano alle informazioni richieste entro 30 giorni. Un eventuale rifiuto deve essere motivato ragionevolmente altrimenti il funzionario competente viene multato per adempimento con una multa di 250 rupie, circa la metà dello stipendio.

“Oggi, persino le caste più emarginate in India, hanno cominciato a chiedere informazioni su acqua e terra” ha raccontato la Roy.

Nel luglio 2006 La Banca Mondiale aveva forzato per la privatizzazione dell’acqua senza nessuna ragione economica che la sostenesse. La battaglia contro la privatizzazione è stata vinta grazie alle grandi proteste dei movimenti, con il sostegno dei media e con il supporto tecnico di ingegneri e del managment che hanno presentato una piattaforma ampia e tecnicamente articolata sulle ragioni del rigetto. “ La convergenza su alcuni punti è stata efficace. Anche i buoni politici, come Sonya Gandhi, Presidente dell’Unione progressista, hanno bisogno di essere sostenuti dai movimenti. E’ una questione di dialettica, se non la teniamo a mente perdiamo. In questo momento il governo è schizofrenico perchè, se da una parte approva leggi che mettono sotto controllo l’operato del governo stesso, dall’altra parte si accorda con le multinazionali.”

“Sia la destra che la sinistra in India hanno la stessa agenda per lo sviluppo! Noi dobbiamo smettere di dialogare e fare pressione in modo che le autorità ritornino sui loro passi. Molte persone sono state arrestate durante le proteste. La soluzione è sedersi allo stesso tavolo per trovare un compromesso tra giustizia sociale e real politica” .

La legge sul lavoro minimo garantito è un altro grande successo. Sono stati stanziati 2 miliardi di dollari in favore delle persone povere, 1,6 milioni di dollari sono stati investiti in case, e il resto è stato investito per l’istruzione e il lavoro. Questi soldi hanno rianimato il mercato. Dobbiamo aprire nuove strade perché non è possibile che le persone vengano uccise in nome dello sviluppo. I movimenti hanno come interlocutori le persone, i partiti politici il governo. E’ ora che partiti politici e movimenti definiscano insieme gli obiettivi dello sviluppo” ha concluso la Roy.

La vicemistra agli esteri, Patrizia Sentinelli, trovandosi d’accordo con Aruna Roy, ha dichiarato di cercare di mantenere il dialogo con i movimenti, con le parti sociali perché chiudersi non permette di fare passi significativi.

“Con le loro lotte sociali le donne stanno portando grandi novità in ambito economico. I movimenti, le reti stanno maturando l’idea di un’altra economia e devono essere ascoltati. Il governo non deve essere la stanza dei bottoni, non deve essere il governo per il governo, deve trovare strade possibili per la trasformazione sociale.”

La privatizzazione dell’acqua va contrastata anche in Italia. Il programma dell’Ulivo prevede una legge contro la privatizzazione dell’acqua ma comuni e province, i governi locali, si stanno attivando per anticipare e salvaguardarsi da una futura legge dello Stato. La privatizzazione di beni comuni come l’acqua è una questione riguardante “la politica economica e non la politica ambientale. L’acqua e tutti gli altri beni comuni devono essere dichiarati dall’ONU un bene inalienabile e restare fuori dal mercato”.

Vedi on line : Link esterno - Per saperne di piu’ su Aruna Roy

5 Messaggi del forum

  • La privatizzazione dell’acqua va contrastata anche in Italia 21 gennaio 2007 17:19, di Comitato Cittadino Isola Pulita

    Articolo per Il Manifesto. Pubblicato il 19 gennaio 2007

    Se l’accordo che sembra profilarsi all’interno dell’Unione in merito ai servizi idrici è reale, un altro passo significativo è stato fatto dall’Unione nel rispettare l’impegno preso nel programma elettorale: la natura pubblica nazionale di questo servizio viene ribadita e mi sembra si accenni ad un percorso per il governo pubblico dell’acqua. Ciò che si prospetta è una moratoria di tutte le messe a gara, di tutte le operazioni finanziarie di fusione e di tutte le iniziative legislative regionali e deliberative degli ATO idrici, che stavano andando verso la privatizzazione. In una parola si tratta di un congelamento della situazione nei territori da sancire con un apposito decreto nella delega ambientale in attesa di varare una legge specifica e complessiva. Il movimento dell’acqua ha conseguito un altro innegabile successo, l’impegno di Rifondazione in particolare e dei Verdi e Comunisti Italiani e la grande carica con il quale è iniziata la raccolta delle firme sulla
    legge di iniziativa popolare hanno sicuramente pesato sulla trattativa.
    Tutto questo dimostra ancora una volta che il diffuso lavoro che abbiamo fatto in questi anni sull’acqua e la sua eccezionalità: culturale, di informazione, di mobilitazione, di partecipazione e il rapporto dialettico e non strumentale con la politica, alla fine paga e mi sembra che cominci ad aprire alcuni spiragli, su tutta la cultura delle privatizzazioni, devastante per la vita di ogni comunità. Il movimento dell’acqua fa da modello e in queste ore si esprimerà con
    comunicati unitari su ciò che riguarda i servizi idrici e il movimento più generale si esprimerà su l’insieme delle liberalizzazioni trattate, cosa che invece solleva perplessità. A questi giudizi mi rimetto, voglio invece utilizzare questo spazio per chiedere alla politica in particolare a quella già impegnata, un ulteriore impegno e una ulteriore chiarezza.
    La prima questione riguarda il coinvolgimento del movimento nel percorso di definizione dei provvedimenti da attuare. E’ chiaro che le istituzioni i partiti e i governi hanno sedi e procedure proprie, ma io credo che il movimento dell’acqua abbia avviato una vertenza nazionale e abbia al contempo conquistato un ruolo di soggetto politico, indipendente, capace di produrre leggi e di rappresentarsi. Sono convinto che è giunto il momento che può e deve trovare luoghi e
    forme in cui esprimere autonomamente le propri posizioni e può e debba in piena autonomia stabilire con la sinistra impegnata le forme del coinvolgimento nelle decisioni istituzionali finali, per essere chiaro come può essere coinvolto il movimento nel definire i termini del decreto
    di moratoria? Un’altra questione è quella dei tempi. Quali sono i tempi di definizione del decreto sulla moratoria non sono secondari. Il movimento è radicato nei territori e sa bene quali e quante le manovre sono in atto e quante debolezze ci sono nella politica a livello locale. Se la concretizzazione di un provvedimento si protrae per mesi le forze locali privatizzatici, molto forti in certe regioni, molto determinate e mosse da forti interessi trasversali, sia al centro destra che al centro sinistra, non resteranno ferme. E pensateci ancora, ma alla luce di tutto ciò, diventa determinante un rilancio dell’Associazione degli eletti dell’acqua. Determinante il lavoro di reciproco coinvolgimento nelle scelte istituzionali, nella gestione del percorso della moratoria e della legge di governo dell’acqua, determinante nello scambio di informazioni e nella
    definizione della strategia da attuare nella vertenza nazionale ma anche
    internazionale che ne può scaturire. Determinante una loro articolazione nelle regioni in stretta relazione con i movimenti e i comitati locali nella raccolta delle firme, nel muovere i
    sindaci, nel relazionarsi alle imprese pubbliche, nel definire la fuoriuscita dalle SPA. Determinante ai fini di una battaglia contingente che apre anche alle altri settori investiti dalle privatizzazioni, ma determinante anche come processo politico di rinnovamento della politica, per affermare nuovi paradigmi, sostanziare di contenuti nuovi soggetti politici e nuove aggregazioni. Siamo in procinto di partire per Nairobi. E sembra che questa volta l’Italia si potrà presentare tra le nazioni che stanno nel campo del diritto all’acqua, nel campo di coloro che si battono contro la
    mercificazione di questo bene. Allargherà questo campo, gli darà maggior
    forza Non sarà cosa da poco. E’ il campo di chi chiederà in quella sede che l’acqua esca dai negoziati del WTO, venga riconosciuto universalmente il diritto umano e 50 litri al
    giorno per tutti, che venga tolta ogni legittimità al Consiglio Mondiale dell’Acqua che ogni tre anni, pur essendo un organismo delle multinazionali indice i Forum Mondiali, per consegnare tale compito alle Nazioni Unite o ad una conferenza intergovernativa. Per preparare assieme anche con la forza di parlamentari e di esponenti governativi italiani l’assise di Marzo a Bruxelles, la prima assemblea mondiale degli Eletti e dei movimenti sull’acqua. Il primo grande incontro tra politica movimenti, imprese pubbliche sindacati sull’acqua i beni comuni. Se ciò che si profila come decisione del governo in materia di servizi idrici va nella direzione auspicata dal movimento, questi scenari sono altrettanto reali e possibili.
    Emilio Molinari

    Vedi on line : NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

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    • La privatizzazione dell’acqua va contrastata anche in Italia 23 gennaio 2007 13:42, di pino ciampolillo

      CONSIGLIO COMUNALE A ISOLA DELLE FEMMINE ESPOSIZIONE DELLA ITALCEMENTI DELLO SCEMPIO ALTO 100 METRI IN PIENO CENTRO ABITATO

      Il Comitato Cittadino Isola Pulita esprime la propria solidarietà al dr. Genchi Gioacchino, dirigente del servizio Tutela dall’inquinamento atmosferico delle emissioni, che è stato destinato "improvvisamente" ad altro incarico. Il dr. Genchi già in passato è stato fatto oggetto di siffatti provvedimenti. La ragione è forse da ricercare nella professionalità e senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto il Dirigente nella richiesta dell’applicazione delle regole e del rispetto delle leggi. In particolare i Cittadini di Isola riconoscono l’operato del dr. Genchi nella vicenda legata all’uso della sostanza tossica Pet-coke da parte della Italcementi.
      La solidarietà nei confronti del dr. Genchi i cittadini di Isola delle Femmine la esprimono contrastando lo sciagurato progetto che la Italcementi intende perseguire nel nostro paese volto a realizzare il nuovo progetto della costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri.
      Già in passato il Comitato Cittadino Isola Pulita aveva fatto presente che prima di parlare di nuovi progetti, intendiamo: indagare, sapere, conoscere capire i danni ambientali che la Italcementi nell’esercizio della sua attività produttiva può aver arrecato al territorio alle acque e alle persone di Isola.
      Quindi ancora una volta Il Comitato Cittadino Isola Pulita propone l’istituzione di una tavolo di concertazione aperto alle Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, alle maestranze della Italcementi, A.S.I. Sindaci dell’Unione dei Comuni, Italcementi con il compito di discutere confrontarsi e avanzare proposte sulle tematiche del lavoro, della salute dell’ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine.
      Inoltre il Comitato Cittadino Isola Pulita rilancia la proposta di istituire una commissione medica con il compito di monitorare e verificare le eventuali connessioni tra ciò che hanno evidenziato i rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee nel territorio di Isola delle Femmine.
      Invitiamo i componenti "tutti" del Consiglio Comunale che il giorno 18 gennaio terrà la sua seduta proprio sul tema della proposta Italcementi, ad assumersi la responsabilità dando uan risposta che salvaguardi i cittadini di Isola in tema di salute e che non spenga le ormai sopite speranze di un futuro economico, Turistico e sociale dei Cittadini di Isola delle Femmine.
      Il Consiglio Comunale sappia valutare che l’attuale posizione fisica della Italcementi posizionata direttamente nel centro abitato del paese, forse va rivisto a salvaguardia della sicurezza dei cittadini.
      Delocalizzare tutti i siti industriali e artigianali situati nelle zone abitate e che a causa della loro attività lavorativa arrecano danno all’ambiente ed alla salute umana (art.216 testo unico delle leggi sanitarie e allegato D.M. 5 settembre 1994 di cui all’art. 216)
      Comitato Cittadino Isola Pulita del Coordinamento Comitati Cittadini Regione Sicilia

      Vedi on line : LA ITALCEMENTI DI ISOLA PROPONE AI CITTADINI DI ISOLA DI COSTRUIRE UNO SCEMPIO ALTO 100 METRI IN PIENO CENTRO ABITATO

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      • La privatizzazione dell’acqua va contrastata anche in Italia 24 gennaio 2007 23:32, di pino ciampolillo

        IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA: DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA

        Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.

        Senato della Repubblica
        13a Commissione
        Territorio, Ambiente, Beni Ambientali

        INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
        AL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO E AL MINISTRO DELLA SALUTE
        Premesso che:

         in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;

         oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell’Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;

         l’area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;

         nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);

         da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant’è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;

         il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva “Habitat†(direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione;

         le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;

         nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che “all’interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno…†(verbale n. 9942393);

         il 25 gennaio 2006, l’ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006);

         la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno dello stabilimento;

         a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall’ARPA;

         il 25 luglio 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;

         nella diffida si legge, tra l’altro, che “il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2†e che, sebbene “la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l’uso del petcoke come combustibile†, rilevando infine che “nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke†(nota n°48283 del 25 luglio 2006);

         solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto “a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l’attività di deposito del combustibile solido (petcoke)†, in virtù dell’Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;

         l’Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che “sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione†(per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando “l’Italcementi dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006†, evidenziando inoltre che “ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse†(nota n°48283 del 25 luglio 2006);

         l’8 gennaio 2007, il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio, l’immediata sospensione dall’incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;

         il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;

         a tutt’oggi, l’Italcementi non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell’impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri,

        Si chiede di sapere:

         se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;

         se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all’interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive “che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose†, le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;

         come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.

        Sen. Tommaso Sodano

        www.isolapulita.it

        Vedi on line : INTERROGAZIONE AL SENATO SULL’AZIONE INQUINANTE DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE

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        • La privatizzazione dell’acqua va contrastata anche in Italia 3 febbraio 2007 15:52, di comitato cittadino isola pulita

          Associazione Medici per l’Ambiente
          ISDE Italia

          Risoluzione ISDE Italia sull’incenerimento dei rifiuti

          http://www.isde.it/risoluzione_isde...

          Associazione Medici per l’Ambiente

          ISDE Italia ( www.isde.it )

          affiliato a International Society of Doctors for the Environment

          INCENERIMENTO DEI RIFIUTI

          L’Associazione dei Medici Per l’Ambiente (ISDE Italia) è fortemente preoccupata in merito all’ incremento dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) tramite incenerimento, che si sta proponendo nel nostro paese, sia con la costruzione di nuovi impianti, sia con l’ ampliamento di quelli esistenti.

          Lo smaltimento dei rifiuti esige, innanzi tutto, una seria politica delle “R†come

          Razionalizzazione,

          Riduzione della produzione,

          Raccolta differenziata,

          Riciclaggio,

          Riuso,

          Riparazione,

          Recupero.

          Solo dopo aver attuato tutti i punti precedenti, si potrà eventualmente valutare correttamente la migliore tecnica impiantistica per lo smaltimento della frazione residua scelta tra i sistemi che garantiscono meglio salute umana ed ambiente (pensare al trattamento con recupero energetico dell’’esigua frazione residua). Solo con questa politica, oltre a ridurre i costi economici, si possono ottenere impatti ambientali e sanitari inferiori a quelli prodotti dagli inceneritori e dalle discariche.

          L’ incenerimento degli RSU è, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell’ ambiente e della salute. E’ inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali) e l’immissione sistematica e continua nell’atmosfera per ogni inceneritore (di milioni di metri cubi al giorno) di fumi inquinanti contenenti polveri grossolane (PM10) e fini (PM2.5 , ovvero con diametri inferiori a 2.5 micron) costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.) estremamente pericolose, perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi.
          Senza contare del contributo all’effetto serra.

          La combustione trasforma infatti anche i rifiuti relativamente innocui quali imballaggi e scarti di cibo in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi per la neutralizzazione e lo stoccaggio.

          Per noi, Medici per l’Ambiente, è prioritario pensare agli effetti sugli esseri umani più fragili, perché già malati, o più suscettibili come bambini, donne in gravidanza, anziani. Il rischio non è solo riferibile ad una maggiore incidenza di tumori (già segnalata), ma anche ad altre problematiche quali: incremento dei ricoveri e della mortalità per cause respiratorie e cardiocircolatorie, alterazioni endocrine, immunitarie e neurologiche.
          Si ribadisce che in problematiche così importanti e complesse devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al principio di “precauzione†, alla tutela e salvaguardia dell’ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future generazioni è ad esso indissolubilmente legata (come le drammatiche esperienze su amianto, benzene, piombo e polveri fini dovrebbero averci insegnato).

          L’Associazione Medici per l’Ambiente chiede che:
          Venga istituita immediatamente una moratoria sui progetti di termodistruzione (o termovalorizzazione) in corso;
          Venga incentivata economicamente la politica delle “R†;
          A cura delle Autorità competenti, vi sia una efficiente ed efficace azione di verifica e controllo, in continuo, dei possibili inquinanti (al camino, aria, terra e falde acquifere) per gli impianti già in funzione e che questi controlli siano simultaneamente affiancate da rigorosi monitoraggi sanitari delle popolazioni già potenzialmente esposte;
          Siano istituzionalizzati i Garanti delle popolazioni che dovranno conoscere in tempo reale i risultati delle campagne ambientali, sanitarie e l’andamento delle misurazioni di tutte le possibili emissioni causate dal sistema di smaltimento operante, al fine di proporre tempestive soluzioni.

          TUTTI GLI ESSERI UMANI SONO RESPONSABILI DELL’
          AMBIENTE, I MEDICI LO SONO DUE VOLTE!

          Membri del Gruppo di lavoro ISDE Italia sui rifiuti
          Balestreri Federico (Cremona); Bragheri Romano (Pavia); Cristofolini Antonio (Trento); Diaferia Giorgio (Torino); Fabbri Fabrizio (Roma); Galli Simone (Firenze); Garetti Gianluca (Firenze); Gennaro Valerio (Genova); Gentilini Patrizia (Forlì); Guerra Manrico (Parma ); Laghi Ferdinando (Cosenza); Mocci Mauro (Civitavecchia); Rivezzi Gaetano (Caserta); Romizi Roberto (Arezzo); Tomatis Lorenzo (Trieste)

          DANNI ALLA SALUTE

          Le sostanze tossiche emesse da un inceneritore determinano:

          · aumento del 31,4% del sarcoma dei tessuti molli nel raggio di 2 Km dall’inceneritore (studio Comba Istituto Nazionale della Salute, Italia).
          · aumento del 37% del cancro al fegato e fino al 5% del cancro al colonretto nel raggio di oltre 1Km dall’inceneritore (studio Elliot P.

          London School of Higiene and Tropical Medicine , 2000 U.K ).
          · aumento del doppio del cancro infantile nel raggio di 5Km (studio Knox Int.Epidemeology, 2000, U.K).
          · Il cancro alla mammella aumenta nelle donne che vivono in prossimità dell’inceneritore (Saintot, Eur J Cancer Prev 2004).
          · Esiste inoltre una relazione diretta tra le emissioni dell’inceneritore e la comparsa di mutazioni e malformazioni (studio Ferriera e al. ,Università di Saò Paolo, 2000).
          · “Gli inceneritori di immondizia sono i maggiori responsabili dell’emissione di diossina†(O.M.S. Giugno 1999).
          · Lo IARC, agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha riconosciuto la diossina 2,3,7,8 TCDD come una sostanza cancerogena per l’uomo. Le altre diossine inducono effetti diversi sull’uomo a seconda del livello di
          concentrazione e dell’esposizione a breve o a lungo termine a cui è sottoposto l’organismo.
          · Biomarcatori di una esposizione tossica - tioeteri– sono stati trovati elevati nelle urine di bambini residenti vicino inceneritori di recente costruzione; Ardevol et al. (1999).
          · I livelli di diossine nel sangue sono aumentati del 10-25% nei primi due anni di attività di un nuovo inceneritore; Gonzalez et al. (2000).
          · I livelli ematici di PCB nei bambini residenti vicino un impianto tedesco per rifiuti pericolosi sono stati trovati elevati; Holdke et al. (1998).
          · Il livello di mercurio nei capelli di abitanti vicino ad inceneritori è aumentato del 44-56% in dieci anni; Kurttio et al. (1998).
          · Elevati livelli ematici di diossine sono stati trovati in communità vicino ad impianti in tre studi, rispetto a cinque studi condotti; Miyata (1998);
          Deml et al. (1996); Van den Hazel and Frankort (1996); Startin et al. (1994).
          · Il CNIID, Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti, rivela l’esistenza di uno studio epidemiologico ufficiale che dimostra come gli inceneritori di rifiuti urbani provochino la nascita di bambini malformati.

          Gli autori dello studio, "Risques de malformations congénitales autour des incinérateurs d’ordures ménagères, Inserm, Institut européen des génomutations, Afssaps," realizzato nella regione Rhone Alpes (che ha come centri principali Lione, Nimes e Montepellier) e non ancora
          pubblicato, concludono che "globalmente rischi significativi per le popolazioni sono osservati per due tipi di malformazioni:
          le anomalie cromosomiche e le altre malformazioni maggiori".
          Inoltre essi hanno constatato "un rischio significativo per le fessure orali, le displasie renali, i megacolon e le anomalie urinarie". Nel periodo considerato dallo studio gli inceneritori hanno quindi provocato la nascita di un gran numero di bambini malformati.
          Questa una sintesi dei risultati dello studio rispetto alle malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe:
          - anomalie cromosomiche + 20% rispetto alla media nazionale
          - malformazioni della bocca + 29%
          - malformazione dell’intestino + 44%
          - malformazioni dei reni + 51%
          Parigi, 21 gennaio 2003

          GLI INCENERITORI PROVOCANO LA NASCITA DI BAMBINI MALFORMATI
          http://www.inceneritori.org/malform.htm
          Parigi, 21 gennaio 2003:
          il CNIID, Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti, rivela l’esistenza di uno studio epidemiologico ufficiale che dimostra come gli inceneritori di rifiuti urbani provochino la nascita di bambini malformati.
          Gli autori dello studio, "Risques de malformations congénitales autour des incinérateurs d’ordures ménagères, Inserm, Institut européen des génomutations, Afssaps," realizzato nella regione Rhone Alpes (che ha come centri perincipali Lione, Nimes e Montepellier) e non ancora pubblicato, concludono che "globalmente rischi significativi per le popolazioni sono osservati per due tipi di malformazioni: leanomalie cromosomiche e le altre malformazioni maggiori". Inoltre essi hanno constatato "un rischio significativo per le fessure orali, le displasie renali, i megacolon e le anomalie urinarie". Nel periodo considerato dallo studio gli inceneritori hanno quindi provocato la nascita di un gran numero di bambini malformati.
          Questa una sintesi dei risultati dello studio rispetto alle malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe:
          - anomalie cromosomiche + 20% rispetto alla media nazionale
          - malformazioni della bocca + 29%
          - malformazione dell’intestino + 44%
          - malformazioni dei reni + 51%
          Secondo il direttore del CNIID gli inceneritori saranno "l’amianto del XXI secolo" anche perchè lo studio conferma altre prove scientifiche che hanno posto sotto accusa gli inceneritori di rifiuti come quelle riportate dall’"American Journal of Epidemiology" del 26 giugno 2000 sull’aumento dei tumori rilevati nei tre cantoni di Doubs, vicini all’inceneritore di Besancon (Franca Contea, regione ai confini con la Svizzera).
          Tratto da un comunicato stampa del CNIID, 21-23 gennaio 2003
          Labels: COMITATI CITTADINI SICILIANI PER LA PREVENZIONE E LA SALUTE

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  • La privatizzazione dell’acqua va contrastata anche in Italia 23 gennaio 2007 00:58, di pino ciampolillo

    IERI SUI QUOTIDIANI DELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO E’ USCITO UN ARTICOLO
    SEMPLICE SEMPLICE....
    IL COMMISSARIO AD ACTA.....HA DECISO DI PRIVATIZZARE IL SERVIZIO IDRICO.
    I SINDACI LO HANNO APPRESO DAI GIORNALI.
    LA CITTADINZA E’ SCONVOLTA.
    QUESTO POMERIGGIO CI INCONTREREMO CON IL COMITATO GLI INDIGNATI A LICATA,
    CHE NEL FRATTEMPO STANNO CHIAMANDO A RACCOLTA TUTTI GLI ALTRI COMITATI.
    E’ STATA GIA’ AVVERTITA SARA GIORLANDO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE.
    SCRIVEREMO UN COMUNICATO STAMPA CHE QUESTA VOLTA PENSIAMO DEBBA ESSERE
    FIRMATO DAL FORUM NAZIONALE, INFATTI L’ATTACCO E’ DA CONSIDERARE RIVOLTO
    VERSO TUTTI I MOVIMENTI E SOGGETTI CHE SI SONO SPESI, CHE HANNO LAVORATO,
    CHE HANNO LOTTATO (e che lo continuano a fare) IN DIFESA DELL’ACQUA.
    RITENIAMO IL FATTO GRAVISSIMO, ANCHE IN CONSIDERAZIONE CHE QUESTI SOGGETTI
    CAPITANATI DA CHI "OFFRE IL PROPRIO SERVIZIO ALLA COMUNITA’ (QUALE
    COMUNITA’?????) A 1.500 EURO AL GIORNO ...ERANO PERFETTAMENTE AL CORRENTE
    DELLA "FAMOSA MORATORIA". NON CI FAREMO INTIMIDIRE.
    Se l’accordo che sembra profilarsi all’interno dell’Unione in merito ai
    servizi idrici è reale, un altro passo significativo è stato fatto
    dall’Unione nel rispettare l’impegno preso nel programma elettorale: la
    natura pubblica nazionale di questo servizio viene ribadita e mi sembra si
    accenni ad un percorso per il governo pubblico dell’acqua.
    Ciò che si prospetta è una moratoria di tutte le messe a gara, di tutte le
    operazioni finanziarie di fusione e di tutte le iniziative legislative
    regionali e deliberative degli ATO idrici, che stavano andando verso la
    privatizzazione.
    In una parola si tratta di un congelamento della situazione nei territori
    da sancire con un apposito decreto nella delega ambientale in attesa di
    varare una legge specifica e complessiva.
    Il movimento dell’acqua ha conseguito un altro innegabile successo,
    l’impegno di Rifondazione in particolare e dei Verdi e Comunisti Italiani e
    la grande carica con il quale è iniziata la raccolta delle firme sulla
    legge di iniziativa popolare hanno sicuramente pesato sulla trattativa.
    Tutto questo dimostra ancora una volta che il diffuso lavoro che abbiamo
    fatto in questi anni sull’acqua e la sua eccezionalità: culturale, di
    >informazione, di mobilitazione, di partecipazione e il rapporto dialettico
    e non strumentale con la politica, alla fine paga e mi sembra che cominci
    ad aprire alcuni spiragli, su tutta la cultura delle privatizzazioni,
    devastante per la vita di ogni comunità.
    Il movimento dell’acqua fa da modello e in queste ore si esprimerà con
    comunicati unitari su ciò che riguarda i servizi idrici e il movimento più
    generale si esprimerà su l’insieme delle liberalizzazioni trattate, cosa
    >che invece solleva perplessità.
    A questi giudizi mi rimetto, voglio invece utilizzare questo spazio per
    chiedere alla politica in particolare a quella già impegnata, un ulteriore
    impegno e una ulteriore chiarezza.
    La prima questione riguarda il coinvolgimento del movimento nel percorso di
    definizione dei provvedimenti da attuare.
    E’ chiaro che le istituzioni i partiti e i governi hanno sedi e procedure
    proprie, ma io credo che il movimento dell’acqua abbia avviato una vertenza
    >nazionale e abbia al contempo conquistato un ruolo di soggetto politico,
    indipendente, capace di produrre leggi e di rappresentarsi.
    Sono convinto che è giunto il momento che può e deve trovare luoghi e forme
    in cui esprimere autonomamente le propri posizioni e può e debba in piena
    autonomia stabilire con la sinistra impegnata le forme del coinvolgimento
    nelle decisioni istituzionali finali, per essere chiaro come può essere
    coinvolto il movimento nel definire i termini del decreto di moratoria?
    Un’altra questione è quella dei tempi.
    Quali sono i tempi di definizione del decreto sulla moratoria non sono
    secondari.
    Il movimento è radicato nei territori e sa bene quali e quante le manovre
    sono in atto e quante debolezze ci sono nella politica a livello locale.
    Se la concretizzazione di un provvedimento si protrae per mesi le forze
    locali privatizzatici, molto forti in certe regioni, molto determinate e
    mosse da forti interessi trasversali, sia al centro destra che al centro
    sinistra, non resteranno ferme.
    E pensateci ancora, ma alla luce di tutto ciò, diventa determinante un
    rilancio dell’Associazione degli eletti dell’acqua.
    Determinante il lavoro di reciproco coinvolgimento nelle scelte
    istituzionali, nella gestione del percorso della moratoria e della legge di
    governo dell’acqua, determinante nello scambio di informazioni e nella
    definizione della strategia da attuare nella vertenza nazionale ma anche
    internazionale che ne può scaturire.
    Determinante una loro articolazione nelle regioni in stretta relazione con
    i movimenti e i comitati locali nella raccolta delle firme, nel muovere i
    sindaci, nel relazionarsi alle imprese pubbliche, nel definire la
    fuoriuscita dalle SPA. Determinante ai fini di una battaglia contingente
    che apre anche alle altri settori investiti dalle privatizzazioni, ma
    determinante anche come processo politico di rinnovamento della politica,
    per affermare nuovi paradigmi, sostanziare di contenuti nuovi soggetti
    politici e nuove aggregazioni.
    Siamo in procinto di partire per Nairobi. E sembra che questa volta
    l’Italia si potrà presentare tra le nazioni che stanno nel campo del
    diritto all’acqua, nel campo di coloro che si battono contro la
    mercificazione di questo bene. Allargherà questo campo, gli darà maggior
    forza
    Non sarà cosa da poco.
    E’ il campo di chi chiederà in quella sede che l’acqua esca dai negoziati
    del WTO, venga riconosciuto universalmente il diritto umano e 50 litri al
    giorno per tutti, che venga tolta ogni legittimità al Consiglio Mondiale
    dell’Acqua che ogni tre anni, pur essendo un organismo delle multinazionali
    indice i Forum Mondiali, per consegnare tale compito alle Nazioni Unite o
    ad una conferenza intergovernativa.
    Per preparare assieme anche con la forza di parlamentari e di esponenti
    governativi italiani l’assise di Marzo a Bruxelles, la prima assemblea
    mondiale degli Eletti e dei movimenti sull’acqua.
    Il primo grande incontro tra politica movimenti, imprese pubbliche
    sindacati sull’acqua i beni comuni. Se ciò che si profila come decisione
    del governo in materia di servizi idrici va nella direzione auspicata dal
    movimento, questi scenari sono altrettanto reali e possibili.
    Emilio Molinari

    Vedi on line : I COMITATI CITTADINI SICILIANI PER L’ACQUA LIBERA

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sabato 20 gennaio 2007

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