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Un commento sulla manifestazione di Roma da chi non c’era
Le modalità della contestazione non sono marginali e devono farci riflettere

 

 

Sono anche contenta di non esserci stata, fisicamente, perché per quanto piccole, definite marginali e risibili, le modalità delle contestazioni ad alcune donne, politiche definite di professione di sinistra e di destra mi avrebbero vista non solo intervenire a loro difesa (anche fisica) ma mi avrebbero rovinato la giornata, ed ovviamente è meglio poter evitare di spendere energie e denaro (che non ho, entrambi) a tanti kilometri da casa.

Sono contenta che l’adesione della manifestazione sia stata grande, sono contenta che tante donne che conosco (alcune hanno attivamente lavorato per costruirla) e alle quali voglio bene siano entusiaste di come è andata. Sono anche contenta di non esserci stata, fisicamente, perché per quanto piccole, definite marginali e risibili, le modalità delle contestazioni ad alcune donne, politiche definite di professione di sinistra e di destra mi avrebbero vista non solo intervenire a loro difesa (anche fisica) ma mi avrebbero rovinato la giornata, ed ovviamente è meglio poter evitare di spendere energie e denaro (che non ho, entrambi) a tanti kilometri da casa.

Ma ho visto le immagini della diretta della emittente la7, ho anche seguito la preparazione della manifestazione attraverso i racconti di alcune amiche che stavano a Roma nelle scorse settimane, e vorrei condividere qualche riflessione, che faccio qui come femminista nonviolenta e come giornalista. C’erano già stati, proprio nei racconti delle amiche che partecipavano alle riunioni organizzative romane, aspetti che non condividevo e non condivido su come è stata costruita.

Ho trovato involutivo e regressivo il fatto che abbiano avuto tanto peso posizioni di divieto di presenza di uomini al corteo, un atteggiamento per me inequivocabilmente sessista, infantilmente e sterilmente capriccioso e politicamente sbagliato: se l’obiettivo è svelare la pervasione della violenza nella società, arrivare alle donne, tutte le donne, e comunicare con loro che la nostra libertà, benessere, sicurezza e felicità sono una priorità sociale e culturale non si può escludere nessuna donna (e nessun uomo) che si dichiarino disponibili ad aderire a questo processo di cambiamento.

Ricordo soltanto che uno dei capisaldi dell’analisi femminista è stata la dolorosa ma coraggiosa presa di parola sulla consapevolezza della presenza profonda e ambigua della complicità, con il silenzio assenso, o con la attiva trasmissione, del pregiudizio sessista proprio da parte delle donne stesse, in primo luogo della madri.
Avrebbero dovuto stare fuori dal corteo le madri? Solo quelle di figli maschi, o magari anche quelle di figlie femmine?
Chi ha la patente per giudicare il tasso di purezza femminista di chi?
Le donne lesbiche sono più femministe delle altre perché rifiutano il contatto sessuale con gli uomini, anche quando (ne ho esperienza diretta) alcune condividono posizioni che potrebbero ad ogni buon conto definirsi di destra come la bontà del porto d’armi per difendersi dallo stupro, o la pena di morte per chi violenta, o la giustezza della guerra in certi casi?
Come si può bene capire le questioni sono complicate, molto, e mi pare aggravate dal fatto che nella urgenza di proclamarsi ’radicali’ e indipendenti dalla politica tradizionale si sia corso il rischio di perdere il senso profondo, invece, dell’emergenza culturale nella quale siamo immerse. Quanto abbiamo passato, noi femministe degli anni 70 e 80, alle giovani che ieri erano in strada a Roma, della alterità del movimento politico femminista alle pratiche di violenza?

Me lo chiedo, ve lo chiedo, perché sono davvero convinta che lo spazio di alterità e di novità dei femminismi del ’900 sia stato proprio quello di modificare in modo radicalmente nonviolento le realtà collettive là dove ha saputo e potuto agire.
Non c’è legge approvata a favore delle donne che non abbia anche favorito il benessere maschile, e negli ultimi tempi, piaccia o no, è stata anche la convergenza in Parlamento di donne di partiti e visioni politiche diametralmente opposte a farle approvare, non ultima quella che ha eliminato in Italia la vergogna della rubricazione dello stupro come reato conto la persona, e in Spagna la legge contro la violenza in famiglia, voluta dalla sinistra zapaterista ma approvata anche con il consenso delle donne della destra.

E qui ecco il capitolo ’antifascista’ della manifestazione. A chi ha pensato che fosse una buona idea mettersi a gridare contro Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna, dando loro una ribalta mediatica gratis, e chi ha mandato a dire ad Alessandra Mussolini di non farsi vedere (cosa che sa tanto di avvertimento mafioso) vorrei dire che lo stile ultras molto in voga purtoppo anche tra le donne stona a parecchio con lo spirito, le pratiche e la storia dei femminismi.
Magari si potesse tagliare di netto con una bella riga che segna il di qua e il di là della purezza antifascista: nessuna sa che la migliore legge mai presentata in Parlamento circa le adozioni(compresa la genitorialità omosessuale) ha come prima firmataria la Mussolini? nessuna sa che fu lei, e non Livia Turco che poi aderì con tutte, dico tutte le parlamentari, a invitare le colleghe a entrare in aula alla Camera con una maglietta con la scritta: "Giù le mani dalle donne", iniziativa che le vide, tutte, sentirsi dare della troie da parte di molti onorevoli presenti?

Ho sentito qualcuna che diceva che chi partecipa al family day doveva aspettarsi di essere contestata: dunque la violenza in famiglia non sfiora i nuclei che votano a sinistra? e le donne, poche ma presenti in corteo, di fede musulmana, che magari portano il velo, e quindi aderiscono anche visivamente alla ’modestia’ di stampo patriarcale, sono meglio delle cattoliche perché la loro religione oggi si posiziona maggiormente nella porzione delle vittime?
Quello che penso è che queste, e altre contraddizioni presenti ieri, per fortuna evidenziate in brevi ma significative espressioni di stupidità, non debbano essere rubricate come marginali, ma ci aiutino a riflettere sulle priorità. Ringrazio Imma Battaglia per avere subito stigmatizzato le intolleranze e chiesto scusa.

Se la priorità è quella di far uscire davvero dal cono d’ombra e dal silenzio il fenomeno della violenza contro il genere femminile allora tocca andarsi a riprendere il testo di Robin Morgan Il demone amante , nel quale con lucida spietatezza si tratta della complicità e fascinazione femminile con la violenza (patriarcale) incarnata dal mito dell’eroe rivoluzionario.
Come se l’antifascista militante fosse meno manesco e sessista del cattolico integralista, come se i duri e le dure e pure dei senza se e senza ma contro la guerra non trasformassero le perentorità in ’forse’ e ’però’ quando si parla di inviolabilità del corpo femminile (ricordate la puntura simbolica sul clitoride?) e di simboli religiosi; come se nessuno dei ’compagni’ fosse turista sessuale (specie gli assidui di Cuba) e come se potessimo fare a meno delle ’politiche di professione’ (non facendo dei distinguo che quantomeno sono ingenerosi, se non ingiusti, nei confronti di donne che stanno lavorando bene e che vanno sostenute, anche in Parlamento).

La violenza non si contiene propagandandola, in alcun modo, scrive Vandana Shiva, e per farlo è indispensabile uscire dalla logica amico/nemico, che sta alla base della dinamica e del linguaggio bellico; “una risata vi seppellirà”, si scriveva pur nei bui anni ’70. Una risata, non spintonamenti e urla contro un’altra donna, per quanto avversaria.

10 Messaggi del forum

  • Concordo pienamente con l’autrice.
    L’ho anche in parte citato in un post nel blog la conoscenza rende liberi

    dopo averne scritto uno stamane titolato STUPIDITA’.. questo è stato il primo pensiero dopo aver letto degli atteggiamenti tenuti dal corteo.

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  • Spiace molto riscontrare, in alcuni di questi post, tanta ingenuità politica e tanta enfasi, singolarmente in linea con i mass media, su due episodi ben marginali a fronte del numero di donne che, scese in piazza sabato, hanno dimostrato di condivedere i contenuti del corteo: che la violenza nasce in famiglia ed il rifiuto del pacchetto sicurezza. Perchè non interrogarsi su questo? perchè scandalizzarsi se uno spezzone del corteo non era misto? perchè piuttosto non interrogarsi sulla mancanza di una iniziativa analoga ad opera di quegli uomini che, sono certa, lottano per non essere strumento del patriarcato?
    tuttavia, se invece la questione appare altra mi piacerebbe dare alcune puntalizzazioni: l’indizione del corteo, come certamente molte sapranno, aveva chiesto che non ci fosero bandiere di partito, e che le donne con incarichi istituzionali scendessero in piazza fuori dal proprio ruolo, cioè con le altre donne senza guardie del corpo e non in testa al corteo, come hanno fatto in tante senza alcun problema o fastidio. Perchè, invece, qualcun’altra ha reputato di non rispettare la volontà espressa e condivisa in tante e lunghe assemblee? Perchè tanta leggerezza nel marciare in faccia a tutte con le guardie del corpo -uomini- nello spezzone non misto per raggiungere la testa del corteo appropriandosene arrogantemente. E perchè le donne che accusano, stigmatizzano e sanciscono tanto nettamente il confine tra giusto e sbagliato non domandano alle altre donne del servizio d’ordine, alle organizzatrici, etc. cosa sia realmente accaduto se questo, per loro, risulta l’intero baricentro di senso del 24?
    Stando alla Ravera, io ero una delle oche o se preferite della minoranza facinorosa, leggi servizio d’ordine che per difendere la prestigiacomo dalla sacrosanta furia di tutto il corteo, o meglio il corteo da un tranello di strumentalizzazione, le ha fatto un cordone di sicurezza e che -guarda un pò- s’è presa gomitate e schiaffi dalle guardie dell’onorevole corpo.
    inoltre, dopo lunghe discussioni si era deciso che in piazza non avrebbero dovuto esserci palchi, per evitare protagonismi e sovradeterminazioni, ma solo due schermi. Anche in questo caso, la7 ha messo in atto una vera appropriazione indebita, montando un palco e ospitatando le onorevoli/ministre che avrebbero sovrastato l’intero corteo. Perciò sono tra quelle, ed ancora una volta erano l’intero corteo, che per coerenza sono salita sul palco e ho bloccato la diretta.. certa che nessuna di noi abbia voglia di svendere se stessa e le altre per un palcoscenico in cui, come troppo spesso, non siamo che la platea. Come sono certa che ci saranno mille occasioni per confrontarci con onestà e serenità su questo e molto altro.
    francesca scialanca

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  • dalla mailing list Lisitrata: Un commento da chi c’era 26 novembre 2007 18:44, di Doriana Goracci

    "Sono contenta che tu sia contenta, anche se il tuo lungo articolo dice
    tutta la tua scontentezza. Sono scontenta che su questa lista [lisistrata] il più sostanzioso commento, viene da casa non dalla strada. Ci sono centomila buoni motivi, anzi diciamo milioni di motivi per non essere potute stare in piazza, molti meno per liquidare come marginali e risibili, le contestazioni di donne a "certe" donne. La preparazione è stata
    seguita inevitabilmente da poche, basti pensare che altrettanto poche
    sapevano che si andava a Roma e così le ragioni di questa trasferta,per non parlare del come e perchè.
    Il fatto è che questo prendere le chiavi di casa e partire, e avere
    vissuto questa giornata ella "legittima difesa" come quella di sabato scorso, è una rivendicazione di sentimenti e sentire politico, che poi si presterà e si è prestata all’interpretazione e alla poca attenzione all’agire politico diverso.
    Di uomini ne ho visti e abbracciati tanti. I sensibili alle donne, si
    sono anche messi a lato, ai margini. Ho visto anche i sensibili uomini
    allla cronaca nero-rosa, quelli a caccia dello scoop, devono mangiare
    anche loro come certa stampa, così asservita al potere, femminile o
    maschile è assolutamente lo stesso, che fà come i cammelli: ci mangerà
    e ne berrà per tanto tempo. Belle broda da far bere agli assetati di
    "informazione"..."

    Doriana Goracci, dalla mailing list Lisistrata

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  • "Riprendo il filo tracciato da Monica Lanfranco per aderire pienamente alla sua posizione: la violenza degli uomini sulle donne da un lato va rispedita al mittente nel senso che sono gli uomini, come alcuni stanno facendo, che devono fare i conti con essa e l’alleanza non è solo preziosa ma è vitale per il cambio di civiltà tra uomini e donne. Ma c’è di più in questa storia: ricordiamoci che molta violenza è una ritorsione per la sottrazione che le donne, dalla nostra generazione, hanno operato al lavoro di cura, al ruolo familiare, alla quotidiana gestione della fatica del mondo. Abbiamo sottratto, giustamente e volutamente, amore, accoglienza, panni lavati e cibi cucinati, arrendevolezza sessuale: una grande ridefinizione dei sessi si sta ancora svolgendo tra uomini ammaccati e donne liberate con costi e ferite, più da una parte che dall’altra o forse da tutte e due le parti in modo diverso.

    Che ci siano uomini a ripensare con noi quanto è successo, a scegliere la strada della solidarietà reciproca e non del mugugno, del silenzio o del rancore, è un segnale che una pacificazione può avvenire insieme e non uno contro l’altra, che potremo costruire un futuro non di vincenti o vittime ma di individui e individue amorevoli e accoglienti".

    Tiziana Plebani, dalla mailing list Lisistrata

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  • purezza femminista? non credo che la scelta separatista mirasse a selezionare le pure e dure del femminismo ed a lasciare fuori chi non era abbastanza femminista.

    penso invece che sia stato un riprendersi lo spazio e la voce, di dire finalmente che ‘noi donne’ ci opponiamo, e diciamo la nostra;

    non dubito che molti uomini abbiano cose importanti da dire sulla violenza di genere, ma toccava a noi parlare, loro possono comunque farlo in altre sedi se vogliono (e mi dispiace che non lo abbiano fatto).

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  • perfettamente d’accordo con ciò che hai scritto.
    mi sono rovinata la giornata a discutere e litigare da via cavour fino a piazza navona.
    peccato.
    ciao, laura.

    Vedi on line : http://lagrrr.splinder.com

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  • Spiace molto anche a me constatare come constata Francesca, che quanto riportatato dai media (ed anche quello che "crediamo" di vedere), abbia tanta influenza sul libero pensare anche di donne che in altre occasioni ho avuto modo di apprezzare.
    Bene comunque discuterne
    Vincenza

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  • Concordo con quello che hai scritto.
    Ero in piazza con un’associazione contro la violenza sulle donne della mia città, c’era tra noi anche un nostro caro amico. Mentre sfilavamo, una security improvvisata gli ha chiesto almeno 9 volte di allontanarsi perché "Siete nella parte separatista del corteo, se avete aderito come gruppo misto dovete andare in fondo".
    Alcune donne intorno mormoravano sottovoce o a voce alta "Ma non si vergogna a stare qui?" oppure "Non abbiamo bisogno di un uomo che venga a controllarci mentre manifestiamo". La maggior parte, invece, ci appoggiva: "Hanno rotto le palle queste separatiste", mi ha detto una signora con accento bolognese.
    Noi abbiamo fatto scudo e il nostro amico è rimasto con noi, a gridare il suo NO alla violenza sulle donne.

    Personalmente questo atteggiamento separatista mi ha fatto cadere le braccia e, dopo, arrabbiare. Lo trovo miope, retrogrado, isterico. Di certo non mi rappresenta e non rappresentava nemmeno le tante donne che erano con me.
    E non può portare niente di buono sul fronte istituzionale.

    Quindi concordo con quanto hai scritto.
    E’ la prima riflessione assennata che leggo su un sito lesbico dopo l’editoriale di www.gayaweb.it contro il separatismo. Per fortuna c’è qualcuno come voi che si sta muovendo in Italia.

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  • Per fortuna e finalmente ci stiamo parlando, ci stiamo confrontando e facendo emergere le differenze. Spero che riusciamo anche a comprenderci. Il ricorso alla violenza ed alla sopraffazione è sbagliato. Cosa succede però quando le donne che si occupano della organizzazione prendono delle decisioni (uno spezzone separatista, no palchi per evitare strumentalizzazioni) e le altre fanno pressioni per non rispettare queste decisioni? Occorre lasciar fare? Non è violenza da parte di alcune far accettare per forza i propri maschi. Avere uno spazio per sole donne è come avere uno spazio intimo che va salvaguardato da tutte... perché imporre una presenza maschile non voluta? A livello simbolico e psichico questo spazio sacro va protetto... è tanto difficile da accettare? Imporre i propri maschi in un momento che le altre lo rifiutano non è violenza? Avere uno spazio di sole donne non significa non avere spazi di condivisione con il genere maschile, non significa contrapporsi al genere maschile, non significa nemmeno sminuire il genere maschile. UNO SPAZIO DI SOLE DONNE SIGNIFICA AGGIUNGERE QUALCOSA DI DIVERSO a quello che siamo normalmente abituate a vivere. A me sembra legittimo pretenderlo. Non ero presente alla manifestazione... relativamente all’articolo di Monica Lanfranco, la mia domanda è: perché siamo donne dovremmo garantire che non ci siano estremiste tra noi?

    Vedi on line : Le modalità della contestazione non sono marginali e devono farci riflettere

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  • Sebbene ricorrere alla violenza non è mai giustificabile, tanto meno in questo tipo di manifestazione, vorrei anche ricordare che le politiche che lottano per i diritti delle donne (che proteggono e servono anche loro) sono anche le stesse che reggono giochi maschili violenti e terribili come la guerra e sostengono palinsesti che veicolano una cultura dove il femminile è limitato a tette e culi. A me sembra ovvio che in alcune covi tanta rabbia e tensione e che si sia manifestata in questa occasione, dove, dopo tanto tempo, si sono ritrovate insieme tante donne diverse.

    Vedi on line : http://www.womenews.net/spip3/spip....

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domenica 25 novembre 2007

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