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Appello della Ruta pacifica de mujeres contro la soluzione armata del conflitto

Colombia: Non sospendere la volontà di pace

Giovanna Romualdi
Organizzazioni di donne di nove dipartimenti colombiani riunite nella Ruta Pacífica de Mujeres hanno recentemente inviato un appello contro la soluzione armata del conflitto colombiano al Presidente Álvaro Uribe

Nell’appello si oppongono radicalmente ad una soluzione armata del conflitto colombiano e alla liberazione con le armi delle persone sequestrate lasciando da parte la speranza di un accordo umanitario per le famiglie sequestrate.

“Ci appelliamo -prosegue il documento - affinché non sospenda la sua volontà di pace mediante il dialogo e il negoziato politico in cui sperano le famiglie colombiane, non solo quelle che hanno familiari sequestrati, ma anche quelle che hanno dovuto subire per oltre 40 anni l’espressione armata di un conflitto con profonde radici sociali, politiche e, soprattutto, economiche.

Noi donne colombiane non vogliamo che i nostri figli e figlie crescano in un paese che si lacera a sangue e fuoco. Liberare i sequestrati con la forza implicherebbe far sprofondare molte famiglie e tutto il paese nel lutto e nel dolore.

Respingiamo le azioni terroriste di tutti i gruppi armati del paese. E facciamo un appello ai combattenti affinché lascino la società civile fuori dalla guerra. Abbiamo sofferto abbastanza noi madri e mogli di tutti quelli che per una ragione o l’altra sono stati coinvolti o sono stati vittime di questa guerra.

Siamo noi donne che abbiamo dovuto sostenere il peso della deportazione e del dolore e della miseria che la accompagnano.
Noi donne siamo convinte che la guerra non sarà mai un cammino costruttivo né la soluzione dei problemi del paese.

Noi siamo radicalmente a favore del dialogo e del tentare fino all’ultimo istante una soluzione pacifica. Sappiamo che la guerra è sempre stata presente nelle città in molte forme. A volte con milizie guerrigliere, a volte sotto forma di terrorismo narcotrafficante, a volte come guerra sporca, come crimine selettivo, come battaglie di strada. Noi donne ogni giorno soffriamo gli effetti del conflitto armato nei quartieri popolari e in altri settori. E con tutto il cuore lavoriamo perché si fermino tute le guerre.

Noi donne non crediamo nelle guerre giuste, né nelle guerre sante. Nemmeno crediamo che la guerra sia il cammino per trasformare il mondo.” L’appello si conclude esigendo “come cittadine”, “che si ascoltino anche le voci delle donne, sorelle, madri e mogli di tutti gli uomini e le donne vittime di questa guerra.”

13 novembre 2006