Passaggio di testimone
Giovanna Romualdi:: Ines Valanzuolo
Il 25 e 26 ottobre a Roma, due eventi sul movimento femminista degli anni ‘70
Tra la Casa Internazionale delle donne di Roma e Palazzo Nardini, di via del Governo Vecchio, in ristrutturazione/cancellazione dei segni del vissuto delle donne al suo interno, c’è stato un cenno d’intesa, un passaggio di testimone rapido e discreto.
Il 25 novembre presso la Casa internazionale, Elisa Salvati, per il ciclo “Tesi e incontri” presenta la sua tesi Quotidiano donna e il movimento femminista degli anni ‘70 .
Il 26 novembre al Governo Vecchio s’inaugura la mostra fotografica “Io sono mia” per ricordare l’occupazione che trenta anni fa, precisamente il 2 ottobre 1976, su iniziativa del Movimento di liberazione della donna (Mld) “trasformò il vecchio palazzo in un luogo vivo di relazioni, attività, idee, progettazione politica che segnarono la vicenda del femminismo romano e nazionale negli anni dal 1976 al 1981”.
Caso o magia di “streghe” definitivamente fuggitive dal Governo Vecchio?
È certo che relazioni forti continuano a creare corrispondenze opportune tra gli eventi, apparentemente disordinati, che le donne, più o meno in sordina, ininterrottamente determinano. A poche ore di distanza: una giovane ricercatrice presenta la sua Tesi universitaria su ”Quotidiano donna”, una delle più entusiasmanti esperienze giornalistiche del ‘900, realizzata all’interno del Governo Vecchio e il Comune di Roma, apre uno spazio dello stesso palazzo in ristrutturazione, per una mostra che testimoni la lunga vicenda della sua occupazione da parte del movimento delle donne. La mostra - che sarà riproposta presso la Casa Internazionale delle donne di Roma il 14 dicembre - è allestita con pannelli e foto a cura dell’Area Cultura Consorzio e Archivia, della stessa Casa internazionale delle donne. Le istituzioni presenti all’inaugurazione garantiscono che lo spazio restaurato sarà un luogo pubblico d’incontro e studio e che i graffiti, impronte originali di una storia indimenticabile, saranno accuratamente conservati e valorizzati.
Nel primo giorno, la giovane ricercatrice, nella Sala Simonetta Tosi della Casa Internazionale, davanti ad un folto pubblico, vario per età e genere, accompagnata dalla sua insegnante Beatrice Pisa, presenta la sua tesi, con piglio professionale ed entusiasmo. Il risultato del suo lavoro di ricerca appare immediatamente fornito di quanto è necessario per salutare serenamente un luogo storico quale il Governo Vecchio: l’attenzione e lo studio paziente delle fonti del femminismo del Novecento (troppo spesso trascurate da tante ex...), in questo caso la collezione completa di “Quotidiano donna”, depositata presso Archivia; il segno certo che in altri luoghi, in altre menti i semi di una cultura “diversa” continuano a germogliare.
La relatrice, prof.ssa Beatrice Pisa, a suo tempo facente parte dell’Mld, gruppo promotore dell’occupazione di Palazzo Nardini, presenta la tesi come un capolavoro di equilibrio tra la cultura radicale del femminismo anni ‘70, le attuali esigenze accademiche e la soggettività della scrivente e ricorda dubbi amletici (“orgasmo clitorideo e orgasmo vaginale” lo mettiamo in nota, lo virgolettiamo o lo escludiamo?).
Per la Società Italiana delle Storiche, che si prefigge di svelare il falso universalismo della storiografia tradizionale, Rosanna De Longis, la Presidente, nota che il lavoro di Elisa risponde perfettamente ai canoni della ricerca storiografica, avvalendosi di contributi diversi: fonti di archivio, fonti da stampa, testimonianze orali. Supera così una duplice difficoltà: fare storia della stampa ma soprattutto fare storia del femminismo con metodologia storica, cosa che richiede capacità di separare la memoria dalla storia, le testimonianze, dallo studio delle fonti.
Per Manuela Moroli, direttrice di “Quotidiano Donna”, lo studio e la passione di Elisa hanno riportato il senso di una delle poche rivoluzioni del ‘900, quasi riuscita e hanno smentito la debolezza del filo tra le donne degli anni settanta e le giovani, differenti ma a volte indifferenti. Questo lavoro è stato capace di far emergere sia lo spessore politico del giornale, per la capacità strategica degli interventi, la chiara definizione delle urgenze, quali le problematiche legate al corpo, la realizzazione di un’informazione “altra”su tutto: economia, lavoro, esteri; sia lo stupore di chi percepisce, attraverso la lettura, che il movimento femminista in quei cinque anni ha affrontato, reinventato tutti i temi che condizionano la nostra vita.
Il giorno seguente, mentre le ex inquiline ricercano nel Governo Vecchio volti e ricordi, tra le giovani, ferme davanti alle bellissime foto di Luisa Di Gaetano, Gabriella Mercadini, Franca Zacchei che hanno fissato momenti, segni, spazi carichi di senso, si è percepito lo stesso stupore, mentre si chiedevano “ma come hanno fatto....!!??”
Per poco, dimentiche d’integralismi e violenze attuali, lì, si percepisce ancora ciò che oggi quasi sembra non esistere più: la gioia, vera, intensa legata ad ogni spazio di libertà conquistata.
Un graffito ancora ripete ”la luce è solo l’inizio....”: di cosa si trattava?

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