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Terzo osservatorio sull’imprenditoria femminile artigiana

Le imprenditrici chiedono maggior sostegno e più servizi per l’infanzia e agli anziani

CARMEN

:: Carmen Minutoli

In Italia le donne imprendritrici chiedono maggior interesse alle loro attivita’ dal governo e parlamento con leggi mirate al loro sviluppo

Si è conclusa a Roma presso lo Starhotel Metropole la due giorni della Confartigianato Donne Impresa. Un movimento promosso dalla Confartigianato fin dal 1994, per raccogliere le capacità, le esigenze, la creatività le idee e la volontà delle tante donne imprenditrici in Italia, le quali costituiscono uno dei punti di forza del sistema della piccola imprenditoria confluendo anche a determinare, insieme alle altre aziende, l’andamento dell’economia nel nostro paese con delle cifre considerevoli (5 milioni di imprese familiari che influiscono sul pil per circa l’80% e che impiegano il 75% della forza lavoro). In effetti Donne Impresa associa circa 80.000 aziende al femminile ovvero condotte da donne articolandosi in 60 gruppi territoriali dislocati su tutto il territorio nazionale. La presidente nazionale Rosa Gentile aprendo i lavori della convention ha accolto con entusiasmo la platea di donne (provenienti da ogni regione d’Italia, dall’estremo nord al profondo sud), componenti il foltissimo pubblico, trovandolo sempre più numeroso ed in costante crescita rispetto agli anni passati.

Introducendo il nutrito numero di relatori fra, rappresentanti della politica, della finanza, del mondo universitario e della comunicazione, oltre a rappresentanti di governo ed istituzionali, quali ad esempio la vice presidente della Commissione Nazionale di Pari opportunità, Anna Maria Parente, la Gentile ha fatto il punto della situazione (relazione annuale) ricordando anche le diverse finalità di CDI; primo fra tutte quello di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria femminile e delle pari opportunità; di promuovere la presenza delle donne presso enti ed organismi economici sociali e culturali pubblici e privati, nazionali ed internazionali, di promuovere la formazione e l’aggiornamento continuo per garantire l’affermazione dello specifico femminile nel mondo del lavoro e così via... non và peraltro dimenticato che in Italia il settore dell’artigianato e della PMI, rappresenta un ambito in cui l’occupazione femminile sta vivendo nuove e maggiori possibilità di sviluppo. Donne Impresa ricorda che attualmente le donne titolari di imprese artigiane sono 290.000 e rappresentano circa il 17,5% dell’intero settore.

L’82,4% delle imprenditrici italiane ha creato direttamente la propria azienda e di questa il 55% prima dei 25 anni. Dalle indagine effettuate, al quesito di cosa spinge le donne ad avviare un’attività imprenditoriale è emerso che in esse si evidenzia una forte propensione a dedicarsi all’artigianato ( anche al suo recupero e rivalutazione, specie in certi ambiti che sembravano dover sparire con il tempo); ma anche l’aspettativa di una sempre maggiore autonomia e responsabilizzazione.

Il centro studi Sintesi di Mestre si è occupato dell’indagine statistica su un campione di 600 imprenditrici tra i 36 ed i 45 anni con un livello di istruzione medio-alta, elaborando , per Donne Impresa, i seguenti dati: il 51,2% del campione ha affermato di aver intrapreso l’attività di imprenditrice per continuare la tradizione familiare quindi per occuparsi dell’azienda avviata in precedenza dai genitori o da altri familiari.

Il restante 48,8% si divide fra quante hanno fondato direttamente l’impresa 34,5% e quante hanno rilevato l’azienda da altri o ne sono divenute socie 14,3%. E’ stato valutato anche il “futuro” dell’impresa familiare, evidenziando che il 57% delle artigiane vorrebbe lasciare l’attività alla prole sia maschi che femmine e più in generale il 72% affiderebbe senza problemi la conduzione dell’azienda ai propri figli. Le imprenditrici chiedono maggior sostegno e più servizi per l’infanzia e agli anziani.

Non si preoccupano molto della flessibilità in quanto consapevoli di poter decidere in completa autonomia della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (spesso affrontati in concomitanza): simpatica la testimonianza di una imprenditrice mantovana presente sul palco che ha spiegato come spesso si occupa di organizzare il lavoro dell’azienda mentre è ancora in pigiama e prepara la colazione ai figli.

Le imprenditrici artigiane in Italia operano principalmente in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto. In queste zone si concentrano infatti la maggior parte delle imprese al femminile seguite da Piemonte, Toscana, Lazio. Il sud vede nell’Abruzzo, Sicilia e Campania un vivace aumento negli ultimi anni. Le imprese dirette da donne sono soprattutto quelle manifatturiere 45,1%; quelle dei servizi alla persona 31,3%; scarso ancora il terziario ma in aumento. Fra i vari relatori, ha suscitato molto interesse l’intervento del Prof. Zocchi docente alla Luiss di Roma che ha illustrato le sue ricerche sui temi chiave dell’intero convegno ovvero Il family business in italia e cultura imprenditoriale e governance, concludendo con una sua personale considerazione che i governi di centrodestra e di centrosinistra hanno fatto entrambi troppo poco per le imprese di famiglia italiane, ad eccezione di qualche legge ( D.lg 358/97 -Visco; quella sui Patti di Famiglia- la Riforma del Diritto Fallimentare; la legge sul Risparmio e sulle Rendite finanziarie;) che poco hanno inciso sulla realtà imprenditoriale, tanto da stimolare il dibattito della necessità che le aziende familiari ( specie al femminile) vengano messe al centro degli interventi del legislatore, stante il ruolo determinante che rivestono nell’economia nazionale.

Anche l’intervento di Maria Rita Parsi, presidente Fondazione Movimento Bambino , carico di verve e loquacità ha stimolato la platea a meglio abbracciare le problematiche delle donne , non solo nel fare impresa ma in ogni ambito esse si attivano.

Ad allietare la convention le “proposte pratiche” di due imprese artigiane di donne, ovvero il defilè dell’atelier di Claudia Delli Santi con la creazione di alcuni modelli di abiti da sposa e quella dei gioielli creati da Marzia Banci. Riservato un premio speciale “il sole d’argento” all’attore e regista Kim Rossi Stuart il quale con suoi films ha inteso rappresentare una nuova figura di padre e raccontare del rapporto con i figli, future generazioni.

Carmen Minutoli Sms: 340-0518159 e.mail: newmwomancmf@infinito .it

New millennium woman & generation cmf Studio Culturale di ricerca, promozione e sensibilizzazione Nazionale su: Pari Opportunità- Diritti Umani&Civili-Solidarietà Formazione & Informazione

8 novembre 2006