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Reti e azioni di contrasto sul tema donne violenza e lavoro

Ricatti e riscatti: al lavoro contro la violenza

redazione

:: Rosa Amorevole

386 persone provenienti dalla Val d’Aosta alla Sicilia hanno partecipato al convegno organizzato gli scorsi 13 e il 14 ottobre a Bologna sul tema violenze e lavoro.

Il convegno organizzato il 13 e il 14 ottobre dalle Consigliere di Parità della provincia di Bologna, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Bologna e la collaborazione della Casa delle Donne per non subire Violenza, si è rivelato un’importante occasione per discutere di un tema ormai troppo presente nella cronaca quotidiana delle nostre città.
Non dal punto di vista emergenziale troppo facilmente connesso al tema dell’immigrazione, ma come fenomeno strettamente connesso al rapporto tra i sessi e alla struttura patriarcale della nostra società che come tale non può essere combattuto incoraggiando politiche solo di sicurezza e repressive.

Organizzato in tre sessioni il convegno ha affrontato il tema della violenza strettamente in connessione con il lavoro, ambito in cui la violenza si può annidare (con il fenomeno delle molestie ad esempio) e luogo di riscatto per quelle donne che, uscite da un percorso di violenza domestica, necessitano di una autonomia economica che permetta loro di non ritornare insieme a chi ha manifestato comportamenti violenti.

Il quadro del fenomeno è stato portato da Linda Laura Sabbadini, Direttora Centrale dell’ISTAT, che ha evidenziato come solo a partire dagli anni ’90 siano potute iniziare le prime ricerche sul terreno. La prima indagine pilota del 1997 proseguirà con la prima vera e propria analisi del fenomeno completata nel 2002, i cui risultati sono usciti nel 2004 (rintracciabile sul sito www.istat.it).

Molestie sul lavoro, violenza domestica, molestie sessuali e stupri sono emersi per la prima volta, uscendo da una invisibilità statistica: dal ‘97 infatti, in Italia si sono verificate un milione e trecentomila molestie sui luoghi di lavoro, di cui trecentomila negli ultimi tre anni.

Gli episodi sono diffusi soprattutto al nord, nei grandi centri, interessano più le diplomate tra i 25 e i 44 anni, che figure con più alti o più bassi livelli di formazione, e si concentrano nei servizi, in particolare nei lavori all’interno della pubblica amministrazione.

Particolarmente significativa è la dimensione degli stupri: 76.000 in tutto, sempre a far data dal 1997, di cui 12.000 negli ultimi tre anni, con una media quindi, di 4.000 all’anno.

Un peso significativo hanno altresì i ricatti sessuali, che negli ultimi tre anni risultano 208.000 quelli finalizzati al mantenimento del posto di lavoro, e 220.000 quelli a scopo di assunzione.

Il sommerso continua ad essere tuttora elevatissimo: il 91% degli episodi di violenza non viene in alcun modo denunciato, per quanto il 70% delle donne intervistate non percepisca tali episodi come poco gravi.

“Un’ulteriore indagine è in fase di conclusione in questi giorni” ha affermato Sabbadini “ma la strada da fare è ancora molta, e spesso le ricerche sociali sono le prime ad essere tagliate - in quanto non obbligatorie - se necessitano risparmi e ciò è un peccato, anche perché siamo all’avanguardia in Europa dal punto di vista delle metodologie sperimentate”.
“E’ necessario - prosegue - integrare tutte le ricerche statistiche con le informazioni che emergono dai Centri anti violenza, i Pronto Soccorso e le denunce, sviluppando così quell’osservatorio nazionale di cui la Ministra Pollastrini si è fatta carico inserendo una posta specifica nella finanziaria.

La prima sessione del convegno ha approfondito il fenomeno della violenza sul lavoro, a partire dalla definizione stessa della molestia. La prima direttiva europea che ne dà una definizione risale appena al 2002, ed a ha trovato una traduzione nel nostro ordinamento solo con il decreto legislativo n. 145 del 2005, per quanto, come nota Ethel Carri, avvocata dell’Associazione Nondasola di Reggio Emilia, non mancasse anche in precedenza una copertura giuridica del fenomeno delle molestie, tanto sul piano delle norme civilistiche, che penalistiche, che del diritto comunitario, ed inquadrabile nell’illiceità dei comportamenti ad esse ricollegabili.

Tema, troppo a lungo ignorato anche sul piano sindacale, in quanto “la tutela praticata e praticabile dalle organizzazioni di rappresentanza si rivela del tutto insufficiente” ha evidenziato Antonella Raspadori della Segreteria della Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna.
“Il sindacato è attrezzato alla tutela dei diritti contrattuali e individuali, ma lo è assai meno sul piano delle relazioni, anche se recentemente si è operato con la sottoscrizione di codici di condotta contro le molestie”. Sottolinea inoltre come “il fenomeno sia collegato all’occupazione femminile e alla instabilità del rapporto di lavoro: le più ricattate risultano donne disoccupate e lavoratrici autonome e, tra le dipendenti impiegate o dirigenti facendo così dedurre che il momento della ricerca di lavoro sia quello più esposto ad episodi di molestia”. Inoltre, afferma, l’ingresso di donne in quei settori professionali tradizionalmente maschili, fenomeno recente e dirompente, non ha permesso di superare quei presupposti favorenti il ricatto sessuale, a causa delle note asimmetrie esistenti nel mercato del lavoro sul piano dell’accesso, della retribuzione, della progressione di carriera. Il tutto si mescola con la permanenza di sacche di arretratezza culturale, con un’illegalità diffusa, e con la presenza di ostacoli specifici per le donne all’interno del mondo del lavoro.

Quello che risulta con certezza è che laddove aumentano le opportunità si riduce la ricattabilità. Il che deve indurre le istituzioni da un lato, e le donne dall’altro, a ingaggiare una battaglia per una maggiore conoscenza di questo fenomeno e per il suo contrasto, anche e soprattutto sul piano culturale, attraverso l’apporto dell’associazionismo e della società tutta nella direzione della costruzione di un nuovo patto fra i generi come sottolinea in chiusura Gabriella Ercolini Consigliera regionale dell’ Emilia Romagna,

La seconda giornata di lavori, si è aperta con la sessione dedicata ai piani territoriali di azione di contrasto alla violenza nel mondo del lavoro, arricchito dal confronto con alcune esperienze europee, in particolare quelle della Spagna e dell’Austria.
Il punto di partenza è quello che, seppur necessaria, non sia sufficiente l’osservazione e la conoscenza del fenomeno, ma che si debba altresì intervenire concretamente sul problema.

Anna Pramstrahler, della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, afferma che per essere efficaci, i piani debbono essere “trasversali, valersi di un approccio integrato, e considerare non solo la violenza domestica, ma tutti gli aspetti della violenza”. E’ poi necessario definire il monitoraggio e la valutazione degli impatti.

In Italia, a differenza di altri paesi d’Europa, manca un piano di azione nazionale e il coordinamento di quelli territoriali è scarso, tanto che “ad ogni cambiamento di governo o di amministrazione, si rischia l’azzeramento delle esperienze maturate”. “Spesso - aggiunge - i piani territoriali, costituiti per lo più da protocolli d’intesa, si riducono a mere enunciazioni contro la violenza, senza prevedere azioni concrete di contrasto e finanziamenti per realizzarle”.

Encarna Bodelon Gonzales, docente di Filosofia del diritto all’Università Autonoma di Barcellona, ha tratteggiato i profili salienti della legge spagnola del 2004. “Ha molti pregi, innanzitutto perché nasce da un lungo percorso di confronto con le donne e tiene conto delle riflessioni svolte dal movimento femminista negli anni ’70 - ha affermato la Bodelon - come risulta dal fatto che la violenza sulle donne non è ascritta ad una questione privata, ma si parte dal presupposto che essa ha a che fare con la disparità di potere tra i sessi. Per quanto l’esercizio dei diritti economici riconosciuti alle donne dalla legge, è subordinato alla pronuncia di un ordine di protezione, ma in Spagna, come in Italia, sono poche le donne a denunciare questi eventi”. Bodelon ha anche sottolineato che la legge nazionale in taluni aspetti è più arretrata rispetto ai provvedimenti normativi introdotti da alcune autonomie locali (come la Catalogna, ad esempio).

Daniela Almer della rete Wave di Vienna, ha contribuito alla discussione inquadrando lo stato dell’arte della lotta alla violenza in Austria, paese ritenuto in Europa modello di best practices sul tema, sia per l’esistenza di un approccio integrato al problema, che punta a coinvolgere nelle azioni di lotta alla violenza tutti gli operatori - dalle forze dell’ordine, ai medici, ai servizi sociali - che entrino in contatto con le donne maltrattate, sia per l’efficacia e l’alto numero di esecuzioni di ordini di allontanamento, previsti dalla legislazione austriaca anche per le ipotesi di stalking, ossia di persecuzione continua dell’ex compagna - sono quasi sempre le donne a subirlo - da parte del partner, una volta che si è interrotta la relazione. In queste ipotesi, la denuncia alla polizia può portare anche all’arresto dell’autore dello stalking.

Maria Rosa Lotti della Onlus “Le onde” di Palermo, ha evidenziato come in Italia, e soprattutto in alcuni territori - pur in assenza di un piano nazionale di azione contro la violenza alle donne - siano decollate esperienze di eccellenza che, grazie all’impulso dei centri antiviolenza, sono state in grado di coinvolgere i decisori politici a livello locale, agendo non solo sul terreno dell’accoglienza delle donne, ma anche su quello della prevenzione, soprattutto attraverso la formazione. “Palermo in questo si pone come punto di riferimento - afferma la Lotti - dal momento che da anni, attraverso lo strumento della rete, si è riuscite a far lavorare insieme soggetti tra loro molto diversi (forze dell’ordine, servizi sociali, sanitari, le donne dell’associazione, l’Università) per elaborare una strategia comune, pur in un quadro di difficoltà economica”. In questo modo, e attraverso gli strumenti della progettazione partecipata, si è messa in campo un’azione su molteplici livelli, appunto quello della formazione, della prevenzione, del servizio, coinvolgendo quanto più possibile la società nel suo complesso.

Milli Virgilio, Assessora alla Scuola, Formazione e Politiche delle differenze del Comune di Bologna, conclude la sessione di lavoro illustrando le misure adottate dal Comune (disponibili in formato word) per contrastare i recenti fenomeni di violenza che hanno interessato la città.

Nella sessione pomeridiana di venerdì 13 ottobre affronta il tema del reinserimento lavorativo delle donne che hanno subito violenza. Rosa Amorevole, Consigliera di Parità della Provincia di Bologna, introduce la tavola rotonda ricordando che il lavoro può rappresentare il riscatto per le donne vittime di violenza domestica e che le Consigliere di Parità, istituzionalmente tenute a promuovere le buone prassi, possono contribuire attivamente.
“Nella fase preparatoria del Convegno abbiamo voluto operare cercando di favorire una reale messa in rete degli attori territoriali”. “Per questa ragione - , aggiunge - abbiamo operato creando un dialogo tra le imprese (che possono offrire lavoro), l’Assessorato al Lavoro e Formazione Professionale (che contribuisce con formazione rivolta alle donne e alle operatrici dei centri antiviolenza e con i tirocini) e la Casa delle donne per non subire violenza che accolgono le donne”.

La disponibilità delle imprese è stata dichiarata da Doriana Ballotti di Legacoop Bologna, quella della Provincia di Bologna dall’Assessore Paolo Rebaudengo. Potrà quindi continuare l’approfondimento intrapreso dopo il convegno.

Angela Romanin, operatrice della Casa delle donne di Bologna, si è soffermata sull’esperienza bolognese dello sportello per il reinserimento lavorativo delle donne che hanno subito violenza, attivo dal 2005. Sportello a competenza di accoglienza e orientamento, nato dalla considerazione le donne che hanno subito violenza, che necessitano di un servizio sensibile al loro percorso. Nell’evidenziare le problematiche che emergono con maggiore frequenza tra le utenti della casa (il nodo della conciliazione, della gestione delle spese, dell’accudimento dei figli), non sfugge come tutte manifestino problematiche economiche e che il lavoro possa rappresentare un elemento importante del riscatto.

Riporta i dati regionali dei centri antiviolenza, dai quali emerge che il 40% delle donne dichiara di aver subito anche violenza economica. Afferma altresì “la necessità di affiancare l’orientamento e accompagnamento al lavoro, a percorsi preferenziali di welfare, soprattutto per le migranti, oltre alla solidarietà e alla comprensione del fenomeno quale problema non di ordine privato”.

Fernanda Minuz dell’Associazione bolognese Orlando ha posto l’accento sulla necessità di tenere insieme il dibattito contro la violenza sulle donne a un discorso pubblico e condiviso sul tema della sessualità, interrogandosi se molestie e violenze rientrino in questo ambito, o più in generale siano connesse al tema del potere e del dominio maschile. Posto che le violenze avvengono intorno al corpo femminile, nella sua biologicità e nella concretizzazione dell’immaginario legato ai sessi. “Quando si parla di contrasto alla violenza - ha affermato la relatrice - si deve quindi tenere presente che corpo e sessualità sono costrutti sociali e culturali, e, poichè spesso le donne che subiscono violenza, così come un numero considerevole delle utenti dei centri antiviolenza, sono straniere, ci si deve interrogare altresì su come visioni differenti di sessualità, corpo e violenza impattano nella nostra società”.

Ha chiuso i lavori Maria Gabriella Colombi, del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, che ha illustrato azioni e programmi in essere.
I materiali prodotti ed i lucidi presentati sono disponibili sul sito delle Consigliere di Parità di Bologna, mentre gli atti verranno inseriti al più presto.

Le organizzatrici e le partecipanti al convegno si sono lasciate con l’impegno a proseguire nel lavoro di sensibilizzazione su questi temi con la costruzione di iniziative in vista del 25 novembre, giornata mondiale di lotta alla violenza sulle donne.

24 ottobre 2006