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A proposito della trasmissione "Le invasioni barbariche" dedicata al tema delle quote rosa

Uomini e donne

redazione

:: Ileana Montini

Ha fatto bene Giancarla Codrignani a scrivere (il Paese delle donne del 24 ottobre) sullo squallore italico apparso, ancora una volta, a proposito del voto in parlamento sulle cosiddette “quote rosa”. Provo ad aggiungere qualche altra riflessione per non accantonare un problema che ne richiama altri.

Giuseppe Gianni, il deputato che avrebbe detto la frase storica “Queste non ci scassino la mischia”, invitato alla trasmissione “Le invasioni barbariche“ de ‘La 7’ ha, per così dire, corretto il tiro dicendo che è una frase tipica dei siciliani. Appunto, ci sono ancora i detti tradizionali. Ha raccontato che fa di mestiere il medico ed è sposato a una donna che,interpretando il suo desiderio, ha deciso da subito di fare a vita la casalinga. Come dire che in Sicilia, ma forse non soltanto, i maschi si sentono ancora autorizzati a pensare che le donne devono (se sono vere femmine) cogliere il loro inconscio desiderio e applicarlo prontamente. In questo caso non “scassano la minchia”. Lo spettacolo delle donne invitate da Daria Bignardi è un invito a demoralizzarsi. C’era una donna scrittrice che esibiva con orgoglio il suo pentimento per essere stata una donna libera ed emancipata, perché la figlia, da piccola parcheggiata spesso dalla nonna, è diventata un’anoressica accusatrice implacabile della madre. Naturalmente con la complicità di qualche psicologo. Ma il pentimento e il mantenimento del senso di colpa della madre, ha operato il miracolo della riconciliazione.

C’era una scrittrice ex modella un po’ più sicura dei suoi diritti e di non avere il dovere dell’oblatività eterna verso i figli. Entrambe con i rispettivi partner di passaggio nonché padri defilati. Ad un certo punto è stato trasmesso un filmato dove il marito-padre di una che era lì, in trasmissione, la sostitutiva come casalinga per una giornata accudendo ai numerosi figli. E tutte a dire, compresa la Bignardi, che se l’era cavata benissimo. Già, per un giorno, si può provare così per gioco. Ma il filmato più interessante che ha compiaciuto il bel deputato siculo cinquantenne di Forza Italia, è stata l’intervista a una giovane casalinga ventenne con due figli, di Messina. La giovane e bella donna ha raccontato che a 14 anni si è innamorata, ma la famiglia non era d’accordo e allora c’è stata la “fuitina” per creare il fatto compiuto secondo l’antica tradizione meridionale che obbliga al matrimonio di riparazione. A 16 si è sposata e la sua vita consiste nel curare i figli, fare da mangiare al marito, “lavare, stirare e profumare le sue camice”. Certo, se lei vuol “uscire di casa” lui glielo “permette”. La Bignardi continuava a chiedere al signor deputato se queste donne “gli scassano...”.

Ma no, certo che no: o sono pentite o quasi, di una vita come quella che fanno da sempre gli uomini, perché per una donna deve essere il ruolo di madre a venire per primo, mentre quello di padre segue quello di deputato, manager, professore ecc.. Intanto, a numero di deputate e senatrici in Italia siamo più indietro di alcuni paesi del “terzo mondo” e rischiamo di restarci anche con il Centro Sinistra. Ma, prima di tutto, siamo più indietro quanto ad asili, scuole materne e così via. Le donne italiane quando fanno figli devono chiedersi se le loro madri e suocere sono disponibili per aiutarle. Altrimenti addio al lavoro, quando ce l’hanno. Se questa è la condizione, difficile diventa formulare progetti di assunzione delle responsabilità politiche. Non dimentichiamoci che dopo la guerra e per alcuni decenni, nel partito che rappresentava la maggioranza degli italiani, la DC, le donne che decidevano di fare politica erano quasi tutte nubili. E quasi sempre dovevano ostentare una femminilità priva di qualsiasi seduttività. Come scrive G.Codrignani a proposito delle manager che per riuscire sul lavoro sanno che devono rinunciare all’emotività.

Gli uomini sono veramente meno emotivi? Gli uomini sono “naturalmente” aggressivi ? La costruzione sociale, storica e culturale, dei ruoli assegna alla “femminilità naturale” la passività, l’emotività, il rifiuto alla competizione. In realtà l’aggressività delle donne viene relegata nell’ambito domestico, come anche la competitività.

Abbiamo accettato, pian piano, che ci siano differenze naturali tra uomini e donne e ora parliamo tranquillamente del femminile (anima) che l’uomo relega nell’inconscio o proietta sulla donna, e del maschile (animus) che la donna proietta nell’uomo.Uomini e donne dovrebbero accogliere la parte proiettata. Ma, appunto, le differenze restano rigidamente “naturali” e contrapposte.

Nella relazione di coppia è normale la dinamica che si esplicita nel dirsi: “non sei abbastanza maschio....”, o “non sei abbastanza femmina...”. All’insegna della complementarità che genera l’esclusione:l’altro/a è il diverso/a irriducibile. Un’accettazione complementare si ha nei luoghi di vita: nello spazio domestico c’è posto per la non competizione,l’emotività,i sentimenti, l’accoglienza reciproca. Nello spazio pubblico deve emergere la volontà di potenza distruttiva e l’interesse individuale o della propria “parte” politica.

9 novembre 2005