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Per una città non solo amministrata ma pensata dal punto di vista delle donne

Signor sindaco Moratti, lei da che parte sta?

redazione
Nel corso dell’ultima assemblea del 21 giugno, il movimento Usciamo dal silenzio ha deciso di lanciare una petizione, di cui riportiamo il testo, da presentare al Sindaco di Milano on.le Letizia Moratti, alle Assessore, ai/alle capigruppo e alle consigliere della maggioranza e dell’opposizione

Signor Sindaco Letizia Moratti,

noi di “Usciamo dal silenzio” siamo dalla parte delle donne.

Per questo siamo qui a difendere servizi laici e pubblici, per le donne e per gli uomini, per le bambine e per i bambini, per le anziane e per gli anziani, per le italiane e per le straniere,per tutti coloro che vivono e abitano la città di Milano. Lei da che parte sta?

Per noi i consultori vanno difesi perché non vogliamo perdere le conquiste positive di anni di lavoro e di lotte, ma pensiamo anche che questi servizi debbano diventare strutturali e vadano estesi sul territorio, sostenuti non solo da finanziamenti ma da precise scelte politiche che ne garantiscano qualità ed efficienza.

Nel contempo vogliamo affermare che nella gestione di questi servizi va previsto ed esercitato un controllo democratico da parte dei cittadini e delle cittadine.

Succede questo, a Milano

Milano vantava una tradizione avanzata di servizi. Ai problemi generali, si aggiunge oggi la chiusura di progetti volti a ridurre la violenza sulle donne, a creare spazi di consapevolezza sulla propria sessualità, a vivere con agio gravidanza, parto, maternità e paternità. Stop al bullismo, Parole non dette, prevenzione dell’abuso sessuale sui minori, Coccole e giochi, Sportello mamma-papà sono i nomi di altrettanti progetti finanziati con i fondi comunali su finanziamento statale (legge 285/97), insieme ai progetti di educazione sessuale e allo sportello psicologico, entrambi realizzati nelle scuole.

Questi fondi sono gestiti dal Comune e da esso destinati a questi progetti gratuiti, di documentata utilità sociale. Servizi che dovrebbero uscire dalla precarietà del progetto per diventare parte integrante del servizio pubblico e che invece a giugno saranno spazzati via o fortemente ridotti.

Le utenti dei consultori di via Castelvetro e via Poma a fine anno ne vedranno la chiusura se l’amministrazione non troverà soluzione per la sede. E da via Castelvetro saranno sfrattati per destinazione ignota anche gli altri servizi sociosanitari quali l’Assistenza Domiciliare Integrata ed il Centro Multiservizi Anziani.

Quale privato sociale? Quale servizio?

Succede che i consultori pubblici siano sempre più poveri, le loro sedi sempre più a rischio, l’informazione sulla loro esistenza sempre meno accessibile.

Ai consultori privati non è richiesta l’applicazione delle leggi in materia di salute riproduttiva.

I consultori pubblici costano la metà dei consultori privati e producono il doppio. Hanno il triplo di utenti per sede, offrono prestazioni mediche in misura 3 volte maggiore rispetto ai privati, che non hanno mediatrici culturali (ma in compenso hanno i mediatori familiari).

Diminuisce l’offerta alla popolazione. Aumenta l’utenza delle donne straniere, ma non esiste regolamentazione giuridica per la professione di mediatrice culturale, né regolamenti chiari per il trattamento delle persone straniere, che abbiano o meno il permesso di soggiorno. L’aumento del lavoro precario riduce la possibilità di un’offerta continuativa e di qualità.

Succede dunque che un diritto fondamentale di cittadinanza, quello relativo alla salute, si vada sgretolando e che ciò riguardi pesantemente le donne. Questo ha origine in una scelta politica che guarda al privato, espropriando l’esercizio del diritto alla salute in un contesto pubblico che ha finora garantito un ottimo livello di servizio.

E’ necessario ricordare a chi ci governa quali siano le sue funzioni?

Al Comune ricordiamo che:

- Il Sindaco, in quanto autorità sanitaria, ha il compito di pretendere e verificare che siano garantiti i diritti relativi alla salute fissati da leggi nazionali (art.32 della Costituzione).

- Il Sindaco, autorità sanitaria nella conferenza sanitaria cittadina delle ASL, deve chiedere il rispetto delle leggi e delle normative nazionali come la legge 34/96, che prevede un consultorio ogni 20mila abitanti, rispettando e valorizzando il ruolo non solo di tutela della salute riproduttiva ma di educazione e di prevenzione che devono avere i consultori. Al Sindaco spetta anche garantire l’applicazione della legge regionale N° 34 sui minori che trasferisce agli Enti Locali, in base alla legge 328, le competenze in materia, ridisegnando la rete deiservizi sul territorio sulla base di criteri di integrazione socio-sanitaria.

Inoltre, una buona amministrazione garantisce la trasparenza nel riparto dei fondi pubblici ed è responsabilità del Sindaco se le donne milanesi non sanno dove si trovano i servizi e come vi si accede.

Ad esempio, quando una donna ha bisogno della pillola del giorno dopo - preventiva dell’aborto - si trova a sbattere contro diversi muri (mancanza di informazione, mancanza di raccordo tra i servizi, una pseudo obiezione di coscienza nei pronto soccorso).

Signor Sindaco Letizia Moratti, ci dica!

Quale via hanno preso i soldi della legge 285/97? Dei 2.400.000 euro già destinati a progetti di prevenzione, solo la metà sono stati erogati dal Comune e non si ha intenzione di stanziare i restanti.

Che ne è della quota parte per la Regione Lombardia dei finanziamenti disposti dalla legge 34/96?

Che fine hanno fatto quegli 80.000 euro stanziati dalla precedente amministrazione comunale per campagne di informazione sulla pillola abortiva RU486, mai utilizzati?

Abbiamo detto e ribadiamo che per noi parlare di salute vuol dire parlare di libertà del corpo e del suo esercizio in rapporto alla sfera pubblica, di come questo si traduce in regole e leggi condivise; delle condizioni e dei modi di chi vi lavora e di come tutto ciò si lega al diritto alla salute.

Noi vogliamo una città non solo amministrata ma pensata dal punto di vista delle donne che la abitano.

Questa è la sintesi del documento che abbiamo presentato in campagna elettorale ai candidati sindaci e che ora sosteniamo con questa nostra mobilitazione che parla di diritto alla salute a partire dall’idea di città che fin qui abbiamo raccontato.

5 luglio 2006