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Eliminare il televisore non è certo una soluzione

Televisione e società

Giovanna Circiello

:: Giovanna Circiello

Primo mezzo di diffusione della cultura negli strati più bassi della popolazione, il televisore, da scatola magica, si è trasformato, nel tempo, in un’arma a doppio taglio. Da un lato ha cercato di coltivare l’informazione, in ogni sua forma, dall’altro, ha alimentato il consumismo puro e semplice, avvolgendo in una fitta nebbia pubblicitaria - e non solo - i suoi utenti.

Veline, schedine, pseudo-ballerine dell’ultimo minuto, tutte - o quasi - rigorosamente fidanzate con calciatori di prima scelta; tutte bellissime, sorridenti, perfettamente intonate con lo sfondo dello studio televisivo...amici e nemici di qualcuno, grandi fratelli e sorelle di altri, isole famose per vip dimenticati o "industrie" musicali per cantanti che vendono poco (aiutiamoli, no?)... oppure documentari, reportage, indagini a favore della tutela dei consumatori...film più o meno da oscar e, infine, la signora pubblicità. Sembra non abbia tralasciato nulla del panorama televisivo italiano, se fingiamo di non vedere maghe, santoni e fantomatici cartomanti che farebbero meglio a trovarsi un lavoro vero. Un circo mediatico al quale assistiamo impotenti, lacrime e amori che si sprecano, con l’unica arma in nostro possesso, il telecomando, che, però, da solo non può molto.

Fatto sta che la televisione, più di ogni altro mezzo di comunicazione, ha influito e influisce ogni giorno di più, sulla nostra vita, o meglio, sull’educazione dei giovani, inviandogli messaggi subliminali, impercettibili, che vanno in qualche modo a plasmare le loro giovani menti. Anche questa può sembrare retorica, ma non lo è. Osserviamo per qualche ora i nostri figli, impalati di fronte allo schermo, a guardare i programmi del momento. Sono tutti intenti a guardare il Grande Fratello o l’Isola dei Famosi o - che ne so io? - magari Amici...dove quello che dovrebbe essere il fondamento di ogni società civile ovvero la scuola si trasforma in quella che io definisco barzelletta mediatica. E di quella barzelletta i nostri giovani si nutrono e, in qualche modo, crescono, imparando che nella vita bisogna essere competitivi - cosa, questa, che è sana se fatta in maniera sana e non davanti a una telecamera - competitivi e null’altro, eliminando chi, invece, non lo è come in una sorta di selezione darwiniana, alla quale sembra non solo non esserci alcuna soluzione, ma nemmeno la volontà di trovarne una.

Bisogna arrendersi? La bandiera bianca non è mai stata una svolta e non lo sarebbe nemmeno in questo caso. Piuttosto, la riflessione e il dibattito possono gettare uno spiraglio di luce su una problematica che va affrontata con urgenza e che, a ben vedere, esula dal solo imputato di questo articolo - la TV - ma coinvolge sempre di più i cosiddetti media.

Dunque, quali i possibili rimedi?

Non voglio essere catastrofica. Eliminare il televisore non è certo una soluzione. Non lo è per niente. Bisognerebbe riscoprire l’utilità del mezzo televisivo, rendendolo finalmente e definitivamente un canale educativo, nel senso latino del termine. In altre parole, la televisione dovrebbe disciplinare i giovani e, di conseguenza, la società, insegnando quei valori del passato che sono andati un pò persi di vista e che, sebbene vecchi nel nome, non lo sono nei contenuti. Innanzitutto l’onestà, la lealtà, senza le quali nessuna impresa dovrebbe essere incominciata e, poi, la cultura - quella vera - che insegni ad essere donne e uomini, che rispettano e si rispettano, al di là delle differenze di qualsivoglia tipo. Solo riscoprendo, a mio parere, quelli che dovrebbero essere i fondamenti di una sana democrazia sarà possibile che il televisore funga da mezzo di comunicazione sì di massa, ma di una massa consapevole delle sue potenzialità e dei suoi limiti.

7 luglio 2006