Le fantasticherie della donna selvaggia
Cp:: Francesca Setzu
Attraverso la raffinata traduzione di Nadia Setti le lettrici e i lettori italiani potranno scoprire un romanzo di Hélène Cixous pubblicato in Francia nel 2000, "Le fantasticherie della donna selvaggia".
L’autrice, docente universitaria e scrittrice dallo stile originale e multiforme, è da sempre impegnata nel movimento di liberazione della donna, animata dalla volontà di dare legittimità accademica alle tematiche della differenza sesseuale e "dell’écriture féminine", ha fondato nel 1974, nell’università sperimentale di Vincennes (oggi Paris8-Saint Denis), il "Centre d’Etudes Féminines, primo istituto di questo tipo in Europa. Hélène Cixous ha scritto numerosi saggi, opere letterarie e testi teatrali in cui la riflessione sulla differenza sessuale si interseca con temi politico-sociali, filosofici e letterari. Al centro di questo romanzo, non esplicitamente autobiografico, c’è il tormentato e difficile rapporto con la terra natale, "Tutto il tempo che ho vissuto in Algeria ho sognato di giungere un giorno in Algeria" scrive l’autrice, esprimendo il desiderio di colmare una ferita e il sogno di un impossibile radicamento. Hélène Cixous è nata nel 1936 ad Orano, in Algeria, dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. L’Algeria era all’epoca un paese dove coesistevano differenti culture, lingue e religioni, i colonizzatori francesi, gli europei naturalizzati in Algeria, spregiativamente chiamati "pieds noirs" e gli algerini (arabi e berberi), microcosmi chiusi e delimitati da confini ben definiti ed invalicabili.
Numerosi scrittori ed intellettuali hanno testimoniato e narrato l’emarginazione e l’impossibilità di dialogo all’interno della società algerina di quegli anni, la scrittrice Assia Djebar, nel suo libro-intervista "Andare al cuore delle ferite", ha ricordato che nel periodo della sua infanzia non oltrapassò mai la porta di un’abitazione francese "[...]si diceva "buongiorno" alle donne francesi, agli insegnanti e alle loro mogli, ma glielo si diceva all’aperto, in cortile, sulle scale."
La narrazione si svolge attraverso sovrapposizioni temporali: nel presente francese, la Cixous, dialogando con il fratello, ricorda figure ed episodi del passato algerino, la madre tedesca, la domestica Aicha e il giardino del Clos-Salembier. La Storia entrerà con prepotenza nelle loro vite sconvolgendone i destini: alla vigilia della seconda guerra mondiale l’autrice, appartenente ad una famiglia ebrea, conoscerà l’antisemitismo di Vichy e la segregazione. Qualche anno dopo la guerra perderà il padre e osserverà le difficoltà della madre, in quanto donna sola e straniera, a sopravvivere.
Durante la sanguinosa guerra d’indipendenza maturerà la decisione di lasciare l’Algeria per la Francia, alla ricerca di un paese dove sperimentare finalmente "il senso d’appartenenza". In Francia diventerà cruciale per la Cixous la consapevolezza della propria identità femminile e le battaglie per questa affermazione, ma ancora una volta il desiderio di trovare "il paese dele proprie radici" non si realizzerà e sperimenterà nuovamente la sofferenza del non sentirsi accettata.
Dopo una lotta straziante per conquistare un paese da sempre perduto, Hélène Cixous, come ha rivelato in un’intervista a Mireille Calle Gruber, sceglie di partire da sé, dal proprio vissuto per costruire una cittadinaza virtuale, civile e letteraria insieme, e di combattere per il rispetto delle differenze, contro l’ingiustizia sociale. Questo romanzo dalla prosa stilisticamente ricercata, è una testimonianza straordinaria di denuncia della sofferenza e del dolore causati dall’intolleranza e dal razzismo, e allo stesso tempo sottolinea l’importanza del dialogo tra le culture e l’accoglienza dell"Altro" nella società. Il métissage non è qualcosa da temere, ma al contrario rappresenta un prezioso arricchimento per il mondo contemporaneo.
Hélène Cixous, Le fantasticherie della donna selvaggia, Traduzione di Nadia Setti, Bollati Boringhieri 2005, pp.124, Euro 15,00

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