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Nonostante il silenzio di stampa e tv sulla manifestazione di Napoli migliaia le manifestanti

Perché le madri non hanno portato le figlie?

redazione

:: Francesca de Lena

La televisione non lo dice, i giornali non ne parlano. La manifestazione 194 parole per la libertà non esiste. C’è da preoccuparsi, potrebbe non venire nessuno.Invece migliaia e migliaia di persone. Un corteo lungo da Piazza Plebiscito a Piazza Matteotti. Ininterrotto. Senza informazione e con poca organizzazione Napoli si riempie.

Striscioni e cartelloni confezionati da donne. Si vede dai dettagli: sono cuciti a mano, colorati, ordinati. Sono mani femminili. Ci sono anche gli uomini, tanti, con le loro compagne o da soli. Molte donne se ne rallegrano e si stupiscono. Qualcuna li ringrazia. Chiedo a mia nonna. Mi dice che all’epoca le loro lotte le dovevano fare anche contro i loro uomini che anche quelli abituati alle piazze sembrava non lo fossero più quando si trattava di rivendicazioni femminili. Oggi, gli uomini di questo corteo, non temono di mettere in pericolo il ’proprio primato’ scendendo in piazza con le donne. Sfilano perfino accanto alle bandiere dell’arcigay. Sono uomini cresciuti.

Ci sono tante donne anziane. Loro non hanno fatto le lotte per l’emancipazione femminile, per il divorzio e per la legalizzazione dell’aborto. Loro negli anni ’70 erano già madri da tempo, stavano a casa. Hanno assistito ai problemi delle giovani figlie. Le gravidanze, i consultori, gli aborti clandestini. Negli anni della tanto invocata sessualità libera quando poi si sbagliava erano le donne da sole a dover rimediare. In fondo la maternità è una ’questione femminile’. Vicino a quelle donne c’erano solo le madri. Spesso, anche oggi è così.

Quelle che il diritto all’aborto se lo sono conquistate in piazza ci sono tutte. Sono arrabbiate. Parlano in continuazione, incitano, raccontano. Hanno le facce dure, trasmettono sicurezza come a dire non potete farci niente, ma si vede che sono deluse. Non immaginavano di ritrovarsi in piazza per gli stessi motivi di trent’anni fa. Per la fecondazione assistita si, per le quote rosa si. Ma non per l’aborto. Ancora.

Il corteo è numeroso, ci sono tutti i partiti politici abituali, tutte le associazioni, ma c’è troppo silenzio. Mancano i giovani, solo sparuti gruppetti di ragazze e qualche bandiera dell’UDS. Il problema è che questa manifestazione rivendica diritti che riteniamo acquisiti. La mia generazione non ha idea di cosa significhi avere poche libertà e scendere in piazza per conquistarsele. Siamo nati con la pancia piena e la mente sgombra E’ colpa nostra.

L’informazione è poca, ma non è nulla. La società ci plasma in mo do da renderci sensibili solo ai consumi e agli stereotipi, ma basta cercare per trovare altro. La verità nuda e cruda al di fuori delle analisi socioculturali è che siamo poveri di interesse e di pensiero. La scuola non aiuta. Nel caso specifico, la poca educazione sessuale è affidata agli opuscoli firmati Moratti-Sirchia che come soluzione alle gravidanze indesiderate e alle malattie sessualmente trasmissibili, indicano la castità.

E, ancora, mi chiedo: perché non tutte le migliaia di donne che ci sono oggi in piazza non hanno portato con loro le proprie figlie. Il clima culturale non aiuta. In Italia tra la paura del terrorismo e la crisi economica, c’è un ritorno alle classiche visioni di famiglia, ai valori omologanti e rassicuranti. Le pecorelle smarrite ritornano all’ovile dottrinale della Chiesa.

A volte anche le donne emancipate e consapevoli sembra abbiano paura ad esprimere le ragioni della propria scelta di abortire, sempre descritta come una decisione presa solo se necessaria. Ma non è sempre così. A volte la pur difficile decisione di abortire la si prende perché un figlio non lo si vuole e non perché non lo si può avere. Perché è uno sbaglio di una storia di poco conto, perché si è troppo giovani o troppo vecchie. Perché lo si è fatto con uomo dal quale ci si vuole separare. Perché a volte è meno doloroso che scegliere il contrario. E’ il senso di colpa che ci impedisce di dire, e di pensare anche, che l’aborto è una scelta legittima e che sono legittime anche le motivazioni.

E’ lo stesso senso di colpa che ci iniettano in corpo additandoci come quelle che non vogliono essere madri, donne insensibili al sano valore di costruire una famiglia. E’ tutto lì il senso profondo di ritirare la pillola abortiva RU486. Perché l’aborto non può avvenire ingoiando una pillola. Deve essere un trauma. Come a dire se decidi di fare una cosa del genere te lo devi ricordare per tutta la vita.

Sono nata perché una giovane donna di diciannove anni, anche se sola, non ha voluto abortire. Se avesse voluto sarebbe stato suo diritto farlo.

13 febbraio 2006

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1 Commento(i)
> Perché le madri non hanno portato le figlie? - 23 febbraio 2006, di gatto.nando
Perchè le madri non hanno portato le loro figlie? Tu cara Francesca ci sei andata con Tua Mamma... e tua mamma con la sua... Giusto ? perchè la pensate allo stesso modo. Forse le altre non le hanno portate semplicemente perchè non la pensano in egual modo... semplice!!