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RU 486: dalle parlamentari dure critiche al provvedimento di Storace

Il no di Storace contro le donne

redazione

:: Fonte: Delt@

Dal mondo politico le prime reazioni al provvedimento di Storace che blocca la sperimentazione della pillola RU 486 all’Ospedale S.Anna di Torino

In poco più di una settimana all’Ospedale Sant’Anna di Torino venti donne volontarie si sono sottoposte all’aborto farmacologico. I medici che le hanno seguite, il dottor Silvio Viale ed il collega Franco Mascherpa, hanno sempre sostenuto che l’aborto farmacologico non presenta alcun pericolo per le donne, ma a Torino l’iniziativa adottata ieri dal Ministro Storace era attesa, dopo l’invio da Roma degli ispettori che avevano consegnato la relazione sull’ispezione effettuata a metà settembre: “Da subito è parsa evidentissima - ha dichiarato Viale - l’intenzione del Ministro di AN di impedire questa sperimentazione”.

Dall’Ospedale S’Anna intanto fanno sapere che andranno avanti: “Non ho assolutamente notizia delle irregolarità riscontate dagli Ispettori di cui parla la stampa - dichiara il professore Mario Campogrande, direttore del Dipartimento di Ginecologia del S Anna - Il nostro programma è di sottoporre sei donne a settimana alla sperimentazione con la pillola, l’obiettivo è di raggiungere un tetto di 400 donne. Poi valuteremo le conclusioni’’. Campogrande ha parlato al Congresso della Sigo, la società italiana di ginecologia ed ostetricia, in corso a Bologna.

“Opportuno sarebbe che il Ministro Storace - ha aggiunto il professore Domenico de Aloysio, co-presidente del Congresso - favorisca uno stretto legame tra la donna che prende la pillola post abortiva e le strutture assistenziali ospedaliere perchè questo è importante per ridurre i rischi dell’interruzione volontaria di gravidanza, anche se contenuti. E invito il Ministro a favorire la cultura della contraccezione. Non vi è alcun dubbio che la scelta abortiva rappresenti un fallimento della contraccezione e che per la donna rappresenta comunque un lutto. Per questo la pillola abortiva rappresenta solo una via meno traumatica, pur nella drammaticità dell’evento”.

“Da un punto di vista clinico - aggiunge Piero Di Donato, l’ altro co-presidente del Congresso - la pillola RU486 è da preferire perchè ha meno effetti collaterali e conseguenze legati all’anestesia e al trauma chirurgico del classico intervento operativo”. A Bologna era presente anche Pier Giorgio Crosignani che, nel 1986, per primo in Italia sperimentò la RU486 alla Clinica Ginecologica III, ’Macedonio Melloni’ di Milano; una sperimentazione, sottolinea, “effettuata su invito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in contemporanea con altri Centri in Svizzera, Francia e Inghilterra. Anche in quell’occasione l’allora Ministro della Sanità dispose un controllo da parte di ispettori. Tutto era in regola perchè avevo avuto la preliminare autorizzazione del Ministero stesso’’.

Dai ginecologi italiani arriva dunque un ‘sì’ alla pillola abortiva, ma a patto che sia gestita solo in ospedale; da un sondaggio condotto tra i ginecologi durante il congresso della Sigo, il 65% dei ginecologi intervistati ha detto infatti che non si opporrebbe alla richiesta della donna di sottoporsi all’aborto chimico, purchè questo avvenga sotto il controllo medico in un ospedale; i ‘no’ alla pillola abortiva vengono tutti da ginecologi già obiettori davanti all’interruzione volontaria della gravidanza.

Immediate anche le reazioni del mondo politico: “Con la decisione del Ministro Storace non solo si è chiusa la prospettiva di migliorare le condizioni di vita di molte donne, ma appare chiaro che vi sia consapevole accanimento contro le donne”: lo dichiarano Elettra Deiana e Tiziana Valpiana, deputate di Rifondazione Comunista, in merito alla sospensione da parte del Ministero della Salute della sperimentazione della pillola RU 486. “L’avvio della procedura presso l’Ospedale S. Anna di Torino poteva far riemergere l’Italia dalla posizione di fanalino di coda sui temi riguardanti la salute delle donne. Questa è una tecnica volta a rendere meno cruenta ed invasiva l’interruzione volontaria di gravidanza, pur lasciando quegli elementi emotivi e personali legati all’atto. Le dichiarazioni in attacco alla legge 194, le politiche familistiche, le continue ingerenze della Chiesa nella vita politica italiana, non potranno che danneggiare le condizioni di vita ed il senso di sé delle donne. Sono sempre più evidenti le posizioni di un clericalismo di ritorno, becero e oscurantista, in continuo attacco ai diritti di donne e uomini. La nostra battaglia - concludono le deputate - continuerà ad essere per la difesa del diritto alla salute, all’autodeterminazione delle donne e alla libertà di compiere scelte riproduttive responsabili per donne e uomini."

Laura Cima, deputata dei Verdi dichiara che “questa è caccia alle streghe” ed esprime “indignazione per il vero e proprio diktat del ministro Storace che ha imposto lo stop alla sperimentazione”. Cima, con una interrogazione, chiede che il ministro spieghi in parlamento “i gravi motivi che hanno indotto questa ingiustificabile decisione”, a fronte di un “serio lavoro di ricerca della struttura torinese che è stato a lungo analizzato dagli ispettori della Direzione Generale della Farmacovigilanza e che nel luglio 2004 ha avuto il parere positivo della V sezione del Consiglio Superiore di Sanità. L’Italia in realtà - continua Cima - è in ritardo nella sperimentazione di questo prodotto che potrebbe consentire minori costi fisici e psichici delle donne che devono ricorrere all’aborto volontario come gli consente la legge 194”.

“Ancora una volta il ministro della Salute Storace si distingue per il suo accanimento contro le donne - ha dichiarato Barbara Pollastrini, responsabile donne della segreteria nazionale dei Ds - Solo in Italia si sono impiegati tanti anni per avviare la sperimentazione della pillola abortiva, che la maggioranza dei ginecologi ritiene un metodo valido e con meno complicanze e sofferenze fisiche e psicologiche per la donna, rispetto all’intervento chirurgico. Quello di Storace appare un intervento mirato ad assestare un altro colpo all’interruzione volontaria della gravidanza, dopo le sue tante esternazioni contro la legge 194 durante la battaglia referendaria sulla fecondazione assistita”.

“Con una rapidità e determinazione degne di miglior causa - hanno dichiarato esponenti torinesi dell’Associazione radicale ‘Adelaide Aglietta’ - il Ministro Storace ha sospeso la sperimentazione della RU486 e da un rappresentante della destra più conservatrice non ci si poteva attendere altro; quello che preoccupa, hanno aggiunto, è il silenzio dei favorevoli all’aborto farmacologico: un silenzio che dura ormai da cinque anni, da quando l’equipe medica del Sant’Anna ha iniziato il complesso iter della sperimentazione.

Servono subito parole, dichiarazioni ed atti concreti, hanno invocato i due esponenti radicali, occorre che dieci, cento ginecologi presentino la proposta di sperimentazione di Torino nei loro ospedali; occorre che dieci, cento direttori generali di Asl supportino tale proposta, assieme agli assessori regionali”. I radicali chiedono anche a “dieci, cento donne italiane di rivolgersi alla magistratura per chiedere l’attuazione della legge 194 che all’articolo 15 prevede espressamente la possibilità dell’aborto farmcologico”.

Per Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, “occorre prendere atto, a questo punto, che la deriva proibizionista è ormai una pericolosa emergenza: dopo il no al divorzio breve; dopo l’attacco all’aborto; dopo la legge sulla fecondazione assistita; dopo le proposte ulteriormente restrittive sulla droga; ora arriva questo ulteriore segno di intolleranza e di dogmatismo”.

Come funziona la RU486

Il dibattito sulla pillola abortiva ha suscitato, negli anni polemiche e spesso anche confusione tra la pillola Ru (abortiva) e la Norlevo (non abortiva) ma così detta ’pillola del giorno dopo’.

Pillola Ru 486 - La pillola RU 486, ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l’attecchimento dell’ovulo fecondato. La vendita della RU 486, commercializzata in Francia, è vietata in Italia dove l’ospedale Sant’Anna di Torino la sta sperimentando. La maggior parte delle donne abortisce nelle prime quattro ore dopo aver ingerito la pillola del secondo tipo, si tratta del 50-60%, il 20-25% nelle prime 24 ore, il 10% nelle ore successive.

Norlevo - In questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, l’interruzione di una gravidanza. Su questo punto, però, le posizioni sono divergenti e alcuni sostengono che tale pillola potrebbe, in alcuni casi particolari, avere anche un effetto abortivo. Approvato dal ministero della sanità nel 2000, il farmaco non provoca dunque l’interruzione della gravidanza ma impedisce l’eventuale annidamento nell’utero dell’uovo che potrebbe essere fecondato. Il ministero della Salute ha adottato un provvedimento restrittivo che impone la presentazione della ricetta medica da rinnovare volta per volta.

22 settembre 2005