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A chi parla l’orrore del dibattito sulle «badanti»?

Olivia Fiorilli
Non bastava il razzismo della campagna di criminalizzazione dei «clandestini», con il «problema delle badanti» si ripropone una logica schiavista.
Da bianca, borghese e detentrice di passaporto italiano provo imbarazzo, o meglio una bruciante vergogna, prima ancora che un’infinita rabbia, seguendo il dibattito in corso sulla questione delle «badanti irregolari». «Nessuna paura per le badanti, il percorso del disegno di legge è apposta parlamentare e, dunque, suscettibile di affinamenti: il governo lotta per garantire la sicurezza dei cittadini non certo per togliere le badanti alle nonnine». Sta tutto in questa frase del ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi l’orrore di questa «querelle». Il governo non cerca - magari con quel po’ di «decenza» che [evidentemente non] gli resta - «soluzioni» per quelle persone, non a caso prevalentemente donne, per di più «conformi al ruolo di cura», che proprio non si riesce a far rientrare nell’immaginario del «clandestino» «mostruoso e violento». I ministri sono alla ricerca di una soluzione per le «esigenze di tantissimi italiani», come dichiara La Russa al Sole24ore. Perché «la serva serve», come recita il titolo di un libro di Cristina Morini uscito qualche anno fa. Non bastava la disumanità e il razzismo della campagna contro «i clandestini» e delle misure contro tutti/e coloro che non siano di italica stirpe, ci mancava la ciliegina sulla torta dell’arroganza schiavista. Perché di questo si tratta. Non si sta parlando di persone, di donne nello specifico, ma di «oggetti utili». Che per di più, forse, si potranno comprare. Il ministro La Russa ha proposto di «risolvere» il problema delle «nonnine» [non è chiaro se saranno «regolarizzate» che le «colf»] facendo pagare loro – e agli altri datori di lavoro -, ma solo se di italica stirpe, «almeno sei mesi di contributi arretrati. Così si può mettere in regola la badante e si risponde alle esigenze di tantissimi italiani». Per la serie «paghi» e ti puoi «tenere» la «tua» badante. Sperando che l’ondata di orrore che stiamo vivendo abbia un termine a breve, dovremmo provare a cogliere ciò che questo parossismo razzista svela anche di noi. Del nostro rapporto con il lavoro di cura e con il fenomeno dell’appalto di questo lavoro ad altre donne, per lo più migranti, del nostro rapporto con il razzismo, del nostro rapporto con le donne «razzizzate». E del nostro rapporto con il potere – nelle sue infinite forme -.
24 giugno 2008