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L’educazione di genere tra storia e storie

Maria Russo

:: Maria Russo

Il libro Educazione di genere tra storia e storie. Immagini di sé allo specchio, raccoglie otto saggi che ripercorrono la storia dell’educazione di genere attraverso i secoli.

Ognuno di questi (tranne uno), raccontando la storia di donne vissute in epoche, mondi e culture differenti, restituisce alla storiografia, rinnovandola, il contributo della cultura femminile alla storia e alla costruzione di un’identità di genere. L’immagine di sé allo specchio è il filo conduttore, nel libro e nei secoli, della riflessione delle donne e del loro pensiero. L’istruzione per le donne rappresenta la modalità per superare gli ostacoli, non ancora del tutto rimossi, della disuguaglianza, e la scrittura un’opportunità per trasferire cultura, esperienze, saperi e per costruirsi un’identità.

Nel saggio di Carla Roverselli, Dhuoda, una donna vissuta durante il periodo carolingio, nel Manualis scritto per suo figlio rivendica per sé il diritto a trasmettergli il proprio testamento morale e spirituale.

Portandoci nella Francia del Seicento Margarete Durst traccia il profilo di Madame de Lambert, donna emancipata e di cultura che si fa promotrice di una pacata rivoluzione sociale e culturale. Per Madame de Lambert l’istruzione è indispensabile per colmare la disparità tra i due sessi, e fondamentale, sia per le donne che per gli uomini, per costruirsi un’identità e per non cadere nei modelli di ruolo imposti dalla società e legati principalmente all’esteriorità. I suoi scritti diventeranno testi preziosi per la costruzione di donne ma anche di molti uomini, tra cui Leopardi.

Camilla Briganti analizza l’emergere dell’istruzione femminile nell’Italia settecentesca. In quel periodo, un’ampia trattatistica misogina, di chiesa e laica, ha arginato il tentativo di alcune donne illuminate di diffondere una pubblicistica in favore dell’istruzione femminile come strumento di partecipazione delle donne, per limitare l’educazione delle fanciulle a modelli capaci di esercitare controllo sociale e il mantenimento dello status quo.

Nel suo saggio Heather Gardner, partendo da Margaret Cavendish, prima importante autrice di una biografia laica scritta da una donna, approda agli studi femministi sull’autobiografia. Narrarsi per ritrovarsi: per una donna scrivere del proprio io significa prendere atto della propria alienazione e creare un’altra identità.

Laura Moschini evidenzia il contributo di Charlotte Perkins Gilman al dibattito femminista sull’istruzione e sull’educazione nel XIX secolo. In anticipo rispetto ad altre autrici la Perkins collega l’istruzione delle donne all’indipendenza economica e alla piena soggettività politica. Nei suoi scritti sottolinea che la partecipazione delle donne ai processi produttivi e socio-politici consentirebbe non solo la libertà delle donne, ma anche il progresso e lo sviluppo della società e della democrazia.

Caterina Poznanski nel suo saggio Essere ebree/i e tedesche/i: una difficile eredità materna affronta la narrazione di Viola Roggenkamp sulla problematica del vivere, accettare e far accettare la duplice identità ebraica e tedesca. Dall’analisi di molte interviste a figlie e figli di famiglie che hanno deciso di tornare o di rimanere a vivere in Germania dopo la guerra, l’olocausto, emerge la disperata ricerca del proprio sé e il complicato rapporto con la madre che ha nascosto l’identità ebraica.

Elisabetta Marino mette in luce il forte nesso tra scrittura e identità elaborato da Shirley Geok-lin Lim, artista asiatica trasferitasi negli Stati Uniti. In Among the White Moon Faces - An Asian American Memoir of Homelands è presente la necessità di ricostruzione di un’identità degli immigrati. Attraverso la scrittura Shirley Geok-lin Lim ricompone la propria identità non come malese, né come malese americana bensì come scrittrice. Il linguaggio e le sue infinite potenzialità le permettono di trovare nella scrittura il proprio territorio di appartenenza.

Infine, nel suo saggio Carlo Cappa descrive il difficile rapporto tra padre e figlio nell’opera di Michel de Montaigne. La formazione come possibile costruzione di sé e un libro con cui un figlio educa il padre è la risposta dell’autore degli Essais alla sua riflessione sulla figura paterna incapace di dare affetto ed educare durante la crescita e di dare al figlio maggior autonomia economica e maggiore libertà di scelta sul proprio futuro in età adulta.

Educazione di genere tra storia e storie. Immagini di sé allo specchio a cura di Margarete Durst, Franco Angeli (€ 19,00)

11 dicembre 2006