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Diritti umani, diritti del lavoro e migrazione in Europa dei/lle sex workers

Sex workers di tutta Europa uniamoci

redazione

:: Giulia Garofalo

Ottobre 15-17, 2005. Bruxelles. Un hotel pieno di specchi di lusso, lampadari anni 70 e moquette rossa. E di lavoratrici e lavoratori del sesso. Siamo stravolte, ma la coscienza è chiara di non essere mai state in un incontro politico più forte di questo.

Il 1986 sembra improvvisamente dietro l’angolo. Come noi oggi, allora un gruppo bellissimo di lavoratrici e lavoratori del sesso si auto-convocarono nelle sedi del Parlamento Europeo, per il "Congresso Mondiale delle Puttane".

Con noi oggi 8 delle protagoniste di allora. Tra cui Margo Saint-James (la prima che usò la parola sex worker negli anni 70 negli Stati Uniti), Carla Corso (Comitato per i diritti civili delle prostitute, Pordenone), Gail Pheterson (attivista e teorica femminista e lesbica) - e Grisélidis Réal (cortigiana e magnifica poetessa) non dal vivo ma nella mostra organizzata alla conferenza in sua memoria. Oggi sex worker è la parola che ci dà forza e ci raggruppa contro chi ci schiaccia l’una-o contro l’altra-o e poi prova ad spazzarci via dalla discussione politica. Intorno a me ci sono circa 200 persone, che vivono e lavorano in più di 20 paesi in Europa. In maggioranza sex workers, il resto alleate e alleati, da movimenti, istituzioni e organizzazioni che lavorano sui diritti alla migrazione, i diritti al lavoro, i diritti umani.

Molte qui si chiamano femministe, sex workers e non. Femminismi ben diversi da quello abolizionista che fa alleanza con i fondamentalisti e le fondamentaliste di ogni religione, con i neo-conservatori e le neo-conservatrici, che giustifica quelle pratiche e rinforza quei discorsi che permettono all’Europa di fare delle-i migranti cittadini di seconda e terza classe da lasciare in condizioni di lavoro e di vita difficilissime.

Lo spazio dove lavoriamo è stato organizzato negli ultimi due anni da un comitato di una quindicina di persone, in maggioranza sex workers. Riunioni ogni tre mesi ad Amsterdam, presso Mama Cash, che è anche una delle varie fondazioni olandesi che ci sostiene, insieme all’americana The Global Fund for Women e altre. Riunioni a volte anche molto difficili, e poi tanta discussione via email, perché viviamo in Germania, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Russia, Svezia, Olanda, e siamo molto diverse-i nelle esperienze politiche e lavorative. Eppure la repressione e la regressione politica, e la necessità di un livello di organizzazione europeo, ci hanno tenuto insieme. L’evidenza: le politiche repressive sulla migrazione, l’ordine pubblico e la morale hanno condotto a un aumento della vulnerabilità delle-i sex workers. Le politiche anti-prostituzione e anti-migrazione hanno un impatto negativo sui diritti delle-i sex workers, mentre la cresciuta enfasi sulla sicurezza dei cittadini, sulla legalità e l’ordine e la chiusura delle frontiere impediscono lo sviluppo dei movimenti di diritti in generale.

I desideri: creare movimento e comunicazione fra i movimenti e i gruppi per i diritti delle-i sex workers e gli altri movimenti o gruppi che lavorano per i diritti alla migrazione, alla migrazione, per i diritti umani. Costruire una rete di sex workers in Europa. Riorganizzare il dibattito strangolante sulla tratta (o traffico) su un dibattito di diritti al lavoro e alla migrazione, nel quale le-i sex workers abbiano il ruolo più forte.

Il Comitato Internazionale sulle Difesa dei diritti delle-i sex workers in Europa (ICRSE) è nato in questa avventura organizzativa, e continuerà a coordinare gli importanti progetti nati dalla European Conference on Sex Work, Human Rights, Labour Rights and Migration www.sexworkeurope.org.

Due enormi risultati che sono stati presentati nel Parlamento Europeo (dove eravamo su invito dei Verdi Europei, Monica Frassoni in particolare) e che sono ben utilizzabili nella pratica politica sono due documenti, uno di natura più strettamente legale, uno di più ampio respiro politico.

Il primo è la Dichiarazione dei diritti delle-i sex workers in Europa, il secondo il Manifesto delle-i sex workers in Europa. Entrambi sono stati elaborati e approvati alla Conferenza, con un lavoro di babelica discussione in 5 lingue (inglese, francese, russo, tedesco, spagnolo), dopo un lavoro di consultazione in tutta Europa durato 9 mesi, in cui si è chiesto alle-i sex workers di contribuire alla scrittura documentando violazioni di diritti e visioni per il cambiamento.

Il Manifesto è stato scritto e approvato dall’assemblea di sole-i sex workers (il primo giorno di conferenza era riservato alle-i sex workers) - 120 sex workers da 26 diversi paesi - e raccoglie un’analisi comprensiva di quello che dovrebbe e potrebbe essere il lavoro sessuale. E’ un documento da sex workers per sex workers, che mette per scritto una visione condivisa di una società giusta.

È emozionante e lucido, diviso in tre parti: “oltre la compassione e la tolleranza, per il riconoscimento dei diritti” (ispirato al titolo del Documento del Comitato di Pordenone, vedi www.luccioleonline.org), “le nostre vite”, “il nostro lavoro”.

La Dichiarazione è stata scritta da un gruppo di sex workers e un gruppo di esperti-e in diritti umani internazionali, ed approvata nel secondo giorno di conferenza da 120 sex workers e 80 alleati-e provenienti da 30 diversi paesi europei. Mette in chiaro quali sono i diritti delle-i sex workers secondo la legislazione di diritti umani internazionali già vigente in Europa, e identifica le misure che devono essere prese dagli stati al fine di rispettare e garantire i diritti delle-i sex workers.

Sempre dall’intera conferenza sono state approvate una serie di Raccomandazioni su precisi cambiamenti richiesti a diversi paesi dove la particolari situazioni di ingiustizia e repressione devono essere cambiate al più presto. I documenti sono ora in inglese e saranno presto tradotti da gruppi di sex workers non solo nelle 5 lingue ufficiali, ma anche in molte altre lingue parlate in Europa, fra cui l’italiano certamente.

Mentre il Manifesto ha un uso politico più generale di voce delle-i sex workers in Europa, che potrà essere sottoscritto da sex workers, la Dichiarazione vuole essere un documento che organizzazioni, personalità politiche, esperti, sottoscriveranno e promuoveranno nel loro lavoro. Vittorio Agnoletto è stato il primo a farlo nel Parlamento Europeo. Per questo tipo di appoggio, così come per ogni altro tipo di contributo e informazione, guardate il sito www.sexworkeurope.org.

Se avete problemi di comprensione, scrivete a info@sexworkeurope.org nella vostra lingua e sarete contattati-e da una persona che la parla. Alla fine dei tre giorni c’è stata una bellissima manifestazione, tutta rossa per gli ombrelli che ciascuna-o aveva aperto - simbolo ripreso anche questo dal Comitato di Pordedone che lo usò a Venezia nel 2001.

Raccomandazioni della Conferenza europea su professionisti del sesso, diritti umani, lavoro e immigrazione, Bruxelles 2005

Le raccomandazioni che seguono sono state formulate dai lavoratrici e lavoratori del sesso e dalle loro associazioni. Contengono raccomandazioni di base in materie quali la tutela dei diritti umani, le violenze, i diritti del lavoratore, l’immigrazione e il traffico dei professionisti del sesso. Riportiamo un riassunto delle raccomandazioni principali. L’elenco integrale sarà allegato alla relazione finale e utilizzato per difendere e promuovere i diritti di questi professionisti in Europa.

Politiche in materia di prostituzione

Le politiche intese a rendere le professioni del sesso invisibili e ad evincere i professionisti del sesso dai luoghi pubblici contribuiscono alla stigmatizzazione, all’esclusione sociale e alla vulnerabilità di questi lavoratori/trici. Respingiamo la morale ipocrita che ammette la prostituzione solo quando è nascosta. Vanno abolite tutte le leggi e tutte le misure che minano la dignità e l’autodeterminazione di lavoratrici e lavoratori del sesso. I lavoratrici e lavoratori del sesso hanno il diritto di rappresentare se stessi/e e devono essere coinvolti in qualunque dibattito su leggi, politiche e provvedimenti che abbiano un impatto sulla loro vita. L’auto-amministrazione dei/delle professionisti/e del sesso andrebbe sostenuta.

I diritti dei lavoratrici e lavoratori del sesso sono diritti umani

I governi dovrebbero proteggere i diritti umani di tutti i professionisti del sesso, uomini, donne o transessuali, immigrati o nazionali. Si tratta di quei diritti, comunemente riconosciuti a favore di tutti/e i cittadini/e che i governi si sono impegnati a fare osservare, ma che vengono negati a lavoratrici e lavoratori del sesso.

Le professioni del sesso sono Lavoro

Le professioni del sesso sono lavoro, lavoratrici e lavoratori del sesso sono lavoratori/trici e come tali vanno riconosciuti/e. Chiediamo che i nostri diritti al lavoro, sociali e umani siano tutelati alla stregua dei quelli degli altri lavoratori, e in particolare i diritti sociali quali l’accesso alla sicurezza sociale, alle cure mediche e a un salario minimo.

I/le professionisti/e del sesso, ivi compresi quelli immigrati/e, debbono poter lavorare in condizioni di legalità.

I governi devono garantire a professioniste/i del sesso di poter lavorare in condizioni di sicurezza e igiene al pari di qualunque altro lavoratore/trice. I controlli medici obbligatori e la registrazione presso gli uffici di polizia, obbligatori solo per i lavoratrici e lavoratori del sesso, andrebbero aboliti.

Violenze nei confronti di professionisti/e del sesso

I/le professionisti/e del sesso dovrebbero avere il diritto di unirsi e lavorare insieme al fine di proteggersi contro la violenza. Le leggi che vietano le associazioni di lavoratrici e lavoratori del sesso andrebbero abolite. Lavoratrici e lavoratori del sesso vittime di episodi di violenza devono godere di ogni diritto di sostegno e protezione, anche se sono immigrati.

Diritti degli immigrati e diritti umani

L’Unione europea dovrebbe integrare un’indagine di impatto sui diritti umani in tutti i programmi e le politiche anti-traffico e di immigrazione, al fine di tutelare e promuovere i diritti dei/delle professionisti/e del sesso migranti e delle persone vittime di traffico.

Per proteggere i loro diritti umani e in particolare il diritto a ricevere adeguata tutela legale, l’Unione europea dovrebbe garantire ai lavoratrici e lavoratori del sesso migranti e alle persone vittime di traffico adeguati permessi di soggiorno che consentano loro accesso effettivo alla giustizia.

I/le professioniste/i del sesso immigrati/e e le persone vittime di traffico, indipendentemente dal loro status riguardo alle leggi sull’immigrazione, dovrebbero avere accesso ai servizi di sostegno, anche in materia di alloggio, istruzione, formazione permanente, assistenza psicologica e sociale, assistenza legale, al fine di tutelare i loro diritti umani.

(traduzione di Manuela Algeri)

18 novembre 2005