sess1Le parole sono i chiodi dove si attaccano le idee.  Se l’assunto della frase è vero quali sono le idee, e gli orizzonti ideali, delle migliaia di uomini che partecipano ai gruppi misogini e violenti su facebook di cui si è parlato nei giorni scorsi?

Le frasi di insulto (quasi sempre sessista) rese pubbliche prima dalla Presidente della  Camera e poi da altre http://www.ilfattoquotidiano.it-vittime/3323664/

hanno riattivato attenzione su una realtà da molti anni sotto gli occhi di chiunque ma che difficilmente assume importanza cruciale nel discorso pubblico: al prossimo episodio, (magari tragico come quello di Tiziana Cantone), si dedicherà  al tema della violenza sessista dilagante in rete qualche articolo o servizio tv,  forse condito con le agghiaccianti, ma lontane, storie di bambine comprate, (ne parla Cristina Obber qui cristinaobber.it/signor-rossi-sesso-tabu-tivu

Ma poi tutto come prima. Del resto gli inviti tipo ‘fatti una risata’,‘non essere pesante’, ‘sono solo frasi divertenti’ assurgono a sottotraccia della modernità nel mondo degli odiatori social: se ‘troia’ e ‘frocio’ sono le parole più diffuse nelle scuole quando si insulta (sin dalla quinta elementare) è banalmente automatico che sia normale considerare eccesso di vigore l’assalto di due bambini verso una loro compagna (sempre alle elementari), e parliamo di adulti che dovrebbero educare.

imagesDalle parole ai fatti sembra non esserci più un grande spazio nel mezzo: la lingua che parliamo, che scegliamo di parlare, è il primo ingrediente delle azioni che metteremo in atto.

Che la lingua del fraseggio quotidiano, e le immagini veicolate dalla tv, fosse precipitata in Italia in un dirupo di violenza senza fondo né argine e, peggio, nell’indifferenza e nella minimizzazione verso la cultura dell’offesa e dell’umiliazione, lo segnalò per prima Lorella Zanardo ne Il corpo delle donne: poi, dopo anni di invisibile lavoro di allarme (per la stampa e la tv generalista) fatto da colleghe, attiviste, studiose femministe ecco che emerge la banalità del male, incarnata dai normali mariti, fidanzati, amici, bravi ragazzi con la faccia un po’ così, di ogni età. Sono quelli dei gruppi chiusi sui social dove si dettaglia minuziosamente l’attitudine a sottomettere le donne, oppure quelli della gnocca che si scambiano recensioni sui migliori bordelli, (da leggere il lavoro della blogger ricciocorno schiattoso /ilricciocornoschiattoso.wordpress.com quelli-della-gnocca/), o quelli dei gruppi divertenti dove si classificano le ragazze per forme e dimensioni.

Mondi popolati da uomini che ci sono vicini, alla luce del sole e per nulla inoffensivi: gran parte di loro si sente parte di una lobby potente, e a ragione. Valutano pubblicamente di organizzarsi, progettano azioni, (non in un film di fantascienza, ma qui e ora), se si sentono minacciati nei propri diritti di consumatori nel libero mercato. Sono clienti paganti nel mondo dove tutto ha un prezzo, anche nelle relazioni intime, anche nelle loro coppie. repubblica.it//prostituzione_bini_pd_proposta_minacce_non_votiamo_piu_-144036778

Sono uomini in guerra. Fanno la guerra con parole offensive e sprezzanti contro le donne: quelle che non stanno al loro posto, quelle che reclamano diritti e rispetto, le moraliste che obiettano la ‘libera’ scelta di vendere e comprare servizi sessuali, le madri tutte ugualmente stronze nelle cause di affidamento. E si potrebbe continuare.

Il linguaggio sessista che adoperano è quello del nonnismo, di chi bullizza le reclute nelle caserme, ormai tracimato fuori dai confini militari: lo si può ascoltare in ufficio, al bar, a scuola, in famiglia. Per umiliare devi inferiorizzare la vittima. Niente di più efficace, da che mondo è mondo, della femmina e del femminile come bersaglio unificante.

La buona notizia: la reazione di massa e pacifica, partita dagli Usa contro l’abusante Trump e il suo linguaggio (si vantò in campagna elettorale di ‘poter afferrare le donne per i genitali’) ha confortato sulla capacità di donne e uomini di tutte le età di riconoscere nel sessismo un problema grave per la democrazia. Ma qui, vicino, vicinissimo, dai luoghi virtuali a quelli reali della socialità, dobbiamo aprire gli occhi e affrontare la guerra che divampa nelle parole che abbiamo letto in quei commenti: è una guerra contro le donne, che le ferisce e mortifica tutte, e contro gli uomini che provano a cambiare.