Noi tutte crediamo che sia importante, qui ed oggi, in
un giorno qualsiasi, mettere ancora una volta in parole il concetto che le
donne non sono sole nella loro battaglia. Che dalla violenza si può uscire.
Noi ci siamo e siamo al loro fianco.E non solo nelle feste comandate.
.

.Perché parlare oggi di violenza contro le donne? Non è il 25 novembre,
giorno internazionale della lotta alla violenza di genere, e non è neppure
l’8 marzo.

E’un giorno normale. Un giorno di una settimana qualsiasi di un mese
qualsiasi.

Ma noi volontarie di Rompi il Silenzio (e questo vale per tutte le altre
associazioni e servizi che combattono la violenza contro le donne) non
lavoriamo solo l’8 marzo o il 25 novembre. Lavoriamo tutti i giorni, tra
mille difficoltà. Incontriamo le donne che subiscono violenza nella nostra
provincia, e osserviamo che il loro numero cresce sempre, e che la
condizione in cui tutte ci troviamo a vivere è sempre più difficile.

E allora nasce il desiderio, di più, l’urgenza, di esserci, di essere
visibili, anche in un giorno come tutti, in una settimana come tutte. Che
poi è la settimana che ha visto morire Begum, lapidata da suo marito perché
si opponeva a che sua figlia fosse costretta a sposarsi senza amore; ed è la
settimana in cui il cadavere di Sara, 15 anni, è stato trovato abbandonato
dentro un pozzo. Suo zio ha confessato.
_ Gli inquirenti sostengono che e’
stata uccisa perché aveva intenzione di rivelare le molestie subìte al resto
della famiglia.

E una settimana o due prima, cos’era successo? Era morta a Portici Teresa,
crivellata di colpi per aver denunciato il molestatore della sua
bambina,prima lasciata sola in mezzo al nulla dei diritti negati,e poi
celebrata come una martire.
_ A Rimini l’aveva seguita dopo poco Monica,
accoltellata prima e trapassata da una freccia poi, come un animale
raggiunto dal cacciatore. Per non parlare delle altre, donne comuni,magari
schiave, o prostitute bambine, che non avranno certo l’onore delle prime
pagine.

Ormai non passa un giorno. E’un’epidemia. Solo che è un’epidemia di
femminicidi.
_ E mai come ora la violenza contro le donne è anche nelle parole.

Di alcuni media e della politica, che si scagliano contro l’”Islam
fondamentalista” quando ad essere uccisa è una Begum, con tanto di
strumentalizzazioni e richieste di leggi speciali, mentre quando ad essere
uccisa è una Monica o una Sara, e ad uccidere è uno zio, un padre o un
marito che non si inginocchia verso la Mecca, parlano con aria compunta di
“tragedia della follia”, di “dramma familiare”.

La stessa politica (con la p microscopica, più che minuscola) che
pretenderebbe di far passare come “modernità” la vetusta pratica di
utilizzare il proprio corpo per far carriera e le donne che vi si oppongono
come “antiquate”; gli stessi media che ci restituiscono ogni giorno donne
nude e semi(svestite), intere e a pezzi, in filmati, manifesti e spot
pubblicitari che ormai non alludono neppure più, semmai apertamente
dichiarano.

I Centri Antiviolenza come il nostro credono nella forza delle parole, nello
scambio di energia che creano, nel circuito virtuoso di azioni e reazioni
che mettono in moto.
_ Noi tutte crediamo che sia importante, qui ed oggi, in
un giorno qualsiasi, mettere ancora una volta in parole il concetto che le
donne non sono sole nella loro battaglia. Che dalla violenza si può uscire.
Noi ci siamo e siamo al loro fianco.E non solo nelle feste comandate.