Saremo nel quartiere della San Lorenzo Solidale per essere vicini alla famiglia di Desirée, per rompere la paura che queste tragedie innescano, per affermare che la sicurezza è un lavoro quotidiano e collettivo.

Lo stupro non è frutto del degrado ma è il figlio maggiore del patriarcato. Fratello dell’uso dei nostri corpi come strumento per costruire consenso e ridurre il tutto a mezzo, lo stupro non è un semplice reato. Lo stupro viola, ferisce l’anima e a volte uccide il corpo.

Lasciamo fuori da questa storia nomi, volti e provenienze di vite che non possiamo conoscere e restituiamo alla realtà il senso di profondità che merita. Lasciamo fuori le domande del perché in quel luogo e diciamoci che succede ovunque l’umanità viene a mancare, ovunque il rispetto sparisce e il corpo diventa mezzo di potere per l’utilizzo altrui.

È successo e sta accadendo anche ora, nelle case, nelle feste, nelle strade. Gli uomini stuprano, con o senza droghe, con o senza alcool, in uno stabile abbandonato e nelle case rispettabili.

Lasciamo fuori le biografie private e alla sfera intima il dolore per una storia che non deve ripetersi, affinché anche essa riacquisti i contorni dovuti oltre i post sui social e i cordogli.

Ritroviamo tutte e tutti il senso di umanità che ci rende uomini e donne e non sciacalli, razzisti e fascisti.

Come femministe e transfemministe che lottano per il rispetto dell’esistenza e della libertà di tutte non possiamo che sospendere il pensiero e unirci corpo a corpo nei prossimi giorni. Per la libertà di ogni corpo di autodeterminarsi e di muoversi. Per ogni donna stuprata e offesa.

L’appuntamento con la rassegna “Fuori luogo. Fantascienza e femminismo” a Lucha è posticipato a data da decidere perché saremo in piazza a San Lorenzo

 Non una di meno in stato di agitazione permanente    https://www.facebook.com/events/176747833262261/

OGGI -Venerdì 26 ottobre alle ore 18,00 San Lorenzo abbraccia Desirée, saremo nel quartiere della San Lorenzo Solidale per essere vicini alla famiglia di Desirée, per rompere la paura che queste tragedie innescano, per affermare che la sicurezza è un lavoro quotidiano e collettivo.