La lunga ricerca sulla memoria emotiva della regista Cora Herrendorf è alla base dell’esperienza inclusiva che sarà attivata a pochi passi da Ferrara.

La data non è casuale: Cora Herrendorf, cofondatrice e regista di Teatro Nucleo, ha deciso di attivare il percorso teatrale inclusivo Signora Memoria il 14 marzo, a pochi giorni dalla Festa della Donna, ricorrenza nata per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo.

Signora Memoria è un originale percorso di drammaturgia teatrale destinato a tutte le donne nato nel 2007 nella periferia di Ferrara, a Pontelagoscuro: qui la regista fondò il gruppo teatrale Donne Comunitarie, con cui l’anno successivo diede vita alla prima scrittura e messa in scena dello spettacolo.

Nel 2013 Signora Memoria divenne anche un libro, frutto di una ricerca che attinge alle radici e intesse, con i ricordi delle protagoniste, un racconto che attraversa quasi un secolo di storia.

Il nuovo percorso – strutturato in incontri settimanali tutti i giovedì fino a giugno 2019 nella sala Nemesio Orsatti del Centro Civico di Pontelagoscuro (via Risorgimento, 4) – sarà dedicato allo studio di quelle donne riconosciute universalmente per le impronte lasciate in campo sociale, scientifico, artistico e culturale.

«La memoria, quando riesce a varcare i confini delle vicende personali e inizia un cammino di partecipazione e condivisione di una comunità, è creatrice di identità. L’esercizio della memoria cura e cicatrizza le ferite», racconta la regista e drammaturga, che da sempre assegna al teatro un ruolo nella trasformazione individuale e collettiva, contro l’isolamento, l’intolleranza, l’indifferenza, endemiche alla società contemporanea.

In questo profondo solco, etico prima ancora che artistico, si radica Signora Memoria, «una possibilità per limitare il disagio dello “spaesamento” che crea l’allontanarsi dalle proprie radici», un esempio di come, attraverso l’arte, sia possibile la pratica di una cultura partecipata e inclusiva.

«Sono nata donna, e il teatro mi permette di pormi domande di genere senza cadere nel vittimismo»: Cora Herrendorf sintetizza i presupposti e dichiara gli obbiettivi della sua ricerca sulla memoria emotiva. «Osservare e vedere, riacquistare spazi abbandonati, riprendere i gesti che il mondo nel quale viviamo tende a sopprimere. E che noi donne purtroppo abbiamo abbandonato, accettando d’impersonare modelli che non ci appartengono».

Una ricerca lunga quanto una carriera in prima linea nel teatro a livello mondiale, che sempre ruota intorno alle persone escluse, anche dalla fruizione e dalla produzione dell’arte.

Info: http://www.teatronucleo.org/.