Martin Luther King Jr. e sua moglie, Coretta Scott King,  con tre dei loro 4 figli  Da sinistra sono: Martin Luther King III,  Dexter Scott, e Yolanda Denise, (AP Photo, File) – Durante il  discorso all’11esimo raduno annuale della Conferenza dei Leader Cristiani del Sud, 19 agosto 1967 Martin Luther King Jr disse:      “Sono preoccupato per un mondo migliore. Sono preoccupato per la giustizia; sono preoccupato per la fratellanza; sono preoccupato per la libertà. E quando si è preoccupati di queste cose, non si può predicare la violenza. Perché attraverso la violenza puoi uccidere un assassino, ma non puoi uccidere l’omicidio. Con la violenza puoi uccidere un bugiardo, ma non puoi stabilire la verità. Con la violenza puoi uccidere una persona che odia, ma non puoi uccidere l’odio attraverso la violenza. L’oscurità non può cancellare l’oscurità; solo la luce può farlo.”

 

Alle sei di pomeriggio del 4 aprile 1968, Clara Jean Ester si trovava al Lorraine Motel di Memphis, in Tennessee, e non immaginava quel che sarebbe successo di lì a poco. Non immaginava di diventare testimone di uno degli assassinii del secolo, quello di Martin Luther King.    Soltanto ora, a cinquant’anni di distanza, ha deciso di raccontare la sua storia. Mentre in tutti gli Stati Uniti fervono i preparativi per ricordare l’eroe della lotta per i diritti civili degli afroamericani. Un’icona ancora oggi più viva che mai.

Clara, all’epoca studentessa universitaria, era coinvolta nello sciopero locale dei lavoratori sanitari. Per diverse notti aveva preso in prestito l’auto del padre per accompagnare i militanti nei loro raid, per bruciare gli esercizi commerciali appartenenti ai bianchi. “Mi dispiace raccontarlo, era la rabbia di allora a portarmi in quella direzione”, spiega.

Clara Jean Ester, dopo l’assassinio di Martin Luther King lavorà alla United Methodist Church Women’s. 

Il 3 aprile del 1968 l’icona per i diritti civili e premio Nobel per la pace arrivò a Memphis per tenere un discorso, e Clara non poteva mancare, era lì ad ascoltarlo. Poi, il giorno, si recò al Lorraine Motel, ed era lì quando Martin Luther King si affacciò dal balcone di fronte alla sua camera numero 306. La tragedia si consumò in pochi secondi, ricorda, Alle 18,01 il dottor King fu colpito da un singolo proiettile sparato da una Remington 760, che gli entrò nella guancia destra spaccandogli la mascella e diverse vertebre mentre scendeva lungo il midollo spinale, tagliando la vena giugulare e le arterie maggiori prima di fermarsi sulla spalla. Momenti convulsi, di grande confusione. Alcuni testimoni hanno raccontato che dopo lo sparo hanno visto un uomo, James Earl Ray, fuggire da una casa affittacamere dall’altra parte della strada. Ray fu arrestato dopo una caccia all’uomo a livello mondiale all’aeroporto Heathrow di Londra, due mesi dopo. King, invece, venne portato al St. Joseph Hospital, dove fu dichiarato morto un’ora dopo essere stato colpito.

Poco prima della sua morte, il leader del Movimento per i diritti civili aveva salutato le persone che si trovavano nel parcheggio sottostante, tra cui c’era anche Clara Ester e la sua compagna di studi, Mary Hunt. Dopo l’esplosione del secondo proiettile le due sono corse su per le scale e si sono trovate di fianco a King: “C’era sangue tutto attorno, faticava a respirare”, dice. “Mi sono sentita inutile e arrabbiata – continua – ma ho realizzato che quell’uomo era pronto a dare la vita per la non violenza. Così ho deciso che avrei fatto di tutto per rendere il mondo migliore, in modo pacifico”.

Quel tragico avvenimento ha cambiato per sempre la vita della giovane. Dopo la laurea iniziò a lavorare all’organizzazione United Methodist Church Women’s. E come King ha cambiato l’America, lei ha deciso che avrebbe cambiato il quartiere dove viveva lavorando come una missionaria tra i più poveri, e continuando a seguire l’ispirazione del leader per i diritti civili. “Quel proiettile non ha portato Martin Luther King via da noi, lui continua a vivere – conclude – Puoi uccidere il sognatore, ma non ucciderai mai il sogno”. (ANSA)

 

Così, ieri 3 aprile 2018  a Livorno, Giovanna Pagani, presidente onoraria WILPF Italia (Lega Internazionale Donne per la pace e la Libertà), e Rocco Pompeo, responsabile del Centro Studi Nonviolenza, per ricordare King è tutto quello che ha rappresentato,  hanno presentato le iniziative che saranno promosse a Livorno nel corso dell’anno, fino all’ultima data del 25 Novembre. Si tratta di un calendario di incontri, presentazione di libri e riviste, nonché di eventi di sensibilizzazione e mobilitazione.

Tante e significative le adesioni, a partire da quelle di: Cristina Cerrai Consigliera di Parità della Provincia di Livorno, Centro Studi Sereno Regis di Torino,  Francesco lo Cascio della Consulta della pace di Palermo, Fucina della Nonviolenza, Rete LabLAb (Laboratorio L’Abate), Un tempio di pace, Associazione impronte di un Altro Genere, le Missionarie Saveriane di Parma, Tavolo per la Pace della Val di Cecina, Alfonso Navarra Segretario Lega per il disarmo unilaterale, la Chiesa Valdese di Firenze, la Chiesa Battista di Roma, la Chiesa Valdese di Livorno, la Parrocchia della Valle Benedetta di Livorno, Parrocchia di Riparbella Cecina, Parrocchia di Sant Andrea Livorno, Marco Lazzari Comunità di Meditazione Interreligiosa, Elio Pagani Punto pace Pax Christi di Tradate Varese.

Le campane suoneranno i 39 rintocchi per la Pace da Firenze a Milano, da Palermo a Torino, da Parma a Roma, da Varese a Livorno.