E’ stata una lunga e intensa giornata quella che ci ha viste coinvolte,
l’otto marzo dalle 11 del mattino fino a tarda sera, al Centro
Interculturale Zonarelli di Bologna. Una lunga e intensa giornata dedicata
alla riflessione, all’approfondimento e al confronto a partire dal ruolo
delle donne nelle rivolte dei paesi a sud del Mediterraneo.L’orario non stop ha permesso a tantissime donne – nonostante gli orari di lavoro, i bambini/e di cui prendersi cura o semplicemente la voglia di
partecipare anche ad altre iniziative o manifestazioni di piazza – di
ritagliarsi comunque uno spazio per raggiungerci. Questo flusso continuo tra
esterno e interno, questo andare e venire di donne che si è prolungato fino
a tarda sera, è stato la cifra distintiva della giornata, come a dare corpo
al senso profondo di questo otto marzo sospeso tra le due sponde del
Mediterraneo

Al mattino – dopo l’accoglienza con il fragrante pane arabo, simbolo
delle rivolte – la proiezione di filmati, l’esposizione di foto, oggetti,
libri e documenti (tra le quali una dispensa bibliografica realizzata
dall’associazione con il contributo di alcune biblioteche di quartiere)
hanno creato il clima ideale per la messa a punto di iniziali spunti di
riflessione e analisi, lasciando anche lo spazio a momenti di confronto meno
formali sostando magari nel “Salotto di Cleopatra”, l’angolo per la cura e
la bellezza del corpo (dalla decorazione con henna, al dèpilage karamel
o a filo) coordinato da Hend Amed.

Nel primo pomeriggio – dopo il saluto di Luisa Granzotto del Centro
Zonarelli e della presidente di [Annassìm->http://www.annassimblog.blogspot.com], Fouzia Beslam – un gruppo di
ragazze e ragazzi delle scuole superiori – per la maggior parte appartenenti
alle cosiddette “seconde generazioni” – hanno presentato una loro originale
ricerca su alcuni dei paesi coinvolti nelle rivolte in atto, come la
Tunisia, di cui sono state presentati frammenti storici e culturali.

Le
stesse ragazze del gruppo – Fouzia, Mariem, Nada, Fatima, Asmaa,
Samira, Agjba, Olfa, Soumya, hanno poi dato vita a un reading di
poesia araba femminile contemporanea che si è chiuso con una danza del
ventre di alcune delle ragazze che ha via via coinvolto molte delle donne
presenti, giovani e meno giovani.

Dopo la parentesi danzante si è aperto lo spazio dedicato
all’approfondimento sulle rivolte in corso nei paesi a sud del mediterraneo
e in particolare sul ruolo in esse svolto dalle donne, spazio coordinato da
Lella di Marco e Alessandra Lazzari.

Particolarmente coinvolgenti ed emozionanti sono stati i collegamenti in
diretta con Asmaa Mahrus – una delle tante donne che hanno animato la
rivolta in Egitto – e con Hadjadi Abdelkodous , giovane sociologo di
Algeri. Entrambi hanno sottolineato il ruolo di primo piano svolto dalle
donne nelle rivoluzioni in atto, ma hanno anche messo in guardia da facili
entusiasmi sottolineando come ancora molta strada è da percorrere affinché
la rivoluzione possa dirsi compiuta.

La stessa cautela è emersa negli interventi in programma (di Francesca
Biancani sulle donne attive nei movimenti per i diritti delle donne in
Egitto, di Hayat El Youssoufi del Consiglio dei Cittadini Stranieri
della Provincia di Bologna, di Vincenza Perilli sull’impatto dirompente
che hanno avuto le donne attive nelle rivolte sull’immaginario razzista e
sessista occidentale, di Giulia Sudano sulla situazione giordana,
dell’italo-libica Nadia Mohamed Abdelhamid sull’incerta situazione in
Libia e di Alberto Burgio che ha fornito puntuali elementi per una
lettura geo-politica degli eventi) e in altri contributi che si sono via via
aggiunti nel corso del dibattito come quello del medico palestinese Wassan
Abdel Fattah .

Dagli interventi sono emersi nodi problematici relativi alla situazione
profondamente diversa nei singoli paesi in rivolta (in particolare della
Libia che, come sottolineato sia da Alberto Burgio che da Nadia
Mohamed Abdelhamid, è sovradeterminata da enormi interessi sia economici
che politici dell’Europa e degli Usa) e delle difficoltà legate al delicato
momento di transizione e ai nuovi equilibri mondiali che si stanno
ricostituendo.

E’ emersa infine la necessità di continuare un lavoro di tipo
culturale ma anche di continuare a stabilire fattivi rapporti solidali e
politici con le donne e gli uomini in rivolta nei paesi a sud del
mediterraneo e con le realtà impegnate a contrastare le politiche
neo-liberiste e razziste che in Italia si esprimono violentemente attraverso
respingimenti, legislazioni anti-migranti come la Bossi-Fini e
l’istituzione di Centri di detenzione ed espulsione.

Una discussione animata (e che molte donne presenti hanno auspicato di
continuare in altre occasioni) è stata quella suscitata dall’intervento di
Fatima Abdur Rahaman, che a partire dal volume di Anna Varzan Le donne
di Allah , ha tratteggiato il difficile ruolo delle donne musulmane che –
descritte come sottomesse e silenziose – sono invece attivamente impegnate
nel percorso non sempre facile dei propri paesi verso una compiuta
democrazia.

La conclusione della giornata è stata conviviale e si è continuato a
discutere – mentre altre donne arrivavano dopo aver partecipato ai presidi
per l’otto marzo previsti in città – tra cuscus super-piccante tunisino e
cuscus marocchino, dolci palestinesi, the al cardamomo e alla menta e
pane arabo.

L’appello che lanciamo a conclusione di questa giornata è che questo lavoro
di conoscenza e connessione si allarghi a tutt , anche auspicando
collaborazioni per la monografia che stiamo preparando sul ruolo delle donne
nelle rivolte e per iniziative future

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