Il comunicato stampa a chiusura del seminario “Mediazione e diritto collaborativo nella conflittualità familiiare”: Dati emersi e nuove prassi collaborative, organizzato dall’Associazione Gruppo Donne e Giustizia di Modena

Estensione della mediazione familiare coinvolgendo la sezione famiglia del Tribunale e l’ordine degli avvocati è l’ulteriore passo che la dirigente del Servizio politiche per l’integrazione sociale, Maria Paola Del Vecchio, ha annunciato, in accordo con l’assessore Francesca Maletti, a chiusura della tavola rotonda di giovedì.

S’intende quindi avviare nelle prossime settimane un incontro in Tribunale per favorire il confronto sui temi riguardanti il protocollo locale in materia di mediazione, che negli ultimi anni ha messo in rete i centri per le famiglie e i professionisti dei diversi ambiti che si occupano di relazioni familiari come avvocati, mediatori, psicologi e operatori sociali.

Un tavolo di concertazione che vede assieme Comune di Modena, Unioni dei castelli e terre d’argine, i comuni dell’area nord, Formigine e il distretto ceramico che, in linea con gli orientamenti regionali della legge 14 del 28 luglio 2008, ha messo in relazione, formato e riconosciuto al gruppo provinciale dei mediatori un valore di equipe tecnico-professionale per il confronto e la condivisione di una metodologia d’intervento che assicuri uniformità e sviluppo professionale, che attualmente rappresenta una delle poche esperienze organiche in Italia.

Questo uno dei punti emersi al seminario “Mediazione e Diritto collaborativi nella conflittualità familiare” svoltosi giovedì 29 alla Fondazione San Carlo, organizzato dall’Associazione Gruppo Donne e Giustizia, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e il patrocinio di Regione, Provincia e Comune di Modena.

Alla tavola rotonda i maggiori esperti nazionali di mediazione familiare e della nuova disciplina del diritto collaborativo hanno messo a confronto metodologie e punti di vista in merito alle differenti professionalità coinvolte nell’ambito del sostegno all’esperienza separativa davanti a una platea di avvocati, psicologi ed operatori composta da trecento persone.

L’iniziativa ha inoltre ricevuto il plauso di Vasco Errani che ha evidenziato in una nota come “il tema del diritto collaborativo sia oggi ancora nuovo sia a livello di servizi territoriali che si occupano di conflittualità familiare sia per il nostro sistema giudiziario” appoggiandone ogni ulteriore sviluppo futuro.

Sono infatti già una trentina gli operatori collaborativi dell’area nord, soprattutto localizzati fra Modena e Bologna, formatisi fra i professionisti che a vari titolo si occupano di conflittualità familiare, in particolare avvocati. “Una nuova pratica – ha spiegato l’avvocato Marco Calabrese, Presidente dell’Istituto italiano di diritto collaborativo – con la quale le parti, intese come coniugi, assieme ad avvocati, commercialista, psicologo, s’impegnano a negoziare, partecipando in modo collaborativo nell’interesse comune per risolvere il conflitto con un accordo consensuale”.

Un metodo alternativo che, alla luce dei numerosi casi di ritrattazione successiva agli accordi di separazione consensuale che giungono ai tribunali, è emerso essere una via alternativa e definitiva per risolvere ciò che lo psicologo Giancarlo Francini, dell’Istituto di Terapia familiare di Firenze ha indicato come “{{la duplice frattura del patto segreto}} fra la coppia che mette in discussione il valore stesso del legame creando una perdita di fiducia che, se non s’interviene, muta l’atteggiamento nei confronti della società con costi sociali gravi ed ampi che si estendono ben oltre alla coppia stessa”. Per fare ciò vi è la necessità di “avviare una collaborazione efficace fra diversi profili professionali che si occupano di relazioni d’aiuto centrando setting ed interventi sull’utente, mettendo così al centro la relazione e l’approccio verso la persona per arrivare ad una reale comprensione – ha sottolineato Alberto Zucconi, Presidente dell’Istituto dell’approccio centrato sulla persona- solo così si giungerà ad una comunicazione efficace per fare rete nel territorio ed evitare quei costi relativi al malessere sociale che può intervenire a seguito di un evento separativo” ha concluso.

Nella sola Modena sono 531 i colloqui avvenuti nel 2011 al Centro per le famiglie, con 41 interventi di mediazione e 46 consulenze. In città è inoltre attiva l’Accademia di psicoterapia familiare che, oltre ad essere scuola di specializzazione, fornisce un servizio per problematiche relative alle separazioni ma con un approccio multidimensionale in cui intervengono due mediatori di diversa formazione, giuridica e psicologica, che agiscono in modo neutrale nei confronti della coppia che intende stendere un accordo che si concluderà dopo un percorso che può andare dalle 3 alle 8 sessioni.

Nei colloqui orientativi dell’Associazione Gruppo Donne e Giustizia, che collabora con i servizi territoriali, invece, emergono dati relativi alla {{presa in carico}}: 462 le donne accolte, evidenziando una leggera diminuzione dell’affluenza rispetto alla media degli ultimi sette anni calcolata di 490 unità ma sempre notevolmente superiore alla media del ventennio 1982-2002 quantificata di 127 unità. Tra le varie richieste di informazione avanzate dalle donne, continuano a prevalere quelle sulla separazione (35%).

Il servizio di consulenza legale rimane l’attività prevalente: ne hanno usufruito 284 donne. Diminuiscono nel 2010 le donne con lo stato civile di coniugata (42%) che tuttavia continuano a rappresentare la fascia più numerosa; in aumento le donne separate legalmente, le conviventi, le divorziate e le nubili e diminuiscono anche le donne con figli (75%). Le donne occupate (57%) subiscono una flessione del 2% rispetto ai risultati degli ultimi sette anni, per contro le donne che si sono dichiarate disoccupate (24%), risultano in forte aumento.

{{
La violenza psicologica }} è la tipologia di disagio in maggior misura indicata dalle donne (56%), ma rispetto agli anni precedenti appaiono in aumento i disagi di tipo economico (25%) e le violenze fisiche (17%).

Tra le diverse tipologie di {{disagi psicologici causati dal partner,}} le donne hanno indicato in particolare: disinteresse alla vita familiare (24%), tradimenti e minacce (14%), controlli e persecuzioni (9%).
Accanto al coniuge, che risulta il maggiore responsabile dei disagi e delle violenze subite dalle donne (51%), sono in aumento, quali autori di maltrattamenti, l’ex partner (19%) e il convivente (12%).
Inquieta, inoltre, il fatto che, tra i responsabili, siano comparsi anche i figli. In sintesi dai dati emerge che il responsabile delle condizioni di sofferenza delle donne, in tutti i periodi di tempo considerati, è il partner (coniuge, convivente o fidanzato) o l’ex partner (complessivamente 83%). Sempre in base alle indicazioni delle donne, l’86% dei responsabili non presenta anomalie di carattere psico-fisico.